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Scritto Venerdì 16 aprile 2021 alle 13:35

In ricordo di don Angelo Sala

Germano Bosisio
Non sono certo l'unico ad essere particolarmente colpito dalla morte di Don Angelo Sala, indimenticato parroco di Oggiono per circa un quinquennio dal '69 al '74.
Anni in cui le prime ondate del Concilio Vaticano II arrivarono anche nelle "periferie", non solo ecclesiali, suscitando grandi speranze ma anche qualche attrito. Tra le tante Costituzioni Conciliari, quella cosiddetta "Pastorale" e cioè la tanto citata "Gaudium et spes", promulgata il 7 dicembre del '65, irrompeva nei vari ambiti della società secolarizzata con tutta la sua carica di coerente radicamento della dimensione sociale del Cristianesimo. La sua stessa apertura, da cui traeva peraltro il proprio nome, ne era la più evidente dimostrazione : " La gioie e la speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore ..." Una vera e propria apertura verso il mondo e una Chiesa che oggi il nostro profetico Papa Francesco ben definirebbe "in uscita", esattamente come proprio lui stesso l'ha connotata in questi anni, rinverdendone lo Spirito originale. Nel contesto, a volte difficile, anche per i sommovimenti prodotti in quegli ambivalenti anni di "contestazione" non solo giovanile, anche se poco presenti nella nostra realtà paesana, Don Angelo aveva iniziato una vigorosa opera di "innervazione evangelica" sapendo parlare a tutte le componenti della nostra realtà ecclesiale ma anche sociale. Significativamente eloquenti alcune sue pionieristiche Messe celebrate all'interno della fabbrica occupata Ex Carniti o le altrettanto inusuali messe "partecipate" giovanili. La sua intensa e pur relativamente breve opera di coinvolgimento dei laici in una dimensione di "corresponsabilità" ecclesiale, la sua cortese ma pressante azione di sensibilizzazione sociale ed anche politica (quella non direttamente partitica ma a forte componente civico-partecipativa) derivanti direttamente dalle sollecitazioni conciliari erano le sue peculiari linee pastorali che riuscivano ad affascinare non solo i frequentatori della Parrocchia ma anche i comuni cittadini, a volte critici nei confronti di una Chiesa spesso più votata alla tradizione e alla sola dimensione spirituale che all'incarnarsi nella vita di tutti giorni. Le questioni della Pace e della Giustizia Sociale illuminate dalla Dottrina Sociale della Chiesa, di una Cittadinanza attiva e di una Responsabilità comunitaria diffusa vissute come immediate conseguenze dell'essere Cristiani come anche l'impegno diretto nelle varie realtà in cui si declina la vita delle nostre Comunità, erano gli ambiti che liberamente dovevano sapersi coniugare nel Cristiano con gli aspetti spirituali e religiosi del proprio Credo. Un Cristianesimo dal volto evangelicamente sempre nuovo ed incarnato ed un rinnovamento profondo a tutti livelli ecclesiali non poteva, come in realtà era successo non solo da noi, non provocare perlomeno qualche ritrosia per non dire opposizione, tant'è che non gli era stata rinnovata la "carica" di decano di zona. Ma questo, come dicevo, non è poi così insolito nella vita della Chiesa universale. Ricordo il suo convinto enfatizzare la scelta vocazionale matrimoniale come via non certamente minore, se ben vissuta, rispetto a quella consacrata. Ne parlava in modo talmente affascinante e profondo che veniva spontanea una domanda : ma allora perché ti sei fatto prete ? Del resto mi ricordo anche l'ultima omelia da lui pronunciata in occasione del suo 65esimo anniversario sacerdotale proprio ad Oggiono da cui traspariva la sua gioia e il suo entusiasmo per tutti quegli anni di sacerdozio. E come giustamente rammentava su questo sito anche Raffaele Straniero, lo rivediamo intento a salutare ed a chiamare tutti per nome ( con una particolare memoria ed attenzione per ognuno ... non si è mai capito come riuscisse a farlo) in occasione delle feste patronali a cui partecipava quasi ogni anno. Caro Don Angelo, dovremo sempre esserti riconoscenti per aver contribuito oltre ad aprirci il cuore e la mente anche per averci fatto percepire la grandezza e la responsabilità di provare ad essere Cristiani.
Germano Bosisio
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