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Scritto Lunedì 31 maggio 2021 alle 12:06

Di Maio e il pentimento

Non è un mistero che in passato abbia simpatizzato , come molti altri, per i 5 Stelle, arrivando anche a pubblicarne un “endorsement” elettorale, comunque dichiaratamente condizionato  a successive verifiche, non avendo da sempre io tessere ne aprioristiche appartenenze politiche.
Il mio “appoggio” pubblico era basato soprattutto sull'aver intravisto in questo cospicuo numero di nuovi e giovani politici un tentativo “dal basso” serio e qualificato di cambiamento,  nei confronti di un consolidato sistema di potere e di un collegato consociativismo, in termini sia di onestà e trasparenza che di lotta alle disuguaglianze,
Fiducia che purtroppo è andata progressivamente affievolendosi, dopo un primo periodo di realistica ma qualificata e coerente gestione governativa – Reddito di Cittadinanza, decreto dignità e “Spazzacorrotti” su tutti – a cui sono succedute e intrecciate, ai fini di un cambiamento effettivo, nefaste  “alleanze”.
Ora siamo di fronte purtroppo, o per fortuna,  ad una biforcazione di “cultura politica” che, con coerenza o “adattamento” nella gestione del Potere (mi piacerebbe definirlo “Servizio”), sta ormai dividendo quello che allora si autodefiniva caparbiamente un Movimento più che un Partito.
Per questo non sono “pentito”, ma semmai un po' deluso dagli eventi che, a mio parere, progressivamente hanno indebolito o rischiano di indebolire di molto ulteriormente quello che è rimasto della vecchia ispirazione (comunque con una quota di consensi non trascurabile anche secondo i sondaggi, per chi ci crede) .
Certo io ovviamente sto semmai con chi mi sembra più coerente e quindi i cosiddetti “dissidenti”.
Ma si profila ora, sempre a mio parere, un'occasione particolare – un vera e propria cartina tornasole – per misurare un ben altro eventuale possibile “pentimento” : l'auto-emendazione di Luigi Di Maio rispetto a quella che lui stesso ha definito “l'utilizzo della gogna come strumento di campagna elettorale”.
Il tema è comunque delicato per molte ragioni ed in particolare perché potrebbe rappresentare un raro e lodevole caso in Politica di  consapevole e sincero ravvedimento o, all'inverso, una “furbata” per autoaccreditarsi come “moderato” esponente di un sempre più auspicabile cambiamento.
Ma la questione è soprattutto delicata perché riguarda in primis l'atteggiamento che non solo i politici ma anche ogni cittadino consapevole dovrebbe tenere nei confronti di un certo andazzo fuorviante  della vita pubblica e le sue più evidenti degenerazioni : la cosiddetta “questione morale” per definirla come Enrico Berlinguer.
Semplificando molto la metterei così : può o deve il cittadino – e non solo il politico – manifestare, anche con toni aspri, la propria opposizione nei confronti di un sistema corrotto ( e relativi articolati casi) ? O deve aspettare il terzo grado di giudizio della magistratura ?
A mio avviso le risposte altrettanto sintetiche  (per ovvie esigenze di contenimento dello scritto) non possono che essere convintamente affermative in quanto ritengo la radicalità, su certe questioni dirimenti come l'onestà e la legalità, un aspetto irrinunciabile della nostra convivenza civile.
Infatti la responsabilità e l'eventuale “colpevolezza “Politica” deve venire ben prima di quella penale.
Ovviamente il tutto subordinato alla formazione documentale rigorosa dei propri convincimenti da parte del cittadino  anche confrontandosi con le varie e opposte fonti informative. Ritengo infatti preciso dovere del cittadino, e a maggior ragione del politico, non stare alla finestra ma attrezzarsi adeguatamente per esprimere i propri giudizi e praticare con coerenza in prima persona i principi virtuosi che si vorrebbero sottesi negli altri.
Ma l'auto rigore morale e il rispetto degli altri deve sapersi coniugare all'occorrenza con il dovere della “denuncia”, perlomeno sulle questioni più dirimenti.
In termini applicativi pratici, e per ritornare all' “auto riflessione” di Di Maio, nella valutazione dei comportamenti più o meno giustificabili non si può prescindere dal contesto documentale che può aver prodotto  prese di posizione anche forti. A questo riguardo, e nello specifico caso, qui alcuni elementi per una maggior comprensione, ovviamente suscettibili di confronti con altre fonti informative che sappiano comunque entrare realmente nel merito: CLICCA QUI
Con la stessa rigorosa logica documentale per giudicare se il “pentimento” di Di Maio sia “tattico” o meno occorrerà verificare nel proseguo l'atteggiamento dei 5Stelle e di un loro possibile “ammorbidimento” nei confronti dell'intera questione della Giustizia, ed in primis in materia di prescrizione ma anche delle norme di contrasto alle Mafie, che finora li aveva degnamente e coraggiosamente qualificati.
Germano Bosisio
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