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Scritto Giovedì 27 maggio 2021 alle 10:06

Reddito di cittadinanza e tassa di successione

Nell'attuale “baillame” politico in cui siamo immersi è, a mio parere, di primaria importanza mantenere come Cittadini una capacità di discernimento perlomeno sulle questioni più importanti e spesso oggetto di vivaci discussioni nel cosiddetto “circo mediatico”.
Un teatrino della politica spesso drogato sia da interessi speculativi di “bassa lega” e votati al più spudorato interesse elettorale come pure, ad arte, alimentati da media specie quelli dei talk show televisivi, sempre più gridati per accaparrarsi i maggiori “gradimenti”.
Il rischio che ne deriva, anche inconsciamente, è quindi quello di uniformarsi a logiche e convenienze “culturali” che di fatto possono arrivare anche a rovesciare quello che una volta si definiva il comune buon senso e l'idea stessa di giustizia sociale.
Ecco perché a volte occorre avere il coraggio di sfidare il conformismo demagogico che parla non casualmente alle “pance” più che alle coscienze e che deresponsabilizza l'io ed il noi sociale giungendo a addebitare agli altri anche le proprie contraddizioni comportamentali.
E il rovesciamento delle parti, spesso veicolato dai canali televisivi del mainstream, raggiunge esempi di vera e propria ideologia conformista quando narra cause e conseguenze del malessere sociale che attraversa la nostra convivenza civile.
Le molteplici ed interminabili valutazioni attorno al Reddito di Cittadinanza e alla recente ipotesi di una tassa di successione sui valori immobiliari elevati, appartengono sicuramente a questa categoria.
In particolare non si comprende il perché di tanto livore nell'additare la presunta incongruenza del Reddito di Cittadinanza in ragione degli abusi di alcuni (poche centinaia di euro moltiplicate per qualche centinaio di casi scoperti), quando ci si è ormai di fatto rassegnati alla sistematica e “strutturale” evasione fiscale (a partire da migliaia di grandi evasori seguiti da milioni di piccoli per un totale di miliardi di euro).
Lo so di essere impopolare se sostengo che il vero scandalo stia nel secondo caso (anche se alcuni lo possono essere anche per “necessità” visti alcuni aspetti contraddittori dell'attuale sistema fiscale) che è semmai quello verso cui dovremmo dirigere il nostro mirato sdegno oltre che  dover misurare l'attenzione della nostra classe dirigente per le vere riforme strutturali.
Ed è contro l'assuefazione a questo andazzo tipicamente italiano, ormai congenito, che dovrebbe concentrarsi la reale attenzione della Politica se si volesse realmente perseguire l'equità sociale, mentre, invece, si inscenano “processi mediatici” che fanno leva sul sensazionalismo per cercare di affossare una norma che ha sostanzialmente e giustamente posto una questione dirimente per una Convivenza Civile degna di tale nome, e cioè quello di un livello minimo di sostentamento garantito per tutti.
Ovviamente non mi addentro in tutti i pro e contro, che pur ci sono come in tutte le grandi questioni normative. Mi limito solo ad evidenziare l'oggettiva valenza di una legge di civiltà, non a caso già presente in varie forme in molti stati.
Eppure era (e ancora è anche se in decrescendo) quello degli abusi del RDC lo “scandalo” rappresentato e cavalcato dal grande circo mediatico, mentre sull'altro si registra ormai solo qualche blanda e routinaria nota di deprecazione.
Che ci sia un interesse di “Sistema” a mettere particolarmente (pur doverosamente) in risalto le magagne di norme tutelative  per i “poveri diavoli” mentre cala sistematicamente un assordante silenzio sulla vera e propria anomalia italiana riguardante i grandi evasori e la congenita orticaria per una seria ed effettiva lotta agli stessi da parte della stragrande maggioranze delle forze partitiche, di fatto a vario titolo compiacenti?
E non si può non pensare ad un analogo “culturale rovesciamento delle parti” a riguardo dell' esemplare occasione rappresentata dalla recente proposta del segretario Pd Enrico Letta relativa ad una possibile tassa di successione sulle grandi proprietà.
Il PD non appartiene certo alla mia area politica di riferimento e anche qui non voglio volutamente addentrarmi nei molteplici aspetti valutativi interconnessi ma solo esprimere lo stupore per una proposta di oggettiva equità sociale che sembra aver scandalizzato i cosiddetti ben pensanti. Non capisco infatti come si possa mettere in discussione una possibile norma attraverso cui si chiede a chi ha di più di farsi carico di una maggior contribuzione specialmente in un periodi di sofferenza generale come questo. E tutto questo a prescindere anche dalle sue eventuali specifiche finalizzazioni (giovani o altri beneficiari).
Anche qui invece, e non a caso, si ricorre ai soliti demagogici e populistici slogans della serie “non si può mettere le mani nelle tasche degli Italiani” e cose simile … ma è vero o non è vero che ci sono “tasche” e “tasche”? E come si può misconoscere il detto che “non c'è cosa più ingiusta di far parti uguali tra diseguali”?
Quello che sconcerta è come il “mainstream” riesca ancora a confondere le menti spacciando come interesse collettivo quello che di fatto è l'interesse di pochi. Un vero e proprio capolavoro di “Sistema” con cui si cerca di confondere le menti e di trasformare le proprie vittime (i ceti meno abbienti e le varie forme di precarietà in costante aumento) in “alleati culturali” facendo loro credere, mediante tentativi di una preordinata operazione mediatica, di essere sullo stesso piano di chi ha mantenuto quando non aumentato i propri enormi patrimoni.
Ma quando le “vittime” avranno piena coscienza di tutto ciò?
Germano Bosisio
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