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Scritto Domenica 03 ottobre 2021 alle 18:48

Casatenovo: incontro in biblioteca con Giorgio e Alessandro, tra 'Via Fiume' e la 'beat'

"Tutti scrivevano, ragazzi che non sapevano nemmeno leggere scrivevano poesie": è questa la citazione di Gianni Milano, poeta e pedagogista italiano, che ha accompagnato l'evento di ieri pomeriggio in biblioteca a Casatenovo, organizzato nell'ambito del ciclo d'incontri con gli scrittori "Era meglio il libro".
Ospite di questa quarta conferenza è stato Alessandro Manca, casatese di origine che da anni realizza spettacoli e performance di lettura ad alta voce e studia il fenomeno della Beat Generation, l'anticorrente letteraria underground di stampo americano diffusasi nell'Italia degli Anni ‘60: è proprio a questi giovani letterati e poeti che si riferisce la citazione di Gianni Milano.

Giorgio Sala

Prima del suo intervento, spazio a Giorgio Sala: il giovane universitario, originario di Besana in Brianza, ha presentato il suo libro "Via Fiume", disponibile online, dedicato al compagno di classe tragicamente scomparso l'anno scorso. Si tratta di un romanzo breve di formazione filosofica, che tratta temi di grande spessore come la morte e la felicità e presenta anche riflessioni sull'uomo, sulla famiglia e sui rapporti con gli altri. "I motivi che mi hanno portato a scrivere questo libro sono principalmente due: da un lato, la volontà di ognuno di noi di confessare qualcosa, dall'altro, la necessità di trovare un punto di sfogo e un momento per onorare il mio compagno che non c'è più" ha spiegato.

Ambientato negli Anni di Piombo, il libro racconta la storia di Matteo, un ragazzo orfano di entrambi i genitori - dato ispirato alla reale perdita, da parte del padre dello stesso Giorgio, del papà all'età di 15 anni - che si ritrova catapultato in una situazione sociale e di abbandono che, per certi versi, è paragonabile a quella che ognuno di noi ha vissuto in tempi di Covid: "Siamo in un periodo in cui si ha paura che all'esterno delle nostre case ci sia qualcosa che ci possa ferire, e quindi si diventa i secondini e gli aguzzini della propria persona, in quanto assumiamo noi stessi il ruolo di chi ci imprigiona nelle nostre abitazioni" ha detto Giorgio a questo proposito. Il protagonista, però, cerca di inerpicarsi e di uscire dalla propria abitazione, recandosi in Via Fiume - da cui il titolo del libro - dove si trova un lampione che, per determinate caratteristiche, gli ricorda la sua famiglia. Sulla via del ritorno incontra Marilù, una prostituta poco più grande di lui, quindicenne, con la quale intraprende una relazione e sperimenta la sessualità per la prima volta. Tra i due si crea un legame di analogie e di contrapposizioni, che scatenano una serie di riflessioni tanto nel protagonista quanto nel lettore.

Sono stati proprio questi spunti di ragionamento ad animare la presentazione del libro, manifestando in questo modo la natura di romanzo di formazione filosofica. "La prima riflessione che viene affrontata è una similitudine tra l'uomo e i manichini, poiché, come questi ultimi hanno come unico compito quello di porsi su un palco e lasciare che gli altri li osservino, senza essere autori in prima persona delle loro scelte, così gli uomini vivono di superficialità, e permettono che siano gli altri, al loro posto, a coltivare interessi in loro, finendo per creare rapporti spesso a fini consumistici" ha spiegato l'autore.

"Il libro, poi, parla dell'importanza dei simboli e dei significati che noi gli diamo" ha proseguito Sala. "Credo che nulla abbia un valore in sé, ma siamo noi, in base a ciò che sentiamo o alle necessità che abbiamo, ad attribuire un significato a ciò che ci circonda.". È il caso del lampione di Via Fiume, che se per chiunque rappresenta una mera fonte di luce, per Matteo è invece ciò che per eccellenza gli ricorda la sua famiglia, la sua casa, ciò che ora non ha più.

Il volume parla inoltre di timidezza, paragonata a una catena legata alla caviglia che non permette mai di afferrare, bensì solo di avvicinarsi, a qualsiasi cosa che si desidera, e di sessualità, che il protagonista sperimenta grazie all'incontro con la prostituta Marilù: "In queste prime attività Matteo scopre come nella sessualità, che è tanto oggetto di tabù, le persone si annullano in sé stesse e si uniscono in quello che si potrebbe definire un unico corpo, si rende conto di come nell'atto più intimo della persona, ella si annulli e diventi un'altra cosa, paradossalmente la più distante dalla sua individualità.".

La riflessione più importante e più sentita tra quelle esposte nel libro, tuttavia, è l'ultima, riferita al mito greco di Sisifo, antico re condannato per l'eternità a trascinare un pesantissimo masso sulla sommità di una collina, il quale però, puntualmente, arrivato nel punto più alto, cade: "Esattamente come Sisifo tenta costantemente di far raggiungere la cima al masso, così l'uomo cerca in tutti i modi di essere felice. Ma la sorte dell'umanità è la stessa del re greco, perché se anche, con fatica, si riesce a raggiungere l'apogeo, il punto più alto, delle circostanze esterne e che sfuggono al controllo fanno ricadere il sasso, e se a volte esso cade in un terreno pianeggiante, che potremmo paragonare a uno stato di noia, altre invece arriva più a fondo, in quel luogo tenebroso e in quelle parti dell'animo che molti di noi non vorrebbero scoprire, come è successo quando ho perso il mio compagno" ha spiegato Giorgio Sala.

Proprio con la toccante lettura di un passo scritto il giorno in cui è venuto a mancare il compagno di classe, riportato in maniera identica alla stesura avvenuta in quel momento, si è chiusa la presentazione di Giorgio Sala. L'autore ha inoltre specificato che i ricavati della vendita del libro saranno devoluti all'Associazione per il Midollo della quale fa parte.

 

Alessandro Manca

A questo punto della conferenza la parola è passata ad Alessandro Manca, studioso casatese autore della prima antologia di poesia underground del nostro Paese "I figli dello stupore: la Beat Generation italiana", che ha esposto un viaggio attraverso i testi della Beat Generation a Milano negli anni ‘60: "Lavorando su dei testi miei ho scoperto un mondo abbastanza inesplorato che si può definire underground, cioè nascosto, che sta sotto a qualcosa d'altro" ha raccontato Alessandro Manca introducendo il suo intervento.

Il "mondo inesplorato" di cui parla Manca è quello, appunto, della Beat Generation. Nell'Italia degli Anni ‘60 è esistita un'anticorrente letteraria, nata da una serie di tensioni, che ha caratterizzato la gioventù del nostro Paese: si tratta di qualcosa di un po' diverso dal Sessantotto, poiché se quest'ultimo aveva una matrice strettamente politica, la Beat Generation, caratterizzata invece da una dimensione di quotidianità e riflessione esistenziale, ne era invece totalmente estranea. I protagonisti di questo fenomeno, infatti, erano ragazzi che scappavano di casa, da situazioni tragiche, rifiutavano la famiglia, gran parte delle regole statali, l'immobilismo sociale, l'autoritarismo deleterio e l'approccio politico alla vita, facendo scelte radicali in un'Italia che non li capiva. In numero decisamente ristretto rispetto alla loro generazione, questi giovani, che venivano dalle città di Milano, Roma, Torino e a Lucca, si riunivano, fondavano case editrici e scrivevano poesie, racconti e romanzi per capire i loro gesti e loro stessi, utilizzando la letteratura per conoscersi e conoscere il senso delle proprie scelte.

Proprio fra gli scritti di questi ragazzi allora, dimenticati per generazioni, si è svolto l'intervento di Manca, che ha infatti letto articoli, estratti, poesie, passi e racconti che hanno permesso ai presenti di conoscere dal di dentro lo sguardo di questi ragazzi. "Tutto quello che leggerò è stato scritto da persone che in quel momento avevano, probabilmente, meno di vent'anni" ha esordito lo studioso, sottolineando la straordinaria lucidità dei poeti di questo movimento. Si è parlato di antimilitarismo (nell'ambito della guerra del Vietnam), di pazzia, di apparenze di libertà, di scelte inesistenti, di illusioni, di potere e di immobilismo: "La nostra è la società delle alternative e delle decisioni, ma qualunque alternativa si scelga tutto procede come prima, tutto viene ricondotto al potere, che assorbe tutto" diceva Agor in un articolo pubblicato su una delle riviste più famose di quel momento, "Mondo Beat", in attività dal 1966 agli inizi del ‘69. "La conclusione è che non si pensa più, ma ci si consegna, mani e piedi legati, alle decisioni della società; nella perversione del potere onnipresente la libertà è diventata la forma più sottile di dominio, la scelta la rappresentazione della schiavitù, l'immoralità più grande, cioè l'inganno del significato della vita.".

"Ho iniziato a studiare, a informarmi, ad acquistare dei libri, a conoscere quelle persone, quei ragazzi che nel frattempo erano diventati ottantenni, prendendo spunto da libri, scritti e riviste" ha proseguito Manca, raccontando la sua esperienza, "Dopo anni di immersione in questo mondo e recupero di materiali direttamente dagli anni ‘60, sono riuscito a comporre questa antologia, corredata da un documentario di Francesco Tabarelli, di materiale letterario e poetico di quel periodo". La raccolta di cui parla è proprio il sopracitato "I figli dello stupore: la Beat Generation italiana", disponibile online per l'acquisto.

A costituire la cornice dell'incontro e del "viaggio" di Manca all'interno dei sentimenti che hanno animato la Beat Generation è stato il libro "I fiori chiari" scritto da Silla Ferradini, uno dei partecipanti del movimento di quell'Italia degli Anni ‘60. Del volume Alessandro Manca ha letto, nello specifico, l'inizio e la fine, per dare un'idea, rispettivamente, degli entusiasmi e delle euforie iniziali del gruppo e delle delusioni del 1969: "Ombra sta scrivendo l'articolo sulla stazione di Cordusio. E a tre centimetri da Ombra sta seduto Roccia, che sta scrivendo a sua madre, e a tre centimetri da Roccia sta seduto Pasticca, che sta scrivendo la lettera ad Agnelli, e a tre centimetri da Pasticca sta seduto Alì, che sta scrivendo la sua poesia in rima, e a tre centimetri da Alì tutta la Corte dei Miracoli scrive, scrivono tutti. Hanno deciso di scrivere. [...] Vogliono fare gli scrittori. Scriveremo, scriveremo tutti la stessa storia, lo stesso libro, magari con la stessa macchina da scrivere, nemmeno tanto bene, tutto traballante.".

Il realismo, il coinvolgimento emotivo e l'aver vissuto in prima persona molti degli episodi narrati rendono la letteratura della Beat Generation una delle più drammatiche ma toccanti della storia italiana. Dopo aver letto una poesia di Carlo Silvestro, pubblicata nel 1967 e dai caratteri fortemente antimilitaristici, espressi nell'ambito dell'annullamento della persona nella leva militare, Manca ha commentato così: "Questa letteratura dal basso mi ha totalmente sorpreso, non mi aspettavo che fosse così radicale e con delle emozioni così potenti.".

Presenti tra le citazioni anche riviste autoprodotte dei poeti della Beat, dediche ad Allen Ginsberg - il poeta della Beat Generation americana -, romanzi psichedelici italiani, scritti sotto effetto di sostanze allucinogene, poesie di tragiche esperienze di vita - come "Mamma Morfina" di Eros Alesi - e tanto altro. Tutto materiale di autori accomunati dalla volontà di provare, da non professionisti, da persone che non sono dentro alla "vera grande editoria italiana", a dire qualcosa, a lasciare una traccia, quantomeno almeno per se stessi. Questo era la Beat Generation, un'anticorrente di ragazzi che, attraverso la parola, hanno fatto gesti di scavo e denuncia per certi versi più potenti di qualsiasi coinvolgimento politico.

La conferenza di Alessandro Manca si è chiusa proprio con la lettura dell'ultimo, toccante passo de "I fiori chiari" di Ferradini, che rispetto all'euforia iniziale, tuttavia, presenta uno scenario ben più tragico: strade vuote, speranze sfiorite, solitudine e abbandono. I ragazzi della Beat Generation saranno infatti destinati a essere dimenticati... almeno, fino a oggi.

G.G.
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