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Scritto Venerdì 12 novembre 2021 alle 16:05

Greppi protagonista in Europa in modalità...online con EUthopia

Si è conclusa lunedì, al Greppi di Monticello, la seconda mobilità virtuale del Progetto Erasmus+ ''EUthopia'', finanziato dall'Unione Europea. Studenti e insegnanti non si sono lasciati fermare dall'impossibilità di raggiungere di persona i partner di Germania, Lettonia, Spagna e Norvegia, ed hanno sostituito il previsto viaggio ad Amburgo con un evento online.

Giovedì 4 novembre, i 24 ragazzi italiani del progetto hanno individuato problemi specifici legati alla realtà locale, nell'ambito di tre macro-tematiche: inquinamento, migrazioni e parità di genere. Hanno poi cercato di proporre alcune soluzioni di semplice realizzazione, ma efficaci e fattibili. Il tutto è stato infine confezionato in prodotti condivisibili con i partner stranieri: un poster, un filmato, o una presentazione in power point.

A partire dal giorno seguente, una delegazione di 6 ragazzi si è fatta portavoce del lavoro svolto, collegandosi online con i partner d'oltralpe ed utilizzando l'inglese come lingua veicolare. Si tratta di Vittoria Galbusera, Michela Serratore, Eleonora Cattaneo, Gloria Schillaci, Chiara Messina e Alessandro Bevilacqua. I gruppi multinazionali hanno discusso gli elaborati dei singoli paesi, scegliendo, al termine del confronto, i temi più interessanti da sviluppare ulteriormente.
Le argomentazioni dei gruppi sono state esposte lunedì 8 a tutta la platea virtuale e commentate da esperti invitati per l'occasione. Il primo è stato Sandis Dejus, esperto lettone di gestione delle acque di scarico, che ha apprezzato l'approccio dei ragazzi, rivolto più alla prevenzione che alla gestione a posteriori degli effetti dell'inquinamento atmosferico.

L'enfasi data dagli studenti all'educazione ambientale è fondamentale, e l'idea di riciclare le bottiglie di plastica, anche attraverso un sistema di incentivi, è ottima. Investire nell'ambiente è chiaramente uno sforzo per la comunità, ma i benefici sono indubbi. "Qualche remora - ha spiegato Dejus - rimane circa la questione delle automobili elettriche: come viene prodotta questa elettricità? A volte si usano combustibili fossili, e questo è un controsenso. Usare il gas metano, che può essere prodotto da rifiuti organici, è forse una soluzione alternativa. Rientra in quel concetto di economia circolare che gli studenti hanno messo in evidenza".

Il secondo esperto intervenuto è stato Matthias Bartke, ex parlamentare tedesco del partito Social-Democratico, nonché ex membro del governo regionale di Amburgo, per il quale si è occupato di welfare. Ha esordito spiegando che, se si guarda alla storia, il passato era molto peggio della situazione attuale, relativamente alla parità di genere. Ancora oggi, tuttavia, nel parlamento tedesco ci sono forti opposizioni tra sinistra e destra rispetto alle quote rosa nella politica, perché c'è chi vuole contenere le possibilità di partecipazione attiva delle donne. Forse la soluzione sta nell'evidenziare che ciò che importa è la qualità, e che questa non è connessa al genere. Bartke ha aggiunto che le stesse donne dovrebbero cercare di essere più coraggiose e proporsi con maggior convinzione. A volte, invece, sono un po' riluttanti, come se non si rendessero conto delle potenzialità che effettivamente hanno. Infine, l'ex parlamentare ha approvato il suggerimento dato dagli studenti relativamente alle domande di lavoro anonime, dalle quali non si evince il genere del candidato. Se ciò venisse messo in pratica, si eviterebbero anche discriminazioni relative all'etnia e al background culturale.

Sull'ultimo tema, quello delle migrazioni, sono intervenuti due esperti italiani: Laura Luczak, insegnante ed ex mediatrice culturale presso la Questura di Salerno, e Daniele Biella, giornalista e attivista nel campo dell'integrazione degli immigrati in Italia.

"La mia esperienza con i migranti in Brianza e nel Sud Italia" - ha spiegato Laura Luczak "mi ha portato a rendermi conto della sofferenza che essi portano con sé e delle discriminazioni che subiscono quotidianamente (molti di loro faticano a trovare un posto a sedere sui mezzi di trasporto, perché c'è diffidenza nei loro confronti). L'istruzione primaria e l'apprendimento della lingua locale per chi è in fuga da altri paesi, come hanno suggerito oggi i gruppi di lavoro degli studenti, è senz'altro fondamentale per la loro integrazione sociale. Tuttavia, io stessa ho sperimentato la difficoltà ad attirare a scuola i migranti, perché preferivano andare a cercare opportunità lavorative".

Tra i migranti - ha spiegato Daniele Biella - ci sono molti minori. L'idea di fornire istruzione a chi arriva, proposta dagli studenti del Progetto Erasmus, è dunque doppiamente importante. Tuttavia, l'unica soluzione non può essere il volontariato: lo Stato deve intervenire, deve investire per inserire i nuovi cittadini nella comunità. L'esperienza insegna che laddove un'amministrazione locale si impegna per l'integrazione, le cose vanno bene. Quindi, c'è bisogno di gente che pensi a come affrontare il problema, soprattutto perché al momento i politici, a livello europeo, non stanno fornendo soluzioni veramente efficaci.

La parola chiave è "empatia". Bisogna mettersi nei panni di chi arriva come migrante, così nascerà lo stimolo a capire e, dove possibile, aiutare. "Quando incontro un politico che vuole parlare di immigrazione, gli consiglio di andare a bordo di su una nave che recupera migranti in balia delle onde. Solo toccando con mano, vedendo cosa si prova ad essere costretti a lasciare, a malincuore, il proprio Paese, e a mettere a rischio la propria vita in mare, si può veramente avere un'opinione approfondita sul problema" - ha concluso Biella.

A fine mattinata, la soddisfazione di tutti i partecipanti era tangibile. "Senza paura di commettere errori linguistici esprimendosi in inglese, i ragazzi hanno saputo analizzare situazioni complesse documentandosi a dovere, per poi esporre in maniera articolata le proprie opinioni ed assumere un atteggiamento propositivo, costruttivo - ha spiegato la prof.ssa Vendola, coordinatrice italiana del progetto. "I pareri degli esperti hanno fornito ulteriori spunti di riflessione. Non sorprende quindi che, nel questionario di valutazione dell'esperienza, molti studenti abbiano espresso commenti entusiastici".

Il prossimo incontro è previsto per febbraio, ma solo l'andamento della pandemia potrà decidere se i ragazzi si incontreranno nuovamente sullo schermo di un computer o se potranno invece conoscere di persona i nuovi amici, in terra di Norvegia.
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