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Scritto Domenica 09 gennaio 2022 alle 10:12

Fabiola Gianotti del CERN: una figura da considerare nella scelta del futuro capo dello Stato

"Il CERN è una scuola di fisica, dove sono cresciuta professionalmente, ma anche una scuola di vita, è un posto dove si collabora, si lavora con scienziati di tutto il mondo. Culture differenti, lingue differenti, tradizioni, idee. È un posto che ci aiuta a crescere nel modo giusto. Rispettosi della diversità degli altri, ma anche aperti e tolleranti."

"...La scienza come uno dei pochi strumenti che abbiamo oggi per creare ponti tra le persone in un mondo che è sempre più fratturato."

"La scienza non ha passaporto, non ha partito politico, non ha religione..."

"Il CERN è una "fabbrica di pace" che coinvolge "circa 18000 ricercatori di tutto il mondo, in rappresentanza di più di 110 nazionalità. Alcuni di questi ricercatori vengono anche da paesi che non intrattengono relazioni amichevoli e qui lavorano insieme.
Certo, posti come il CERN non possono risolvere conflitti geopolitici, però possono mostrare quello che l'umanità riesce a fare quando mettiamo da parte le nostre divergenze e ci concentriamo sul bene comune e su valori nobili."

"Il problema numero uno, a mio avviso, è il futuro per i giovani, cioè il fatto che il precariato spinge i nostri giovani o ad abbandonare la ricerca o a emigrare all'estero. Bisogna assolutamente fermare questa emorragia e trattenere i nostri giovani, anzi attirare altri giovani e altre menti intelligenti dall'estero. Il problema numero due riguarda invece l'investimento nella ricerca."

Fabiola Gianotti (immagine CERN)

Sono frammenti di interviste rilasciate da una rinomata fisica e una delle migliori ricercatrici italiane, Fabiola Giannotti, direttore generale del CERN.

Il CERN è uno dei più grandi laboratori del mondo, con sede a Ginevra, che impiega in modo permanente 2500 ricercatori e tecnici nello studio e nella ricerca della fisica nucleare e delle particelle a scopi esclusivamente pacifici.

Fabiola Giannotti è diventata nel 2016 la prima donna in ben 60 anni a guidare il CERN ed è il primo direttore scientifico ad essere confermato per due mandati quinquennali.

È considerata una delle donne più influenti del mondo e ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti e premi a livello nazionale e internazionale.
Tra questi è sufficiente ricordare la chiamata di Papa Francesco a far parte, quale membro ordinario, della Pontificia Accademia delle Scienze, un istituzione molto importante che annovera al suo interno diversi premi Nobel e scienziati di chiarissima fama.

Bastano questi brevi cenni, agevolmente reperibili in rete insieme ad altre notizie, per delineare il ritratto non solo di una scienziata di indiscussa autorevolezza e di altissimo livello, ma anche di una donna di grande levatura morale e civile, di forte carica umana, con una visione riformatrice, universale, senza confini.

Guida e governa una struttura articolata e complessa, alimenta il confronto e crede nella ricchezza della diversità delle culture e delle idee, crede altresì nella scienza come ponte tra le persone, come fabbrica di pace e di solidarietà tra Nazioni e popoli, propugna la necessità di investire nella ricerca a garanzia del futuro dei giovani.

Un esempio per tutti, ma soprattutto in questa confusa e problematica situazione, uno sprone per la politica a farsi carico di una rigenerazione complessiva, a superare incertezza e instabilità, a recuperare forze, impegno e responsabilità al servizio del bene comune e della crescita del Paese..

Ma anche un modello, una figura carismatica e una personalità di riferimento cui la politica, in questa concitata e cruciale fase, dovrebbe ispirarsi e convergere per la imminente elezione del nuovo Capo dello Stato; un nuovo Presidente che, in continuità con lo stile, la credibilità e il prestigio del predecessore, sia garante del buon funzionamento delle istituzioni, agisca con saggezza, equilibrio e lungimiranza, infonda speranza e coraggio e accompagni il Paese nella ancora lunga e accidentata traversata imposta dalla emergenza pandemica.

Giovanni Cogliati
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