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Scritto Giovedì 15 aprile 2021 alle 17:26

Viganò, Retesalute: ok alla liquidazione, ma dubbi sul ritorno ''in bonis''. Ghezzi, ''non esistono prove sui servizi sotto costo''

«Voglio pubblicamente ringraziane il nostro segretario dottor Redaelli che ha avuto in questi mesi, anzi oramai un paio d'anni, una gran pazienza nei nostri confronti aiutandoci a capire l'iter di questo incubo».
Le parole d'encomio di Fabio Bertarini - sindaco di Viganò - sono state pronunciate durante l'ultima seduta di consiglio comunale. L' «incubo» è la vicenda Retesalute. Azienda - quest'ultima - incaricata d'erogare servizi socioassistenziali a favore dei comuni soci. Azienda i cui bilanci hanno un segno meno davanti a una cifra che supera i 3,5milioni di euro. Dal 2015 al 2018 i documenti contabili - secondo l'analisi effettuata da professionisti terzi - non avrebbero rispecchiato il reale esercizio finanziario dell'Ente.

Da qui l'«incubo» evocato da Bertarini con la necessità per la trentina di comuni soci di trovare una soluzione per il dissesto economico dell'Azienda. Soluzione - si badi bene - non tanto problematica dal punto di vista finanziario - almeno in questa fase - quanto da quello legale. Retesalute è infatti un Azienda speciale a partecipazione pubblica che opera rispondendo a condizioni normative sia di carattere pubblico che privato. Un contesto dove anche la giurisprudenza consolidatasi non è stata in grado di aiutare a tracciare un percorso di risanamento chiaro. L'idea iniziale del ripianamento immediato delle perdite ha lasciato spazio - per via dei problemi normativi - alla messa in liquidazione "in continuità" della società. Procedura che prevede la nomina di liquidatori e l'eventuale revoca nel momento in cui l'Azienda ritorni ad operare dimostrando un equilibrio finanziario effettivo.
Percorso - quest'ultimo - sancito in una delibera che le varie Amministrazioni comunali - socie dell'Ente - hanno condiviso e portato in approvazione durante le sedute consiliari. Con alcuni distinguo.
A ricostruire la vicenda è intervenuto l'ex sindaco Renato Ghezzi, attuale assessore che detiene la delega ai servizi sociali. Rispondendo ai quesiti puntuali del consigliere di minoranza Maria Vittoria Sala ha spiegato: «Certo che ci siamo accorti che qualcosa non funzionava, ma le dichiarazioni fatte dai Presidenti, dai Consigli di Amministrazione che si sono succeduti e dall'Ufficio di ragioneria giustificavano dicendo "abbiamo un problema di ritardi di pagamenti da parte di parecchi comuni e ritardi nelle erogazioni da parte sia degli Uffici regionali sia degli Uffici nazionali [...]"». Concludendo l'ex sindaco ha spiegato: «Erano solo queste le motivazioni che ricevevamo, ce l'hanno sempre posto come problema di cassa, mai di altra natura».

Il consigliere Maria Vittoria Sala e il sindaco Fabio Bertarini

Le domande poste dal consigliere Sala hanno portato Ghezzi ad affrontare un'altra questione, ovvero come sia stato possibile che si generasse il disavanzo di bilancio. Fra le ipotesi più accreditate il fatto che l'Azienda operasse vendendo i servizi al di sotto del livello di costo. Ipotesi bollata da Ghezzi come «una barzelletta che gira sui giornali» oltre che «da parecchi amministratori». «Non esiste - ha spiegato motivando la sua affermazione - un documento che evidenzia la realtà dei singoli costi dei singoli servizi conferiti dal comune di Viganò, e dagli altri comuni, che sulla base di un costo di territorio risultano dati sottocosto. Non si evince da nessuna documentazione». L'ex sindaco ha quindi ricostruito come venivano determinate le tariffe: «I costi dei servizi venivano deliberati dall'Assemblea su proposta del Consiglio di Amministrazione e dagli organi preposti che sono ragionerie, direttore e quant'altro».
L'ex primo cittadino si è anche dichiarato «offeso anche personalmente da questa situazione così traumatica» legata all'Azienda, ricordando che ancora recentemente ha chiesto di poter aver maggior trasparenza anche nel contesto dell'Ambito, auspicando che se ne crei uno unico per l'intero Distretto lecchese. Un'ipotesi che porterebbe al superamento dei tre Ambiti attualmente presenti e delle relative Aziende - almeno per come le conosciamo ora - operanti nel settore socio-assistenziale. Quindi, di fatto, andando oltre la stessa Retesalute. Un'ipotesi - quella di acquisire i servizi da altre società - che ha trovato un "sostegno" indiretto - ma derivante da altri presupposti - nel parere del revisore dei conti. Quest'ultimo - rilevata la condizione di dissesto finanziario in cui versa la società - avrebbe - secondo quanto dichiarato da alcuni amministratori comunali durante la seduta - invitato a individuare un altro operatore in grado di erogare i servizi socioassistenziali oggi acquisiti dal comune presso Retesalute.

L'assessore Renato Ghezzi e il segretario Marco Redaelli

Il sindaco Bertarini ha ricordato il quadro di incertezza complessivo sul futuro dell'Azienda, ricordando come - una volta deliberata la procedura - toccherà al liquidatore compiere le scelte che riterrà opportune per il futuro di Retesalute. A riguardo il primo cittadino ha spiegato: «Noi puntiamo sul liquidatore monocratico». Una decisione che sarebbe contenuta nel testo della delibera e che traccerebbe un primo distinguo rispetto al documento concordato con le altre amministrazioni comunali. Testo - quest'ultimo - che prevede un collegio di tre liquidatori. Dubbi sono stati espressi dalla maggioranza anche sulla liquidazione "in bonis" che prevederebbe la possibilità del rientro - a determinate condizioni - alla piena operatività dell'Azienda. Il documento che pone in liquidazione volontaria Retesalute è stato approvato con i voti favorevoli della maggioranza e l'astensione dei consiglieri di minoranza.
Lorenzo Adorni
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