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Scritto Mercoledì 19 gennaio 2022 alle 21:38

Casatenovo: in tanti per l'ultimo saluto a Stefano Anastasio, vittima del lavoro. Don Marco, ''Chi ama, non muore mai''

''Ci chiediamo perchè. Sappiamo che non è giusto, che non se lo meritava. Ma se ci pensiamo bene...chi si merita di morire? La verità è che abbiamo dentro una grande sete di eternità''. Ha usato queste parole don Marco Rapelli, vicario parrocchiale di Casatenovo, per accompagnare l'ultimo saluto a Stefano Anastasio, vittima del tragico infortunio sul lavoro avvenuto lo scorso 11 gennaio a Besana. Operaio esperto alle dipendenze dell'impresa Costruzioni Sassella, il 50enne originario della provincia di Caserta si è spento mentre alla guida di un escavatore era impegnato nel suo lavoro in cantiere insieme ad altri colleghi.

L'uscita del feretro dalla parrocchia di San Giorgio e a destra un'immagine di Stefano Anastasio

Una giornata che pareva essere uguale a tante altre, ma che per il casatese in pochi istanti si è trasformata purtroppo nell'ultima. Lo scorso martedì Anastasio non ha potuto tornare a casa da sua moglie e dai suoi figli, vittima di una tragedia davvero difficile da accettare. Ci ha provato don Marco a trovare le parole giuste per aiutare i suoi cari a superare l'assenza fisica di Stefano, al dramma di non poterlo più riabbracciare.
''E' da più di una settimana che piangiamo questa morte: tragica, improvvisa e prematura. Sono stati giorni interminabili, pieni di rabbia. Perchè non è giusto morire così, sul lavoro, in giovane età'' ha detto il sacerdote rivolgendosi ai tanti fedeli che nel pomeriggio odierno hanno riempito la chiesa dedicata a San Giorgio. ''Quest'anno Stefano avrebbe festeggiato il 25° anniversario di matrimonio con Carmen, insieme ai loro due figli. Invece è stato vittima dell'ennesima inaspettata morte bianca, una delle tante che la cronaca ci racconta e di fronte alla quale proviamo indignazione. Il dolore è atroce e inaccettabile''.

Un lavoratore esperto, Stefano Anastasio, che tempo fa aveva scelto di trasferirsi in Brianza dove aveva trovato un impiego e costruito una bella famiglia. Conosciuto ed apprezzato in tutta la comunità, era un volto noto anche a Rogoredo dove spesso si dava da fare al centro sportivo, supportando la locale squadra calcistica. Un marito, un padre, un collega, un amico che c'era per chi aveva bisogno di lui. Lo hanno dimostrato le tante persone che hanno voluto manifestare la loro vicinanza alla famiglia; quella che il 50enne ha costruito qui in Brianza, ma anche quella d'origine, con la mamma e i fratelli saliti da Maddaloni, nel casertano, per l'ultimo saluto, prematuro e carico di dolore. Quello che don Marco con le sue parole ha cercato di alleviare.

''Ogni morte è sempre difficile da accettare: che sia improvvisa o attesa, in giovane o in tarda età. Siamo umani ed è normale nutrire questi sentimenti, gli stessi che Marta e Maria hanno provato alla scomparsa del loro fratello Lazzaro'' ha detto il religioso prendendo spunto dal brano del Vangelo di Giovanni letto poco prima. ''La verità è che noi contrapponiamo la vita alla morte, ma è un errore. Il contrario di vita è nascita: nascere e morire fanno parte della vita. Moriamo perchè siamo vivi, perchè siamo nati. In queste circostanze ci rivolgiamo a Dio con rabbia, come se fosse responsabile di tragedie come questa. E forse è proprio in questi casi che molti smettono di credere, di avere fede. Ma è un errore pensare che tutto dipenda da Dio, che sia lui a decidere. Non è così'' ha aggiunto don Marco. ''La verità è che noi viviamo nella gioia per sempre e spetta a noi rendere immortale la nostra esistenza. Perchè non finisce tutto con la morte del corpo o della vita biologica. C'è sempre una speranza dopo: Stefano ha vissuto nell'amore e chi ama non muore mai. Andate al cimitero se volete piangerlo, ma venite a messa se volete sentirlo vivo. Ora il dolore per l'assenza fisica è troppo forte ma piano piano, riuscirete a percepire la sua presenza viva''.

Al termine delle esequie il feretro, ricoperto da un tappeto di fiori bianchi, ha lasciato la parrocchiale per avviarsi al vicino cimitero, in quello che a tutti gli effetti è stato il suo ultimo viaggio terreno, fra le lacrime e la rabbia per una scomparsa che resta davvero senza un perchè e che lascia un enorme vuoto in chi gli aveva voluto bene.
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G.C.
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