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Scritto Mercoledì 21 luglio 2021 alle 14:57

Molteno: il prefetto consegna la medaglia d'onore ad Aldo Vetrini, prigioniero di guerra

Medaglia d'onore a Aldo Giovanni Vetrini per essere stato deportato e internato in lager nazisti. Facendo seguito al decreto del Presidente della Repubblica, il prefetto lecchese Castrese De Rosa l'altro giorno ha consegnato a Primo e Lino Vetrini, i due figli del militare, il conferimento dell'onorificenza durante il secondo conflitto mondiale.

Quella di Aldo Giovanni è la storia di un combattente che ha risposto alla chiamata alle armi e ha patito grandi sofferenze durante la prigionia. Non ha mai rivelato la storia, forse perché troppo dolorosa, alla famiglia ma ne ha lasciato traccia su una serie di fogli che, dopo svariati anni, sono stati ritrovati e poi raccolti dai figli per ripercorrere il percorso di vita del padre.
"Questo decreto del Presidente della Repubblica esiste dal 2007, l'ho scoperto per caso e ho inviato tutto a Roma - ha commentato il figlio Lino - Negli scorsi giorni ho ricevuto la notizia della medaglia. E' stato un bel riconoscimento ma credo che lo stato italiano debba divulgare maggiormente questa iniziativa: è un dovere ringraziare i soldati che sono stati prigionieri di un esercito di cui erano alleati. La loro è stata una Resistenza passiva di fame, freddo e di sofferenza.

Nato a Papozze, comune in provincia di Rovigo, il 24 giugno 1913, Aldo Giovanni riceve la chiamata alle armi nel 1940, quando aveva 27 anni. Giunge al settimo reggimento Cuneo caserma Milano, prima di trascorrere qualche mese di addestramento a Canzo. Completato il percorso, viene inviato a Brindisi, da dove raggiunge l'Albania: qui passa dal settimo all'ottavo reggimento di fanteria. Su ordine di Mussolini, i soldati italiani verranno inviati sul fronte greco e così Aldo Giovanni si sposterà tra diverse isole come Samos e Ikaria e imparerà a nuotare. Nei suoi sintetici appunti si legge: "Ritorno a Samos, il tempo passa nella "normalità" dell'isola. Arriva il giorno della fuga del re il giorno 08/09/1943. Passano due mesi abbandonati senza direttive nel comando, chi scappa, chi resta". Poi, i momenti peggiori: i tedeschi bombardano le isole e i soldati italiani capitolano, cadendo prigionieri. Incominciano per lui e i compagni mesi di grande sofferenza sulla nave Leda che raccoglie circa 5000 persone. "E il giorno che Dio ci guarda, un sottomarino ci vede, manda i siluri, ci manca (08/12/1943). Altre navi non passano, affondate, tanti morti, sbarchiamo al Pireo il 10/12/1943. Passiamo in Natale rinchiusi, peggio del bue e dell'asinello, come bestie. Veniamo caricati su vagoni bestiame ammassati, senza niente. Solo fame, freddo, paura della destinazione ignota. E' il 26/12/1943".

Aldo Giovanni viene condotto in Serbia dove trascorre altri giorni sulla nave "con la fame, il freddo e la morte come compagna". Poi, nel gennaio 1944, viene assegnato a una squadra lavori. A causa di ipotermia al piede, viene ricoverato in infermeria con febbre a 40-42 gradi. Dopo due giorni, però, è costretto a tornare al lavoro. Nemmeno una settimana dopo viene trasferito la lager Opuzen place a Monster e poi a Rama Prozor. Trascorsa l'estate viene ferito alla spalla sinistra dalle pallottole di un fucile partigiano croato, prima di essere trasferito e ferito nuovamente da un colpo d'arma da fuoco, questa volta al ginocchio destro. Dopo il ricovero, arriva la libertà, il 06 maggio 1945: Aldo Giovanni riceve i "vestiti da borghese nel campo americano". Finalmente, dopo 54 mesi, rientra in Italia e raggiunge la casa. "Sei congedato dalla brutta guerra - scrive - Mi ricorderò di ricordare le melodie di mitraglia per sempre. Questo è un piccolo riassunto della mia vita fedele all'Italia. 24/06/1945 auguri di buon compleanno. Buon futuro".
Aldo Giovanni raggiunge il territorio lecchese nel 1972, a 59 anni e dopo quattro viene a mancare. Oggi riposa a Castello Brianza. Grazie ai figli, la sua storia è stata riportata alla luce e l'altro giorno ha ricevuto, per il suo trascorso, la medaglia d'onore dello stato italiano, in una cerimonia in municipio alla presenza del sindaco Giuseppe Chiarella e della sua squadra amministrativa.

M.Mau.
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