Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 292.022.165
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Domenica 20 giugno 2021 alle 19:22

Viaggio in Brianza/19: la storia del Convento di Santa Maria della Misericordia di Missaglia

Nella tappa di questa settimana vogliamo farvi scoprire il Convento di Santa Maria della Misericordia di Missaglia. Conosciuto erroneamente come monastero, era uno dei più grandi istituti religiosi della zona, oltre che essere un importante centro di commercio per i comuni di Casatenovo, Missaglia e Monticello.

LE ORIGINI DEL CONVENTO
L'iniziativa per la costruzione del convento viene fatta risalire a Padre Michele Carcano che ricevette l'autorizzazione da Papa Sisto IV con una bolla papale dell'otto luglio 1481. In questo atto si permetteva a Padre Carcano di costruire ben cinque monasteri: uno quello della Pieve di Missaglia, in località Monte Rosso (probabilmente quella che oggi viene anche chiamata Missagliola); gli altri a Caravaggio, Melegnano a Sant'Agata e a Soncino.
La data di inizio lavori non è certa, soprattutto perché allora la costruzione degli edifici religiosi era strettamente legata alle elemosine e donazioni pervenute ai frati. Maggior certezza si ha sulla data di consacrazione della chiesa del convento che avvenne il 14 gennaio 1498 , anche se il Convento era già in funzione dall'anno precedente poiché ne era già stato nominato guardiano (superiore) Angelo Siroldoni che lo abitò insieme ad alcuni esponenti dell'Ordine dei Frati Minori.
Il termine Convento o Monastero deriva da una differente organizzazione interna e da coloro che abitano l'edificio religioso: si tratta di un monastero se è abitato da una comunità di monaci o monache sotto l'autorità di un abate o di una badessa, i conventi ospitano invece Frati o Suore (abbreviazione di fratello e sorella) che, avendo fatto voto di povertà, vengono genericamente definiti come ordini mendicanti.
Le testimonianze relative al Sedicesimo secolo sono frutto della visita pastorale di San Carlo Borromeo svolta nel 1571. Il cardinale fa riferimento al "Monasterium Misericordiae", permettendoci di apprendere che in esso vivevano allora dieci frati che nel corso dei secoli sono andati aumentando sino ad arrivare a ventiquattro nel 1757.
Ad inizio Settecento il convento venne ammodernato e apliato sino alla sua soppressione nel 1798 durante il turbolento clima rivoluzionario della Repubblica Cisalpina di Napoleone. Questo fatto turbò molto la popolazione: si perdeva un importante punto di riferimento religioso sul territorio. La messa domenicale era molto frequentata, tanto che l'assemblea si radunava anche sul sagrato. Per permettere ai fedeli rimasti all'esterno della chiesa di poter ascoltare il commento del vangelo del sacerdote, venne anche costruito un pulpito esterno, oggi scomparso.

IL REFETTORIO, IL CHIOSTRO E GLI ALTRI LOCALI DEL CONVENTO
Oggi quando si accede al Convento si attraversa una meravigliosa sala affrescata: il refettorio. Grazie all'intervento dell'importante restauratrice Giuseppina Pinin Brambilla è stato possibile recuperare le opere murarie che ricoprono sia le pareti che il soffitto di questa sala. Di norma qui ci si aspetterebbe di trovare una rappresentazione dell'Ultima Cena, ma sorprendentemente non è così: al suo posto possiamo riconoscere la Cena a Betania con la Lavanda dei Piedi. Grazie alla testimonianza di Bernardino Burocco, posiamo però sapere che la scena della Lavanda dei Piedi è stata realizzata nel corso del Settecento, andando a coprire un'antecedente raffigurazione dell'ultima cena.
Uscendo dal refettorio, si raggiunge in pochi passi il meraviglioso chiostro quadrangolare al cui centro di una piccola area verde, trova posto un antico pozzo che permetteva l'approvvigionamento da una cisterna di raccolta dell'acqua piovana. Lungo le pareti si possono vedere delle lunette affrescate, recuperate grazie all'intervento prezioso di Giuseppina Pinin Brambilla. Anche le stesse colonne rappresentano un elemento di decorazione importante per il chiostro: realizzate con i materiali presenti nelle circostanze, serizzo e molera, si alternano tra le aperture del portico coperto da volte a crociera.
Negli altri spazi del convento si può riconoscere, appena fuori dal refettorio, la sala del capitolo, ovvero il luogo dove i frati si riunivano per prendere decisioni sulla vita del convento. Sempre al pianterreno si hanno diverse piccole stanze una volta dedicate all'ospitalità dei viandanti, si tratta della foresteria. Al piano superiore trovavano posto le celle dei frati e due grandi loggiati, uno ancora oggi aperto, mentre l'atro venne chiuso durante il Novecento.

Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):

Prima degli anni Settanta del secolo scorso, il complesso conventuale era composto anche da un secondo cortile collocato ad est del refettorio e chiuso da tre corpi di fabbrica di cui uno era il prolungamento del fronte sud. Per raggiungere il piano superiore dell'edificio è possibile percorrere uno scalone a nord, in prossimità della chiesa, altrimenti con un altro scalone posto a fianco della sala del capitolo- le due scalinate sono esemplificative dei mutamenti intervenuti nel corso del tempo a modificare la struttura del chiostro: l'"ossatura" tardo quattrocentesca avrebbe subito una prima revisione e ampliamento nella seconda metà del Seicento sul lato nord della chiesa; un secondo massiccio intervento innovativo, tale da modificare radicalmente l'intera struttura, sarebbe stato realizzato nei primi decenni del Settecento, di pari passo con le modifiche apportate alla chiesa del convento.

Il critico d'arte Silvano Valentini e l'assessore Donatella Diacci

LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA MISERICORDIA
La chiesa di Santa Maria della Misericordia non ha mutato il suo assetto architettonico nel tempo, ricalcando il progetto quattrocentesco: la navata rettangolare orientata lungo l'asse est-ovest è ripartita in quattro comparti da tre arconi. Lungo il lato settentrionale, in posizione opposta all'edificio conventuale, sono visibili tre cappelle a pianta poligonale, con volte a crociera costolonate.
Attraverso un arco trionfale, si accede al presbiterio a pianta quadrata regolare coperta da un'ampia volta a vela; il coro, più piccolo nelle dimensioni rispetto ai precedenti vani, è a pianta rettangolare regolare coperto da una volta a vela anch'esso. Di fianco al coro, sul lato nord, è riconoscibile il vano del campanile, esternamente inglobato nei muri dell'edificio. Oggi la torre campanaria non è più presente in quanto che la scarsa manutenzione dell'edificio, alla fine del Novecento, ne ha causato la caduta.
Fino agli inizi del Settecento l'impianto della chiesa si uniformava nello stile "Bernardiniano". Questo stile presentava una parete tramezzo tra l'area riservata ai monaci e quella per il resto dell'assemblea, questa venne però demolita nel 1702 per ampliare la navata. Questa demolizione fu seguita dalla modifica dell'arco trionfale e dalla scomparsa di due cappellette affrescate, sostituite da edicole in stucco. Oggi la chiesa è completamente spoglia di arredi liturgico-devozionali, soprattutto perché il suo fine liturgico è scomparso da vari secoli.
Gli affreschi della chiesa sono in buona parte di Scuola Lombarda, alcuni di essi sono attribuiti a Vincenzo Foppa ed i suoi allievi, altri invece a un altro grande della pittura: Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone dal luogo in cui nacque, in provincia di Varese.

Altri dipinti, come ha testimoniato il già citato Bernardino Burocco di Monza, sono da attribuire a Pietro Maggi, un validissimo e importante pittore settecentesco, seppur meno noto al grande pubblico, e soprannominato "Maestro della Misericordia". Sua era la rovinata rappresentazione della Madonna della Misericordia con i Santi Domenico e Francesco del 1726 che decorava la volta del presbiterio.
Gli elementi decorativi più antichi, che sono stati trovati durante i tanti restauri a cui è stata sottoposta la chiesa del convento, sono delle graffiature che nel Quattrocento costituivano una primitiva decorazione per le pareti che con i secoli a seguire vennero ricoperte dalle opere artistiche di cui vi abbiamo appena parlato.
Esternamente la chiesa si presenta semplice: la facciata rivolta ad ovest è interrotta da due lesene angolari, scandita da due finestre ad arco polilobato (un arco composto da piccoli archi minori che va a dare un effetto ricco alla semplice linea semicircolare) e da un finestrone centrale, aperto in concomitanza con il rifacimento del portale avvenuto nei primi decenni del Settecento; lungo la cornice corre un fregio in laterizio formato da dentellature e archetti.
Un tempo l'accesso alla chiesa era permesso attraverso una grande scalinata, oggi scomparsa, come è scomparso il pulpito in cotto da cui, come abbiamo già raccontato, veniva annunciata la predica del sacerdote ai tanti fedeli accorsi alla celebrazione domenicale.

IL MERCATO
"Avanti detta chiesa vi è una piazza di pertiche circa tre computando il detto cimitero, qual piazza termina alla strada comune da due parti". Con queste parole il notaio Pirovano, all'inizio del Settecento, nel suo inventario testimonia la presenza del mercato, così come il Burocco che aggiunge: "... e fuori della medesima porta della chiesa, scendendosi per otto ben aggiustati gradini in pietra sarizzo a vaga e deliziosa comparsa una spaziosa piazza alquanto eminente ombreggiata da piante...". Su questa grande piazza non ci si fermava solo per ascoltare la predica del sacerdote, ma anche per fare acquisti al mercato che ogni domenica si creava intorno alla folla di fedeli.
È un fatto che del mercato parlano i visitatori della diocesi sin dal tempo di San Carlo Borromeo: solo bervi cenni in verità e sempre in segno negativo, per una chiara e semplice ragione: veniva confuso il sacro rito con il profano commercio: "... mercato e disordine ne giorni di festa alla Misericordia de frati"; ancora: "... nel cimitero del monastero della Misericordia dei frati dell'Osservanza, ogni giorno festivo si tiene mercato di generi commestibili".
Ricevute tante lamentele, monsignor Giovanni Maria Massio nel 1538 ordinò di cessare le attività di commercio nei giorni festivi intorno al convento della Misericordia a Missaglia: "... non si vendano frutti né altre cose, sotto pena di interdetto dall'ingresso alla chiesa". Questo ordine però non venne quasi per nulla ascoltato. Per questo il parroco di Casatenovo, Giovanni Andrea Boldoni fece sentire la sua voce di nuovo contro il mercato domenicale alla Misericordia.

Le lamentele delle autorità ecclesiastiche si fecero via via più forti verso la metà del Seicento, quando il mercato della Misericordia sembrava svolgere un'attività commerciale più complessa ed articolata. Nel 1667 il prevosto di Missaglia conclude un'indagine per ordine del vicario arcivescovile. Grazie alla testimonianza di alcuni abitanti in età senile, il prelato riesce a ricostruire come si svolgeva in origine il mercato: sulla piazza, in passato si vendevano pane, pollastri, frutta, e castagne soprattutto nel tempo di quaresima, burro, uova e simili. Ma nel tempo la scena era molto cambiata: si sono aggiunti ai prodotti alimentari il sale e la carne; al mercato si vedono anche i bigattoli o merciai con la loro mercanzia, vengono venduti chiodi e scope, lino, vanghe, e pelli. Al convento arrivano anche mercanti per concludere contratti di frumento, oppure per compravendite di terreni e boschi. Il mercato si era chiaramente ingrandito e delle centinaia di persone che una volta attirava, durante il Cinquecento si radunavano anche due, tre mila persone riempiendo la piazza in tutta la sua ampiezza nel Settecento.
Il fatto che il mercato si svolgesse in concomitanza con la celebrazione della messa, portando i fedeli disertare l'eucarestia per poter svolgere i propri affari, determinò la chiusura del mercato stesso con l'editto dell'arcivescovo Benedetto Odescalchi "Per l'osservanza delle Feste" del 1714. Questo impose ai fedeli cattolici che nei giorni di festa, da mezzanotte a mezzanotte: "Non si facciano opere profane, mecaniche, servili o in qualche parte contrare all'istituto della Santa Madre Chies sotto pena dell'interdetto dalla chiesa".

IL NOVECENTO ED I LADRI DI AFFRESCHI
Nello scorso secolo il convento ha assunto diverse funzioni: da presidio delle SS naziste, a officina meccanica, sino a divenire anche set cinematografico.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la proprietà del convento della Misericordia passa nelle mani della famiglia Mosca, che ne ricavò degli appartamenti da affittare a poco prezzo. Una ventina di famiglie (vennero censite 75 persone) raggiunsero la Brianza in cerca di lavoro presso le industrie che a quel tempo si stavano sviluppando. La chiesa, nel frattempo, venne trasformata in un'officina meccanica, dove automobili e furgoni venivano riparati mettendo a rischio la preziosa chiesa. Si ricorda che un furgone della Vismara di Casatenovo, facendo manovra nell'antica chiesa, sfondò un antico sepolcro, "risvegliando" colui che da secoli vi riposava in pace.
Le condizioni di degrado in cui si presentava il convento e la sua chiesa portarono però anche un poco di fortuna al complesso di Santa Maria della Misericordia quando, alla fine degli anni Sessanta Alberto Lattuada lo scelse per potervi girare qualche scena del suo film "Venga a prendere un caffè... da noi" con Ugo Tognazzi. Un film comico in cui il convento missagliese ricopre il ruolo di monastero abbandonato dove due giovani si nascondono per poter vivere la loro passione.
Nel maggio del 1969 l'Esagono, giornale besanese molto diffuso in Brianza, accese i riflettori sullo stato di degrado della chiesa divenuta un deposito di rifiuti e di vecchi mobili ed elettrodomestici rimossi dagli ormai disabitati appartamenti in cui era stato diviso nel dopoguerra.

I primi interventi di salvaguardia di questa opera si ebbero già alla fine degli anni Cinquanta, quando vennero rimossi degli affreschi oggi esposti in Biblioteca a Missaglia. Interventi più impegnativi vennero fatti an metà degli anni Settanta, quando venne rifatto il tetto della chiesa, con l'ausilio di grandi impalcature. Queste ultime però, se utili di giorno per salvare il convento, di notte sarebbero divenute utili strumenti per poter depredare la chiesa dei suoi meravigliosi affreschi.
Era infatti una tecnica diffusa negli anni Settanta quella di "strappare" gli affreschi: era sufficiente bagnare la parte di muro su cui era posto l'affresco con acqua calda e colla di pesce, apporvi una tela al di sopra ed aspettare che si asciugasse. Quando il tutto era ben asciutto, bastava strappare la tela dal muro per ritrovarvisi sopra l'affresco, mentre sul muro non rimaneva altro che un'enorme cicatrice candida. Così avvenne: i ladri presero d'assalto la chiesa rimuovendo parte degli affreschi, rendendone così difficile la loro identificazione e facilitandone la vendita al mercato nero.

LA COSTRUZIONE DEL RESIDENCE "MONASTERO"
Nei primi anni Settanta, l'amministrazione comunale di Missaglia, presieduta dal sindaco Giovanni Bonfanti, concede una licenza edilizia su richiesta degli interessati, alla società "Monastero Spa", ultima proprietaria in ordine di tempo dell'ex convento Francescano (lo aveva acquisito dalla famiglia Mosca nel dicembre del 1973) per l'edificazione di un residence composto da una serie di villette bifamiliari, piscina e campo da tennis.
L'impresa edile Martinenghi Spa di Milano, costruttrice del residence, rileva quindi a sua volta direttamente la proprietà dell'immobiliare e continua poi senza soste o ripensamenti la costruzione di quello che prenderà il nome di "Residence Monastero", nonostante una tenace opposizione di cittadini, associazioni, partiti politici e stampa locale. Nonostante la contrarietà dell'opinione pubblica, l'ingegner Martinenghi diede inizio alla demolizione del cortile rustico e dell'intera ala orientale del convento, parti considerate posticce oltre che fatiscenti, da parte dell'impresa costruttrice, per far posto al campo da tennis del residence. Il provvidenziale intervento del Professor Carlo Pirovano, direttore della casa editrice artistica Electa, indusse il sindaco Giovanni Besana a sospendere i lavori e cercare un accordo con l'impresa milanese.
L'ingegnere a capo dell'impresa immobiliare dovette quindi sottostare ad un impegno firmato con l'Amministrazione Comunale di Missaglia prima di poter proseguire con i lavori di costruzione delle villette. Con la sottoscrizione di questa convenzione, si subordinò la realizzazione del residence all'avvenuto restauro del convento e l'allargamento della strada che collegava Casatenovo alla frazione di Missagliola, ovviamente tutto a carico dell'impresa milanese, per la somma di cinquanta milioni di Lire. Esaurita questa cifra per i lavori di restauro, la ditta Martinenghi si accorda con il Comune di Missaglia per cedergli gratuitamente il convento in sola parte ristrutturato. Ciò avvenne concretamente solo nel 1983.

L'ASSOCIAZIONE "AMICI DEL MONASTERO DELLA MISERICORDIA" E LA NUOVA VITA DEL CONVENTO
Sull'onda di questo grande impegno per salvare il convento di Missaglia, si andò a costituire l'Associazione Amici del Monastero della Misericordia" di cui Pietro Redaelli fu per anni il presidente. Questa associazione non nasce però dalla sola volontà di tutelare il convento, ma anche sulla consapevolezza di possedere sul proprio territorio un monumento di notevole valore storico e artistico.
Grazie all'Associazione appena citata, all'impegno dell'Amministrazione Comunale di Missaglia e, nel tempo, anche della Regione Lombardia e del Ministero per i Beni Culturali, fu possibile svolgere interventi di restauro, consolidamento e pulizia del monastero durante gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.
Il convento è stato soggetto ad un sostanziale restauro conclusosi nel 2005 dopo poco più di dieci anni di lavori, permettendo ai visitatori di tornare ad apprezzarne la bellezza della sua storia. Infatti oggi il monastero non è solo un monumento storico in cui si possono svolgere approfondite visite guidate, ma anche spazio per mostre d'arte, spettacoli teatrali, concerti e molti altri eventi culturali organizzati da enti pubblici e privati. "Prima che scoppiasse la pandemia, avevamo organizzato un mercato di artigiani e produttori agricoli locali che si sarebbe dovuto tenere una volta al mese nel chiostro del convento. Dopo questo periodo di crisi ci stiamo impegnando per poterlo riproporre al più presto" ci ha detto Diacci Donatella, l'assessore alla Cultura per il Comune di Missaglia.
Questo convento non è quindi solo un punto di riferimento storico per la sua storia passata ma, grazie all'impegno di tutti coloro che si sono battuti per salvarlo e riportarlo al suo antico splendore, sarà un centro culturale anche per le prossime generazioni.
Vogliamo infine ringraziare l'assessore Diacci e il professor Silvano Valentini che ci hanno guidati tra i meravigliosi affreschi e indicato due libri con cui abbiamo potuto approfondire la nostra ricerca sul Convento: "Il convento di Santa Maria della Misericordia in Missaglia" del Professor Sandro Pirovano e "Il Monastero della Misericordia di Missaglia: storia di ieri e di oggi" di Silvano Valentini.

Come al solito, vi invitiamo a dare un'occhiata al nostro profilo Instagram dove potrete trovare altre informazioni e foto su questo meraviglioso convento: https://www.instagram.com/viaggioinbrianza/?hl=it

Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco