Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 327.316.080
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Mercoledì 23 giugno 2021 alle 16:07

Casatenovo: con un pugno fece saltare un dente a un amico, è condannato a tre anni

Un pugno assestato in pieno volto a un conoscente, spaccandogli un dente è costato ben tre anni di condanna a un cittadino romeno, a giudizio in Tribunale a Lecco con l'accusa di lesioni aggravate. E la vicenda avrà sicuramente anche uno strascico a livello economico: il giudice monocratico Giulia Barazzetta a fronte di un risarcimento pari a 85.000 euro chiesto dalla parte civile ha accordato una provvisionale di 6.000 euro già esecutiva, rinviando alla sede civile la quantificazione del danno e dunque la sua liquidazione. L'episodio al centro del procedimento giunto quest'oggi a conclusione risale al 28 settembre 2014.

Un'immagine di Parco Vivo, teatro dell'aggressione

Quel pomeriggio al Parco Vivo di Casatenovo è stato festeggiato un compleanno, chiusosi però con un'aggressione ai danni di un 41enne con casa a Missaglia. L'uomo come emerso nel corso del dibattimento uscendo dal bagno presente nell'area verde, avrebbe rimediato un pugno in faccia dall'imputato - J.G., classe 1969, di origini romene come la vittima - che avrebbe poi continuato ad accanirsi su di lui, annebbiato dai fumi dell'alcool. "Tutti avevamo bevuto" ha ribadito, infatti, anche quest'oggi dall'ultimo testimone escusso in Aula, piuttosto reticente nella sua deposizione puntellata da svariati "non ricordo". Il racconto della parte offesa e della consorte - che al cospetto del giudice ha ricordato anche di aver dovuto sospendere, dopo il pestaggio del marito, i tentativi per rimanere incinta vanificando dieci anni di cure specifiche, in quanto in preda all'ansia - sono stati comunque ritenuti sufficiente dal viceprocuratore onorario Caterina Scarselli per ritenere provata la penale responsabilità in capo all'imputato, tanto più con il supporto dei certificati medici prodotti nell'ambito del processo. "Il fatto oggettivo - ha tagliato corto la rappresentante della pubblica accusa - è che la parte civile è entrato alla festa con il dente e ne è uscito senza". Tre gli anni di condanna chiesti dunque dal Vpo, alle cui conclusioni si è allineato anche l'avvocato nominato dalla vittima, rifacendosi altresì alle fotografie prodotte agli atti che confermerebbero una serie di dettagli forniti nel suo racconto dal missagliese, a riprova della genuinità delle accuse mosse nei confronti del connazionale, atteso per quest'oggi in Aula per poter fornire al giudice la sua versione dell'accaduto ma non intervenuto in udienza, con l'istruttoria dunque chiusa senza procedere al suo esame. Per l'arringa dell'avvocato Renato Cogliati, suo legale d'ufficio. La toga ha sottolineato l'abuso di alcool evidenziato da più testi, arrivando infine a formulare una richiesta d'assoluzione. Di diverso avviso il giudice che applicando la pena chiesta della Procura ha altresì condannato l'imputato al pagamento delle spese e all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.
A.M.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco