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Scritto Domenica 31 ottobre 2021 alle 15:24

Viaggio in Brianza/25: la storia del Castello di Cernusco. Da antica fortezza a residenza

Con questa tappa del nostro Viaggio in Brianza vi portiamo alla scoperta del Castello di Cernusco Lombardone. I resti della struttura sono stati recuperati e restaurati nel corso del tempo per ricavarci l’abitazione degli attuali proprietari oltre ad una struttura ricettiva all'interno della quale si può respirare ancora un’atmosfera medievale.

LE ORIGINI DI CERNUSCO LOMBARDONE
I primi documenti che parlano del nostro paese riportano Cernusco come Cisinusclo o Cisnusculum. Nel “Liber Notitiae” di Goffredo da Bussero, opera del 1300, viene citato come Loco Cixinuscolo e Cexenusgio. Successive versioni del nome hanno portato a Cernuschio e infine al Cernusco tuttora utilizzato. Si possono quindi ipotizzare diverse origini etimologiche.
Una prima ipotesi di derivazione latina identifica Cisnusculum come una forma contratta di Cis Munusculum, abbreviato in munus, ovvero dono. Potrebbe essere interpretato come “Al di qua di una piccola donazione” supponendo che si tratti di una zona divisa tra i legionari romani a titolo di salario per la loro opera in battaglia. Musculum altra contrazione di Munusculum, avrebbe così dato il nome alla cascina Moscoro che si trova nelle vicinanze del Castello.
Si può altrimenti parlare di Cis Nux Lucus, poi diventato Cisnusculus e quindi Cisinuscoli, ovvero “Al di qua del bosco”, forse quello che ricopriva tutta la collina di Montevecchia. Ma vi sono anche altre ipotesi che vedono il nome derivare dalla lingua celtica dei longobardi. Sembra che una tribù longobarda si chiamasse Czernuskii e che abbia lasciato il segno del suo passaggio anche in Boemia dove si trovano paesi chiamati Cernuc, Cernousy, derivanti dal ceco “cerny”, ovvero nero. Nell’Europa di oggi il toponimo più vicino al nostro è Cernuska, un centro abitato della Russia orientale. Il nome Cernusco potrebbe quindi avere origini diverse.
L’appellativo Lombardone è invece unanimemente considerato come derivazione da Langobardorum, chiaro riferimento alla denominazione dei Longobardi, oppure dai termini Langobardore e Langobardenthor (porta dei Longobardi).
Nella storia di questo paese un posto di rilievo spetta alla dominazione celtica o gallica, giunta al massimo splendore nel Quarto secolo avanti Cristo, quando lasciò nella nostra zona testimonianze di rilievo.
Dalla lingua di questo popolo, rimasto nei nostri territori da dominatore per più di tre secoli, derivano numerosi toponimi, partendo dal nome di Cernusco, come abbiamo appena visto. Ma si hanno anche altri esempi: “morg”, che significa acqua, palude, da cui è derivato Molgora; “ronk” che indica campo, da cui è derivato il nome della località di Ronco; “briva” che significa guado, da cui è probabilmente nato il nome Brivio.
Ma fu la dominazione romana succeduta a quella gallica nel 196 trasformare radicalmente Cernusco. L'avvento dei romani aveva infatti conferito una certa importanza a Cernusco come provano due rilevanti testimonianze della loro presenza sul nostro territorio: un tratto della via Ultia o Ulteria (una importante strada che portava da Genova al passo dello Spluga) e la sede di un accampamento in località Cavigiolo.
Il percorso della via Ulteria attraversava l'altopiano di Moscoro, a riprova che fu proprio quella la prima zona abitata di Cernusco. Il tracciato di questa importante strada è stato individuato i lunghi anni di studi da Virginio Riva, storico pagnanese. Lo stesso Riva ha ricercato con successo le tracce della strada e dell'antico accampamento romano del Cavigiolo. L'esistenza di questa struttura viene suggerita dal nome stesso della località così come ci è giunto oggi. Si potrebbe infatti supporre che il nome Cavigiolo trovi origine da Castra Vigiliarum, ovvero accampamento delle vedette. Si trattava delle milizie che provvedevano alla manutenzione ed alla sicurezza della viabilità lungo la via Ulteria. Le dimensioni di questa struttura erano indicativamente quelle di centoottantacinque per trecentosettanta metri. I confini indicativi si potevano ancora scorgere fino a pochi anni fa nei campi circostanti, dove permanevano i resti dei Fossati di protezione. Nel caso del Cavigiolo si sarebbe indotti a valutare l'esistenza di due accampamenti adiacenti. In questa zona sopravvive tuttora la centuriazione romana, spesso gli appezzamenti di terreno possiedono qui le seguenti misure: diciotto metri per trentacinque, pari ad una pertica romana di seicentotrenta metri quadrati; trentasei metri per settanta, pari ad uno jugero romano di duemilacinquecentoventi metri quadrati; settantadue metri per settanta, pari ad un heredio romano di cinquemila quaranta metri quadrati.  Altra influienza romana la si può ritrovare nel nome della località Campi Rotondi (denominata Campum Rotundum in un documento del Quattrocento) che deve il suo nome alle rotazioni agricole praticate dai Romani.

L'EPOCA MEDIEVALE
All'inizio del medioevo, la dominazione romana aveva lasciato in eredità una fitta rete di fortificazioni e di torri di segnalazione atte a proteggere il territorio milanese dalle scorrerie barbariche che, a partire dal 400, divennero molto frequenti. Una torre aveva probabilmente sede anche nella zona del castello di Cernusco e comunicava con quelle più vicine di Montevecchia, Merate e Osnago attraverso l'accensione di fuochi segnalatori.
Le prime pesanti calate barbariche si ebbero con la popolazione dei Goti. Questi barbari, che disponevano di un castelliere sul Monte Barro, portano su tutta la Brianza e probabilmente anche su Cernusco, rovinose distruzioni.
Nel secolo successivo si ebbe anche l'invasione dei Longobardi, un'altra importante popolazione barbarica che si impossessò di buona parte dell'Italia e che dal 590, con la regina Teodolinda stabilì la corte del Regno in Monza. A Cernusco la presenza longobarda sarà tramandata nei secoli addirittura nel nome al quale viene associato Langobardone, poi Lombardone chiaro riferimento a quel popolo.
I Longobardi considerarono il nostro territorio come loro nuova patria e vi rimasero per due secoli, integrandosi con le popolazioni locali. Nel 774, con la sconfitta di re Desiderio da parte di Carlo Magno, sì stabilì il dominio dei franchi che introdussero in Brianza il sistema feudale.
In questo primo medioevo, con l'avvento del cristianesimo, vennero fondate le Pievi: una organizzazione del territorio basata sul raggruppamento di più parrocchie. Secondo Ignazio Cantù fu San Mona, vescovo milanese del Terzo secolo, a dividere la Diocesi di Milano in “tante plebanie”. Il primo elenco di queste pievi risale al Nono secolo: inizia probabilmente in questa epoca la storia della Pieve di Missaglia, in cui era compreso Cernusco.

IL CASTELLO E LE SUE LEGGENDE
La prima citazione storica di Cernusco è in un documento del 927. Tra le località nominate in una sentenza di giudizio del 14 maggio di quell'anno in cui era coinvolto il monastero di San Pietro a Civate, vi è anche Cisinuscolo, citazione che conferma la radice toponomastica di cui abbiamo già parlato.
Intorno all'anno Mille si hanno testimonianze ben più importanti direttamente legate a Cernusco Lombardone. Si tratta dell'antico castello fondato sui resti di un castrum romano, da sempre simbolo del paese. Con molta probabilità la data di fondazione del maniero risale proprio a questo periodo storico. Non è chiaro quale sia la sua parte più antica: secondo alcuni la zona originaria della costruzione è quella occidentale con la torre e il vecchio portale murato verso l'attuale strada che porta a Montevecchia; secondo altri è quella opposta, dove si trova la base della torre cilindrica la quale, preesistente al castello, sarebbe poi stata conglobata nel complesso risultando disassata rispetto ad esso.
La storia di una costruzione è fatta naturalmente non solo di pietre ma anche di personaggi storici punto le prime incerte notizie sugli abitanti del Castello si hanno intorno al Decimo secolo. Il maniero doveva essere sicuramente la sede del signore locale. Come noto i conti, cui era delegato il potere dall'imperatore, usavano subinfeudare l'autorità delle loro terre a nobili minori, i valvassori, che a loro volta ne cedevano parte ai valvassini.
Ogni paese aveva quindi un padrone e le dispute fra costoro e i nobili maggiori erano comprensibilmente numerose. La nomina a Vescovo-Conte Di Milano di Ariberto da Intimiano (in carica dal 1018 al 1045) portò a contrati  con i nobili minori i quali aizzarono il popolo contro il vescovo e contro i nobili della sua corte. Furono anni di sanguinosi eventi locali, che costrinsero molti nobili a rifugiarsi in città, ed anche di avvenimenti di maggior portata come la distruzione di Milano nel 1162, le vicende della Lega lombarda del 1167, le battaglie con l'imperatore Federico Barbarossa e la successiva Pace di Costanza.
Nel 1224 i Martesani (ovvero il popolo ed i nobili minori) trovarono il modo di dichiararsi Repubblica indipendente e di dichiarare Podestà generale del Contado della Martesana Enrico da Cernusco, mentre Pietro Cano da Agliate fu nominato podestà subalterno della sola Brianza. Ma il sogno durò poco. Con la pace di Milano, voluta da Papa Gregorio IX, furono sospese le “podesterie dei borghi” ed Enrico da Cernusco e Cano da Agliate vennero condannati al confino. Il Castello di Cernusco subì una grave distruzione a causa delle battaglie che seguirono la perdità di indipendenza del Contado della Martesana. Le quattro torri e le mura che lo cingevano vennero distrutte e gli abitanti il villaggio che si era costituito intorno ad esso, si impossessò della struttura adibendola a stalla e a propria abitazione. La rovina del Castello risale all'epoca dell'esilio di Enrico da Cernusco. Secondo la leggenda, i popolani brianzoli esasperati per la sconfitta, distrussero il castello ma forse altri furono i motivi che portarono alla demolizione di diversi castelli brianzoli, come quelli di Merate e di Sabbioncello.
A seguito della distruzione, il castello venne trasformato da fortezza in residenza, dimora di un certo prestigio per la famiglia che prese il controllo del borgo di Cernusco, quella dei Petroni. In un editto del 1385 il duca Galeazzo Visconti concedette ad alcune famiglie guelfe brianzole che lo avevano osteggiato, di tornare in Brianza senza alcun esborso di denaro. Tra queste famiglie vi era anche quella dei Petroni che prese così possesso del Castello.
Come ogni luogo di origine medievale, il Castello di Cernusco è stato accompagnato fino ai giorni nostri dai numerose leggende. Si narra innanzitutto che da esso si snodasse un'antica rete di corridoi sotterranei lunghi chilometri, che collegavano le varie fortificazioni esistenti all'epoca nella zona. In realtà una sorta di “passaggio segreto” è stato scoperto nel corso dei recenti lavori di restauro. Si tratta di una botola che dal pavimento del piano terra del palazzo, permetteva di uscire nel bosco collocato sul crinale nord dell'altura ove è ubicato il castello. Un altro corridoio sotterraneo emerge nella zona della chiesa di San Dionigi, oggi utilizzato per lo scolo delle acque provenienti dalla strada. Altre leggende narrano che nel castello di Cernusco soggiornò persino l'imperatore Federico Barbarossa; secondo alcuni al castello c'era poi un profondissimo pozzo in cui venivano rinchiusi i nemici.
Infine, come ogni castello che si rispetti, molti giurano di aver visto un fantasma aggirarsi nel grande giardino. Sarà davvero così? Resta il mistero....

DAL MEDIOEVO AD OGGI
Il Castello perse con il tempo la sua funzione strategica divenendo residenza per numerose famiglie di contadini, per poi essere acquistato da un baronetto nel Sedicesimo secolo, il quale lo fece divenire la sua abitazione. Di questa nuova proprietà è rimasto il piccolo palazzetto composto da due serie di archi a tutto sesto, composti da colonne con i capitelli scolpiti: un elemento architettonico tipico di quel periodo.
Nell’Ottocento divenne di proprietà dei Conti Lurani Cernuschi che ne fecero il loro piccolo parco giochi, riscostruendo parte della struttura ed utilizzandola come attrazione per i loro eventi e importante elemento architettonico per il loro giardino a cui venne aggiunta una chiesetta, oggi scomparsa.
Il Castello è molto irregolare nella sua conformazione planimetrica, caratteristica dovuta alle asperità del terreno su cui sorge, ma anche a causa delle varie demolizioni, ricostruzioni ed ampliamenti che la struttura ha subito nel corso della sua esistenza.
L’intervento di ristrutturazione svolto dagli attuali proprietari, eseguito nel corso degli scorsi anni, ha mantenuto l’aspetto originario caratterizzato dalle murature in sasso e mattoni a vista. Nel corso di questo restauro è stato possibile scoprire che le pietre utili per la costruzione di questo maniero sono state ricavate dai vicini corsi d’acqua Curone e Molgora.
I resti di due antiche torri risalenti all’originario impianto dominano il resto del complesso; una torre aveva una pianta quadrata alta circa dieci metri ed era posta sullo spigolo nord-ovest della costruzione, realizzata in muratura di ciottoli di fiume spaccati e pietrame. La seconda torre aveva una pianta circolare ed era posta sull’angolo opposto, a sud-est della struttura; questa venne costruita in un secondo momento con conci sbozzati e ciottoli di fiume spaccati. L’ala principale del Castello è realizzata anch’essa con ciottoli e mattoni disposti a spina di pesce, particolare che si può osservare nel portichetto di archi a tutto sesto.
Negli anni Novanta il maniero venne acquistato dagli attuali proprietari che, come abbiamo già detto, ne hanno ricavato la loro dimora e che hanno svolto un importante restauro conclusosi nel 2015. Il Castello è considerato monumento nazionale per regio decreto ed è vincolato alla Soprintendenza dei Beni Culturali.
Il luogo più caratteristico è la cannoniera. Un torrione possente all’interno della quale trovava posto un cannone che, attraverso quattro bocche di fuoco nella muratura, poteva sparare i suoi colpi sulla vallata che si estende verso l’Adda. È ancora visibile l’originale soppalco su cui riposavano le sentinelle durante i loro turni di guardia.

In questa tappa abbiamo potuto compiere un veloce salto nel medioevo ed abbiamo riconosciuto, in quelle che oggi sono solo rovine, ciò che un tempo costituiva una vera e propria fortezza.
Per finire, vogliamo ringraziare i proprietari del Castello di Cernusco e ricordare che le informazioni sono state tratte sia dal sito della dimora, sia dal volume “Cernusco Lombardone” edito dall’amministrazione del medesimo Comune.
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Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
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