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Scritto Lunedì 26 luglio 2021 alle 09:16

Casatenovo: Rodolfo Cazzaniga e Isidoro Redaelli ricordano il mestiere del sellaio svolto nella vecchia bottega del centro

In Brianza un tempo venivano svolti molti lavori artigianali che permettessero di riparare gli oggetti di tutti i giorni. Notevole la quantità di botteghe presenti, un tempo indispensabili. Una fra le tante era quella del sellaio che si occupava di creare e riparare selle, briglie e tutti gli accessori necessari per poter andare a cavallo e dirigere una carrozza o un carro.
A questo proposito un'importante bottega, oggi purtroppo scomparsa, si poteva trovare a Casatenovo, nei pressi di piazza Mazzini, precisamente in quei locali, oggi abbandonati, in via Roma al civico 3.

Qui, sul finire del 1800, Rodolfo Cazzaniga apre il suo negozio dove si occupa di riparare le selle dei contadini e realizzare le sedute in pelle delle ricche famiglie che durante le estati raggiungevano la Brianza per la villeggiatura. Vi erano alcuni aiutanti tra cui il figlio Antonio che, alla dipartita di Rodolfo, prende in mano l'attività continuando a rattoppare le selle per i tanti agricoltori oltre che realizzare le capezze necessarie per condurre carri e carrozze, allora unici mezzi di trasporto.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale il lavoro per le carrozze iniziò a scarseggiare dato il sempre più diffuso utilizzo delle automobili, quindi durante gli anni Cinquanta si iniziò a partecipare alle fiere zootecniche per pubblicizzare il lavoro del sellaio Cazzaniga principalmente presso gli agricoltori.

Rodolfo Cazzaniga, nipote del fondatore della bottega del sellaio a Casatenovo

''Frequentavamo sette o otto fiere ogni anno, dove portavamo e vendevamo i nostri prodotti in pelle raccogliendo vari contatti'' ci ha raccontato Rodolfo, nipote del fondatore della bottega casatese. ''Lo sviluppo della moda e l'utilizzo della pelle nella realizzazione di vestiti e accessori alla moda spinse mio padre a iniziare a vendere prodotti di pelletteria, continuando a mantenere la sua attività di artigiano, utilissima per i tanti contadini della zona che lavoravano la terra con gli attrezzi trainati da buoi o cavalli. Ben presto, però, a causa dello sviluppo industriale, gli agricoltori lasciarono i campi per iniziare a lavorare nelle industrie, come ad esempio la Vismara di Casatenovo. Questo portò alla perdita di molti clienti per mio padre, portando ad una nuova e necessaria rivoluzione nel nostro negozio''.

Negli anni Sessanta l'attività della bottega Cazzaniga dovette affrontare questo nuovo ostacolo, cosa che non li scoraggiò. ''Nel 1966 mio padre iniziò a lavorare per l'Ippodromo di San Siro e l'Ippodromo Mirabello nel Parco di Monza. Dopo tanti anni si era creata infatti una certa fama positiva intorno alla qualità del nostro lavoro, quindi molti fantini della zona venivano a far riparare la sella, oppure ad acquistarne una su misura per poter affrontare le gare di trotto. Per le richieste che ci vennero fatte, ci specializzammo nella fabbricazione di selle da gare al galoppo e quelle di monta inglese, principalmente utilizzate per le passeggiate, se non per il salto degli ostacoli''. In questo modo, dopo l'avvento delle automobili e dell'industria che avevano sconvolto la loro attività, i Cazzaniga riuscirono ancora a mantenere vivo il loro lavoro, continuando ad impegnarsi e dando del loro meglio per soddisfare l'esigente e ricca clientela con cui avevano a che fare.

La realizzazione di una sella trova il suo inizio da un'anima in legno, chiamata fusto, che viene rinforzata con l'aggiunta di placche di acciaio; sopra di questo si realizza il seggio, ovvero il luogo dove troverà posto il fantino o l'amazzone al momento di salire a cavallo, questo viene foderato di gommapiuma e, una volta, ricoperto da pelle di cinghiale inglese. Poi si realizzano i quartieri, ovvero le parti che pendono sui financhi del cavallo, insieme alle fibbie e cinghie necessarie per poi stringere la sella sul destriero ed evitare che si possa muovere.

Isidoro Redaelli, un tempo alle dipendenze del sellaio Cazzaniga

''Verso la fine degli anni Settanta, in concomitanza con la crisi petrolifera che scoraggiava ad utilizzare le automobili, vennero aperti vari maneggi in tutta la Brianza. In questo modo la nostra clientela si ampliò ancora anche se, di lì a poco si ebbe la nascita dei grandi centri di vendita specializzati che, grazie alla produzione in serie, avevano una maggior disponibilità di prodotti, ad un prezzo inferiore. ''Ovviamente la qualità del prodotto ne risentiva, ma ovviamente fu un duro colpo. I professionisti però, come i fantini degli ippodromi lombardi, continuarono ad apprezzare il nostro lavoro, infatti continuammo la nostra attività fino al 2004, quando decidemmo di chiudere definitivamente la bottega''.

Nonostante i locali in cui si realizzavano degli importanti pezzi di artigianato siano abbandonati, c'è chi ancora oggi continua a fare qualche lavoretto. Stiamo parlando di Isidoro Redaelli. Uno degli ultimi allievi di Antonio Cazzaniga, ha imparato il suo mestiere dopo le scuole medie, scoprendo quella che non pensava sarebbe divenuta una passione per tutta la sua vita.

''Nel 1964 ho terminato gli studi delle scuole medie e ho un ricordo indelebile di come ho conosciuto il mestiere del sellaio, detto anche selè in dialetto. Era estate ed ero seduto nel bar di famiglia a Casatenovo, quando entra un operaio della Vismara che aveva portato a riparare i sedili di un furgone dal Cazzaniga. Servitogli il caffè, mio padre chiese all'operaio se era a conoscenza di qualcuno che cercava un ragazzo per lavorare, al che lui rispose dicendo che il sellaio cercava un garzone. Ho anche un vivido ricordo del mio primo giorno di lavoro, era il primo ottobre, lo ricordo bene perché mentre incontravo i miei vecchi compagni con la cartella che andavano a scuola, io andavo nella direzione opposta, per raggiungere piazza Mazzini. Mi presentai puntuale alle 8 del mattino, senza nemmeno sapere cosa facesse un sellaio, pensavo che facesse le selle per le biciclette, ma di certo non avevo pensato che avesse a che fare con i cavalli. Iniziai a lavorare facendo la gavetta, imparando giorno per giorno ho imparato da Antonio Cazzaniga passandogli i singoli attrezzi e osservando con grande attenzione la sua maestrina nel loro utilizzo. Ancora oggi, nonostante sia in pensione dal 2000, qualche lavoro lo faccio ancora perché mi sono appassionato moltissimo, anche se cominciano a costare troppo le materie prime; la pelle per infatti deve essere comprata all'ingrosso con dei prezzi davvero alti''.

Quando Isidoro ha iniziato a lavorare per Cazzaniga questo lavoro era richiesto, come abbiamo già detto, prevalentemente per i contadini che sfruttavano il bestiame per trainare carri e aratri. Dalla metà degli anni Sessanta invece è esplosa la passione per l'equitazione, quindi iniziammo a fare tutto ciò che necessitava il cavallo per la monta inglese e la sua cura: selle, briglie, finimenti, coperte. Per realizzare un set completo per un cavallo, si lavorava per una buona settimana, portando come risultato un prodotto di ottima qualità e di grande pregio.

Avendo la possibilità di incontrare di persona Isidoro abbiamo avuto la fortuna di vedere tutti gli strumenti che per un secolo sono stati utilizzati in quel laboratorio casatese e che hanno creato selle e finimenti che tutt'oggi si possono trovare ancora utilizzati da alcuni appassionati di equitazione, cosa che rende sia Rodolfo che Isidoro molto orgogliosi. ''A coloro che desidererebbero fare questo mestiere li invito a farlo perché per quanto non sia conosciuto come una volta, è un lavoro anche lui che sa dare soddisfazioni. Io, infatti, sono andato in pensione dal lavoro, ma non dalle cose belle che posso fare''.

Un episodio a dir poco singolare avvenuto in bottega è stato un incontro con lo ''stalliere'' Vittorio Mangano, scomparso nel 2000. Dell'Utri, segretario di Berlusconi negli anni Settanta, cercava un fattore per la villa di Arcore, trovando la sua disponibilità. Per i carabinieri e per la Procura Dell'Utri lo avrebbe scelto pur conoscendo il suo passato; infatti Mangano, originario di Parlermo, a soli 33 anni aveva già un curriculum ''di spessore''. Cinque arresti, varie denunce e condanne, assegni a vuoto, truffe, lesioni. Era inoltre diffidato dalla questura, indicato come soggetto pericoloso.

Questo personaggio viene ben ricordato da Isidoro, grazie alla sua memoria che ormai dovrebbe definire ferrea. ''Una mattina entra in bottega un uomo che ci richiede una tipologia di sella molto particolare che noi non eravamo in grado di realizzare. Una volta sentita la risposta, colui che dopo avremmo riconosciuto dai giornali come Vittorio Mangano, insistette dicendo che era un lavoro commissionato da Silvio Berlusconi, allora conosciuto solo per la sua attività imprenditoriale e non ancora in politica''.

Cercando di raccontare la storia di un negozio oggi scomparso, siamo riusciti a scoprire un mestiere un tempo importante che ha dovuto affrontare i suoi ostacoli riuscendo ad affrontarli e superarli per quanto possibile.
Giovanni Pennati - Alessandro Vergani
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