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Scritto Domenica 01 agosto 2021 alle 16:18

Fratelli d'Italia

“Correre è molto utile. È un bene per le gambe e i piedi. È anche molto buono per la terra. La fa sentire necessaria.”
Non lo dice Murakami, né Carl Lewis, lo dice il mio aforista preferito, Charles Schulz, il papà di Snoopy.
Stavo lavorando all’epistolario manzoniano, pomeriggio, controllando la datazione di alcuni riferimenti, quando un’amica continua a tampinarmi sul telefono ricordandomi delle finali del salto in alto e dei cento metri. Avrei voluto spostarmi dallo studio alla sala per vederle in diretta, ma i cento metri durano poco, nove secondi e ottanta. Tanto aveva impiegato il mostro sacro della velocità Usain Bolt per vincere l’oro olimpico la scorsa Olimpiade.
Lo stesso tempo fermato oggi sul cronometro da Marcell Jacobs, nome texano, divisa azzurra, cuore italiano.
È un’estate d’oro questa per noi, di quelle da abbracciarsi e urlare. Si abbracciano Vialli e Mancini sul prato verde di Wembley, si abbracciano Jacobs e Tamberi sulla pista rossa di Tokyo: dopo la falce del Covid che ha mietuto in Italia più che altrove potremmo essere solo dei sopravvissuti, e invece siamo dei vincitori.
Correre, saltare, giocare a pallone: vinciamo nelle cose fondamentali, semplici e perciò complicatissime. Le prime che due anni fa abbiamo tolto dalle vite dei nostri figli e di noi stessi, quando i runners sembravano untori, quando correre era un attentato alla salute, e le palestre andavano chiuse, gli allenamenti sospesi, lo sport ritenuto non prioritario.
Del resto ce lo dicevano anche le nostre madri: “non correre, che sudi e ti ammali”, “corri piano!” (mia mamma!), e io lo ripeto ai miei figli quando fanno il Fosbury sul divano di casa: “Non si salta in casa!”. Ma questo spazio gli è rimasto, per quasi due anni interi, per essere bambini, cioè uomini, cioè veri.
Correre, saltare, dare calci a un pallone: mica Teams, Meet, Whatsapp, e la DAD e le call.
Vorrei che nella gioia di queste vittorie, persino inattese rispetto ai tradizionali campi di eccellenza del nostro sport, ci ricordassero che tra le molte cose indispensabili per mantenerci uomini non si deve perdere di vista la possibilità di sudare, correre, urlare e abbracciarsi, mica salutarsi col gomito.
Vaccinarsi, tutti, perché questo torni possibile. Per non dover mai più rinchiudere in casa nessun atleta, nessun amatore, nessun bambino.
Per non smettere di divertirsi, cioè di vincere.
Stefano Motta
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