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Scritto Giovedì 02 settembre 2021 alle 18:18

Da Casate a Missaglia, passando per Lomagna sulle tracce di...un ignoto writer. La sua firma (tag) lasciata decine di volte

Una scritta, due scritte, tre scritte.....e potremmo andare avanti davvero a lungo. Sono una ventina almeno (in un calcolo approssimativo per difetto), quelle che abbiamo contato da Missaglia a Casatenovo, passando per Lomagna. Un'unica parola, o meglio, un tag: la firma di un anonimo writer che nel corso dei mesi ha voluto lasciare il proprio personalissimo segno in questo fazzoletto di territorio che anche noi - come ci impone la quotidiana rincorsa alla notizia - percorriamo decine e decine di volte.

E così, spostandoci in auto da un comune ad un altro, ci siamo accorti di quel termine inglese, scritto in maniera talvolta differente, ma così particolare da catturare la nostra attenzione, tanto che in questi mesi l'abbiamo immortalato decine di volte. Sui cartelli stradali, sui muri di edifici pubblici e privati, o ancora sulla cancellata di un'ex azienda dismessa, solo per fare alcuni esempi.

Ma di quale parola - o meglio aggettivo - stiamo parlando? Slyer....che in alcuni casi però diventa slier. Furbo, astuto (il suo significato)...declinato alla massima potenza. E' questo il tag che l'ignoto writer ha scelto, inondando con la sua firma gli angoli più improbabili del territorio.

Dall'ingresso all'ex area RDB a Lomagna, passando per la facciata della palestra comunale di Missaglia, al muro della scuola primaria casatese di Cassina de' Bracchi. Sino a qualche tempo fa il tag era ben visibile anche sul cartello stradale di ingresso a Valaperta, ma nel frattempo è stato rimosso, probabilmente su indicazione del Comune o delle autorità.

Da un breve sguardo sembra che la scritta cambi carattere e forma a seconda del periodo in cui è stata lasciata; nell'anno in corso quelle più recenti, che accanto all'aggettivo riportano anche la doppia cifra 21.

Un fenomeno internazionale e dalla storia antichissima quello dei tag. Lasciare la propria firma in un posto difficile da raggiungere come un tetto o un viadotto è una delle azioni più riconosciute nel mondo del graffitismo.

Uno dei primi writer passati alla storia è stato Taki 183, riuscito a guadagnarsi le pagine del New York Times dimostrando che la promozione di un nome non aveva bisogno di budget colossali e che perfino un fattorino di Washington Heights poteva guadagnarsi i 15 minuti di celebrità di warholiana memoria semplicemente armandosi di pennarelli, buona volontà e buone gambe.

Più recente il caso di Geco, scritta che chi abita a Roma non può non aver visto. Una parola (tag, blockbuster, bianconé, throw up etc) che campeggia semplicemente ovunque, anche in luoghi inaccessibili e impensabili, i così detti heaven spot, i punti più irraggiungibili in cui la domanda ''ma come diavolo ha fatto ad arrivare fin lassù?'' sorge spontanea.

Le regole (discutibili, sia chiaro) dei writers del resto, sono ben poche: scegliere un nome e scriverlo con uno stile originale, spesso, ovunque e comunque.

Se possiamo permetterci, il tag al quale stiamo dedicando queste poche righe, non spicca per elementi artistici: si tratta semplicemente di una scritta, priva di note creative, che deturpa beni pubblici e privati, senza il dono di abbellire alcunchè.

Un atto di esibizionismo (o vandalismo?) che si perde nella miriade di gesti autoreferenziali di cui il nostro territorio avrebbe fatto - a nostro personalissimo giudizio - anche a meno.
G.C.
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