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Scritto Domenica 18 aprile 2021 alle 09:15

Le caratteristiche e gli effetti sostanziali di questo sistema che non regge più

Germano Bosisio
Ringrazio l'amico Remo Valsecchi, perché con la  sua articolata analisi che prendeva spunto, ampliandolo, da un mio precedente “contributo” mi consente di sviluppare ulteriormente le considerazioni attorno agli effetti di questo Sistema neoliberista ormai, a detta di sempre più tanti, al “capolinea”.
Intanto viste le sue puntuali definizioni mi permetto di segnalare al lettore che volesse approfondire la materia, come del resto da tempo ho fatto anch'io, questa nota del vocabolario Treccani sul significato di “neoliberismo”. Nel contempo mi corre l'obbligo, seguendo l'ordine delle argomentazioni di Valsecchi di specificare quanto segue :

Nessuno ritiene a priori “Il liberalismo economico, o liberismo o neoliberismo, un demonio” e si può concordare  che “è l'assenza della politica a renderlo tale” ma al contempo ci si dovrebbe interrogare sul perché certe sue “applicazioni” supportate ad altrettanto teorizzazioni stiano producendo un vero e proprio sfacelo sociale. Non è che all'interno della sua “struttura di pensiero” siano già presenti i potenziali germi disgregativi di una società basata sull'individualismo a scapito dell'interesse comune?
La concorrenza, la competitività, il” libero” mercato che si autoregola, la redditività e  il PIL come indicatore principale di ogni attività umana, il feticcio della crescita illimitata, l'assolutizzazione della proprietà privata, la sempre maggior invadenza della finanziarizzazione dell'economia … tutto ciò e quant'altro, non sono l'automatica conseguenza di un modello economico e sociale che ha alla sua base una visione che intrinsecamente rende schiavo l'Uomo invece che aiutare al liberarlo?
In altri termini perché non si potrebbe/dovrebbe sostituire una società competitiva con una collaborativa, uno sfruttamento compulsivo delle risorse condizionato dalla ricerca della massimizzazione dei profitti ad un uso intelligente e lungimirante delle stesse, la valorizzazione di un'economia “reale” e la relativa equa redistribuzione dei suoi frutti e non l'attuale tirannia del far soldi coi soldi? E via di seguito ….
E la nostra preziosissima Costituzione è un caso che ponga argini, come giustamente sottolinea anche Valsecchi, alla sola dimensione individuale, pur importante?
Ma necessariamente, per non scadere in facili e ripetitivi slogans retorici, occorre argomentare punto su punto, per quanto possibile sinteticamente, quanto Valsecchi argutamente sostiene (di cui evidenzio per praticità in corsivo alcuni stralci). Al lettore semmai la pazienza dell'approfondimento ulteriore (leggendo sia il suo scritto che il mio precedente) e del confronto delle idee visto che ovviamente nessuno può sostenere di possedere argomentazioni esaustive.

“Che il sistema sia in grosse difficoltà in Italia e nell'Unione Europea è, purtroppo, una realtà ma le ragioni non sono quelle di un "neoliberismo dominante" ma della contrapposizione, più ideologica che reale, che limita la convivenza di opinioni, legittime, anche se diverse.”
A questa iniziale enunciazione in qualche modo “riepilogativa” di Valsecchi spero di rispondere in ragione della sommatoria delle prossime mie articolazioni.

“Escludendo la "deregulation" dello Stato, come, del resto, previsto dall'art. 41 della Costituzione, ci sono alcuni principi, come la concorrenza, il mercato e, anche, il profitto, che possono essere utili alla crescita socioeconomica del sistema.”.
Sottolineo semplicemente quel “possono”. Rispetto al riferimento alla nostra preziosa Costituzione mi limito ad allegare un mio vecchio scritto del 2011 che appunto, da semplice lavoratore e cittadino, ne richiamava proprio certi significativi articoli.

Quando, il 01.01.2022, entrerà in vigore il regime di libero mercato dell'energia elettrica e nel gas, l'utente, se attento, avrà benefici poiché la concorrenza ed il mercato richiedono maggiore qualità e minori prezzi.
L'esempio non sembra molto calzante perché si sa che questa scadenza è stata più volte posposta in ragione delle giuste spinte a mantenere in vita perlomeno la tariffe del cosiddetto “mercato calmierato” caratterizzato da una mitigazione del meccanismo oscillatorio dei prezzi.. E non è affatto detto che l'apertura al cosiddetto “libero mercato” possa realmente costituire una tutela pr il consumatore. Del resto Arera stessa ('l'Autorità  di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente) risulta spesso inefficace nell' arginare lo strapotere delle grandi Aziende rispetto ai Cittadini-consumatori che dovrebbe tutelare anche perché l'effetto deterrente delle eventuali sanzioni comminate nelle risoluzione dei contenziosi sono irrisorie rispetto alle marginalità delle stesse.
Su quanto espresso sulle privatizzazioni e sulla separazione dei servizi da affidare al pubblico o ai privati sono assolutamente d'accordo. Anzi, a riprova che l'approccio a questi argomenti non debba  essere di tipo “ideologico” come qualcuno lo potrebbe definire, aggiungo che dietro il termine “pubblico” occorre saper promuovere soprattutto nella gestione dei Beni Comuni Primari (come Acqua, Territorio, Rifiuti, Energia, Sanità ecc. ecc.) realmente una vera cultura e “funzione pubblica”, non certamente quella che nelle Partecipate molte volte scimmiotta  quella privatistica.
L'esempio di quanto successo per la privatizzazione delle autostrade con lo scandaloso crollo del ponte Morandi mi sembra solo parzialmente condivisibile perché se è pur vero che in sostanza sono mancati i controlli pubblici sui gestori è altrettanto vero che non penso rientri nel “mestiere dei privati” ignorare cinicamente, in nome dei profitti, l'attuazione di una doverosa manutenzione delle strutture a loro affidate. Anche se sono sicuro che Valsecchi non volesse certo dire questo.

“Gli economisti, non essendo l'economia una scienza ma un'opinione, spesso retribuita, hanno grosse responsabilità ma è sempre la politica ad accettare le loro tesi e ad applicarle alla gestione del Sistema”.
Verissimo ma vorrà dire qualcosa se  la gran parte della politica veicola sistematicamente le tesi degli “economisti dominanti” (Cottarelli e Fornero in primis) e non apre nemmeno pur minimi spiragli a teorie e modelli alternativi ? Inoltre siamo oggi in presenza di una vera e propria “ideologia” che rende come non mai schiavi del Potere Economico/finanziario le nostre classi dirigenti al punto che qualsiasi ragionamento viene sempre ricondotto a ragioni di pura convenienza economica : il capolavoro di questo Sistema è quello che riesce a spacciare come interesse generale quello che avvantaggia sempre più pochi (Spread,  PIL, Debito Pubblico, Stabilità monetaria …). Col risultato che conta di più la quadratura dei bilanci che la vita di milioni di esseri umani.

“Se la privatizzazione, in alcuni settori pubblici, è un idiozia irrazionale, altrettanto è la tesi della "cancellazione del Debito Sovrano". Quando qualcuno ha un debito, qualcun altro ha un credito. La cancellazione del Debito Sovrano significa anche la cancellazione del "Credito Sovrano" ed una conseguente perdita per chi lo detiene.”
Ma allora devono essere molti gli idioti se, come già indicavo (e qui ripeto), hanno saputo partorire queste precise e documentate proposte di cancellazione di quote dei Debiti Sovrani dovute alla Pandemia ancora in corso:
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/cancellare-parte-del-debito-in-europa-non-pi-un-tab
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/il-debito-detenuto-dalla-bce-si-pu-e-si-deve-annullare
https://valori.it/debito-pubblico-non-cancellare-perpetuare/.
Inoltre cì sarebbe sempre da spiegare il perché alcuni Stati, come ad esempio gli USA, possano in caso di “emergenza” letteralmente stampare moneta elettronica (FED) per coprire le politiche di “risanamento” ( senza effetti significativi sull'inflazione, tanto temuta in Europa ed in particolare tradizionalmente dai tedeschi) mentre ad altri non è “consentito” (leggasi BCE e vincoli normativi  auto prodotti)... e qui il discorso si farebbe troppo lungo e quindi lascerei ai lettori l'eventuale approfondimento …
Anche la motivazione che alla fine, in caso di cancellazione parziale sarebbero penalizzati i risparmi dei Cittadini non regge perché certamente si possono trovare meccanismi di tutela dei piccoli risparmiatori caratterizzati quasi sempre da forme d'investimento  con propensione minima al rischio. Come anche meccanismi di scoraggiamento di comportamenti “lassisti” futuri (il fenomeno del moral hazard). Del resto a furia di sostenere che salvando le banche si salvano i risparmiatori si rischia spesso di legittimare comportamenti spregiudicati se non truffaldini di grandi gruppi bancari e di investimento che “non potendo fallire” perché  “Too big to fail” scaricano il ripianamento dei loro “buchi finanziari” prodotti spesso da comportamenti cinici e speculativi sui bilanci di interi Stati – e quindi di ogni cittadino contribuente - trasformando il Debito Privato di fatto in ulteriore Debito Pubblico.
Eppoi qui si tratterebbe di (tratto letteralmente per maggior chiarezza dal primo articolo sopracitato) : “la proposta di cui si discute oggi è che il creditore non sarebbe uno Stato sovrano (mia nota : oppure i cosiddetti Investitori del Mercato) ma la Banca Centrale Europea che detiene al momento una quota elevata di titoli di debito pubblico degli Stati membri a seguito di politiche monetarie non convenzionali che sembravano fino a qualche tempo fa tabù.”
Inoltre se si avesse la bontà perlomeno di leggere gli articoli sopra evidenziati (non certo sottoscritti da sprovveduti ma da centinaia di economisti “alternativi” alla visione fideistica sinora predominante)  si scoprirebbe che esistono varie forme di allentamento/ riduzione/sterilizzazione del Debito (indispensabile per chi volesse veramente formarsi delle opinioni non superficiali valutare la serietà e la competenza di tali articoli, leggendoli e semmai incrociandoli con altri, anche difformi)..
Riporto qui anche un significativo stralcio sempre dal primo articolo che fa piena luce sull'utilizzo dello strumento della cancellazione parziale del Debito: “La cancellazione parziale del debito è un evento non infrequente nella storia anche recente, non solo per i Paesi poveri o emergenti, ma anche per le nazioni ad alto reddito. In un bel lavoro di ricerca una tra le maggiori esperte mondiali in materia di debito e politiche fiscali, Carmen Reinhardt, analizza assieme al suo coautore, Christoph Trebesch, 48 casi di cancellazione parziale del debito accaduti nel Ventesimo secolo che riguardano Paesi ad alto reddito tra le due guerre e Paesi poveri o emergenti dopo la seconda guerra mondiale..” .

“l'Italia ha incrementato i propri debiti per sopperire al fabbisogno di parte corrente e non per gli investimenti, questo ha impoverito il Paese che, per sopravvivere, è costretto a fare debito per rimborsare i debiti. Non è un tecnicismo economico, è quello che normalmente facciamo nelle nostre famiglie.”.
Qui basterebbe dire che negli ultimi 20 anni circa (a  parte il 2009) il bilancio italiano è sempre stato “virtuoso” (cioè con un avanzo primario, quindi entrate maggiori rispetto alle spese) al netto della quota degli interessi. Ed è perlomeno discutibile se non peggio fare dei parallelismi con quanto facciamo normalmente nelle nostre famiglie perché gli interessi che si pagano sui Debiti Sovrani sono assai “contaminati” dagli effetti speculativi dei cosiddetti  Mercati Internazionali che di fatto strozzano i Paesi ritenuti a torto o strumentalmente a rischio di default (basti pensare che in Italia la ricchezza privata é varie volte superiore al cosiddetto Prodotto Interno Lordo – PIL).
Questo schema “a cappio” per essere rovesciato dovrebbe prevedere tassi di crescita realisticamente irrealizzabili vista peraltro la situazione di crisi complessiva.

“Magari, cambiando il modo di gestione della "cosa pubblica" eliminando privilegi, troppi, in carico alla fiscalità generale, trasformando il costo in risorse per lo sviluppo, tante cose potrebbero cambiare. Se venissero completamente detassati gli utili reinvestiti delle imprese, si realizzerebbe una forma di investimento che produrrebbe ricchezza e occupazione.”    
Certo vanno combattuti i privilegi e gli sprechi attraverso la tanto nominata, quanto mai realmente applicata, “spendig review” come anche l'indispensabile lotta ad una vergognosa evasione fiscale che deve  però partire, se vuole essere coerente e credibile , dall'alto delle grandi evasioni e non dall'imporre alle piccole realtà produttrici di reddito tassazioni abnormi.
Come basterebbe applicare realmente, vista anche l'eccezionalità del momento, una “patrimoniale secca ”  sui grandi patrimoni finanziari ed immobiliari e modificare strutturalmente e stabilmente  la progressività  favorendo i ceti bassi e medi e tassando maggiormente quelli alti (negli USA e nel Regno Unito, notoriamente Paesi non certo comunisti, in certi periodi critici della loro storia hanno ampliato di molto la forbice delle aliquote fiscali).
Solo all'interno di un piano integrato così strutturato si potrebbe contemporaneamente procedere alla detassazione degli utili reinvestiti, naturalmente con gli opportuni sistemi di controllo.
Ma basterebbe tutto questo se non si cercasse contemporaneamente di praticare un modello diverso che preveda la costruzione di una Società della Cura, uscendo gradualmente dall'economia del profitto e tenendo ben presente quello che un Papa profetico, non solo dal punto di vista ecclesiale, definisce la cultura e la prassi di un' Ecologia Integrale ( Ambientale e Sociale) contro la Globalizzazione dell'Indifferenza?

“La globalizzazione non è un problema, richiede solo forme di governo diverse dalle ormai desuete attuali.”
Certo che la globalizzazione non è un problema ma se è governata, come già scrivevo e come giustamente sottolinea anche Valsecchi. Anzi sarebbe sicuramente un bene per tutti se fosse ispirata dalla collaborazione tra i Popoli e volesse significare la condivisione dei saperi e delle opportunità. Solo che questa globalizzazione che stiamo vivendo non lo è affatto ma è solo la consacrazione delle legge del più forte sul più debole attraverso una sua strutturazione che sancisce la superiorità delle convenienze economiche di pochi a svantaggio di molti. Basti pensare a quanto sta succedendo con il sostanziale “primato” dei brevetti e dei cosiddetti diritti di proprietà intellettuale a scapito dell'interesse primario della vita. La “guerra attuale ” dei vaccini con le multinazionali che dettano legge e tempi giocando sulla necessità di accaparrarseli da parte dei vari Stati (con poche lodevoli eccezioni) che cos'è se non la consacrazione del primato della redditività economica sul diritto alla vita ? E il Sistema ha pure previsto uno strumento di arbitrato che in pratica pone sullo stesso piano il diritto della multinazionali a quello di interi Stati, spesso dando ragione ai primi.
Per fare solo un  altro esempio tra i tanti possibili : come può un Sistema chiedere credibilmente ai propri Cittadini di assolvere al giusto dovere di contribuire alla Convivenza Civile attraverso i sistemi fiscali, quando legittima l'esatto contrario attraverso i Paradisi Fiscali, che di fatto ne consentono l'aggiramento.
E la libera concorrenza è realmente tale o è solo materia accademica visto che di fatto sancisce la legge del più forte e del più grande a scapito del più piccolo e debole subordinando alle sue “leggi” il diritto stesso al lavoro (parlo in particolare alle cosiddette delocalizzazioni selvagge a cui - sarà un caso ? - non si pongono doverosi freni legislativi).
E lo stesso sistema non legittima di fatto attraverso la sempre più spinta finanziarizzazione dell'economia  “attività “squisitamente speculative di far soldi coi soldi piuttosto che, come si converrebbe in una società sana, con l'economia reale ?
E l'impulso a crescere illimitatamente (sempre e comunque) è un principio naturale ( esistono in natura esseri viventi che crescono illimitatamente ?) o è indotto da un'economia sempre più drogata, vorace  e compulsiva come è quella di fatto promossa attualmente dal Sistema ?
Quindi nessun approccio ideologico aprioristicamente negativo rispetto alla globalizazione che anzi potrebbe e dovrebbe essere un valore per tutta l'Umanità. Solo che questo Sistema ne esalta a parole gli aspetti potenzialmente positivi ma in sostanza ha predisposto “regole” e “prassi” che tutelano gli interessi dei più forti e dei sempre più pochi.

“La responsabilità politica di questa situazione è individuabile principalmente nel comunismo che teorizzando la "lotta di classe", invece di rimuovere le differenze sociali, ha separato quello che doveva rimanere unito, il popolo…... “
Lungi da me difendere un sistema comunista che ha dimostrato nella Storia tutte le proprie contraddizioni ma perlomeno rispetto al Capitalismo/Neoliberismo aveva al proprio interno germi di uguaglianza, giustizia sociale e collettivismo, pur con tutti i relativi limiti. E questo andrebbe riconosciuto.
Ma il modello di riferimento non è certo il Comunismo, se non nelle sue parti più nobili, e nemmeno la cosiddetta  “Terza Via” ma è una sfida reale a ricercare e praticare un modello dove al centro ci sia veramente l'Uomo nel rispetto e nella valorizzazione delle sue varie dimensioni. E questa non è solo una banale e ovvia teorizzazione visto che sempre più tanti stanno provando a delinearla e metterla in pratica.
Comunque sia una cosa è certa : come il Comunismo ha storicamente fallito così pure bisognerebbe ammettere la stessa cosa per questo Capitalismo/Neoliberismo. Non solo per tutte distorsioni storiche che ha prodotto, troppe per non delinearne un aspetto intrinseco e strutturale del suo “modello”, ma anche perché alla sua base fa leva soprattutto sull'individualismo e non sulla socialità.
E non basterebbe un Capitalismo/Neo liberismo, o lo si chiami pure con altro termine, mitigato ma di fronte al suo fallimento occorre un nuovo modello di riferimento che abbia effettivamente al centro l'Uomo. Basti pensare alla questione ambientale e climatica, alla disgregazione sociale sempre più evidente, alle crescenti disuguaglianze ed agli squilibri sia interni che esterni agli Stati.

“Le contrapposizione ideologiche sono negative e pericolose. Non sono contrario alla proprietà privata, alle ricchezze individuali, se legittime, e all'iniziativa privata, chiedo solo di poter contare su una classe politica all'altezza della situazione e con le capacità, politiche e non tecniche, necessarie per garantire quello che prevede l'art. 41 della nostra Costituzione che, dopo aver sancito il principio che "L'iniziativa economica privata è libera", stabilisce che "Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana". Chiedo troppo? “
L'antagonismo a prescindere non mi appartiene come non appartiene a coloro che considerano fallito questo “modello di sviluppo” ma occorre, non solo a mio parere, avere la consapevolezza che non potremo uscire veramente da questa gravissima situazione, che la pandemia ha solo ulteriormente evidenziato, senza cambiare il modello che ha contribuito a generarla.
Da tentativo di cristiano quale, con tante contraddizioni, cerco di essere credo nel dialogo e nell'interclassismo (semmai oggi si possa parlare di “classi” l'unica e trasversale sarebbe quella della sempre più diffusa “classe della precarietà”) ma la contempo non voglio avere “le fette di salame” sugli occhi su quella che è una contrapposizione nei fatti tra chi ha sempre di più e chi, con questo sistema inequo (lo dico come Papa Francesco) ha sempre di meno.

Mi scuso per l'analitica lunghezza dello scritto ( ci sarebbero ovviamente altre argomentazioni a supporto) e per essermi giovato, per non allungarmi ulteriormente, di alcuni rimandi a fonti autorevoli di riferimento  ma spero proprio di aver contribuito ad una riflessione condivisa e a un libero confronto d'idee a cui tutti siamo chiamati.



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