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Scritto Sabato 29 maggio 2021 alle 17:59

C'è un nesso tra il delitto di Stresa e il nostro modello di sviluppo?

Forse è eccessivo accostare la tragedia (ma, a quanto sembra, si può purtroppo parlare di delitto) di Stresa al nostro cosiddetto modello di sviluppo neoliberista, ma una riflessione socio-culturale non può non imporsi nelle coscienze di chi non vuol vivere con la testa nel sacco.
Con un bruciante interrogativo si potrebbe sintetizzare così : quello che è stato mediaticamente definito il prodotto di un eccesso di avidità non nasce in qualche modo anche da una diffusa cultura polarizzata sul primato del profitto a tutti i costi, tipica del nostro attuale sistema economico ?

Mi tornano alla mente altrettanti interrogativi che ponevo già in precedenti mie considerazioni scritte ( vedi più sotto i link) rispetto a certi eccessi perlomeno distorsivi di tale sistema. Ne riporto qui alcuni significativi stralci :

".... Ed è ormai ineludibile porsi il problema di quale assetto sociale si configurerà se continuassimo testardamente a perseguire "Modelli di Sviluppo" che fanno sostanzialmente leva solo sui meccanismi di Mercato e del Profitto, sempre e comunque. E che riducono quindi in definitiva ogni cosa e dimensione umana a pura merce. La verità è che ci occorre un nuovo modello di riferimento. Un modello di riferimento che sempre più in tanti stanno cercando di profilare, ed anche già di implementare, basti ad esempio pensare a "Costruire la Società della Cura, uscendo dalla sola Economia del Profitto" o da quella Economia ed Ecologia Integrale prefigurata da un Papa profetico come Francesco, ormai una delle poche voci autorevoli e ben al di là del solo consesso religioso...."

"Nessuno ritiene a priori "Il liberalismo economico, o liberismo o neoliberismo, un demonio" e si può concordare che "è l'assenza della politica a renderlo tale" ma al contempo ci si dovrebbe interrogare sul perché certe sue "applicazioni" supportate ad altrettanto teorizzazioni stiano producendo un vero e proprio sfacelo sociale. Non è che all'interno della sua "struttura di pensiero" siano già presenti i potenziali germi disgregativi di una società basata sull'individualismo a scapito dell'interesse comune?
La concorrenza, la competitività, il" libero" mercato che si autoregola, la redditività e il PIL come indicatore principale di ogni attività umana, il feticcio della crescita illimitata, l'assolutizzazione della proprietà privata, la sempre maggior invadenza della finanziarizzazione dell'economia ... tutto ciò e quant'altro, non sono l'automatica conseguenza di un modello economico e sociale che ha alla sua base una visione che intrinsecamente rende schiavo l'Uomo invece che aiutare al liberarlo?
In altri termini perché non si potrebbe/dovrebbe sostituire una società competitiva con una collaborativa, uno sfruttamento compulsivo delle risorse condizionato dalla ricerca della massimizzazione dei profitti ad un uso intelligente e lungimirante delle stesse, la valorizzazione di un'economia "reale" e la relativa equa redistribuzione dei suoi frutti e non l'attuale tirannia del far soldi coi soldi? E via di seguito .... "

Ad ogni uomo di buona volontà darsi delle risposte ...

Germano Bosisio
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