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Scritto Lunedì 24 gennaio 2022 alle 18:10

Casatenovo: l'omaggio sentito delle istituzioni e dell'Arma al luogotenente Mundula. Galbiati, ''ha saputo stare fra i suoi concittadini''

Un esponente dell'Arma dei carabinieri, ma soprattutto una persona affabile, solo all'apparenza formale. Alla mano e dalla battuta pronta, generoso e disponibile, che amava il suo lavoro e la sua famiglia.
E' questo il ritratto dell'ex comandante dei carabinieri del nucleo cinofili di Casatenovo, il luogotenente Giovanni Mundula, emerso questo pomeriggio durante le sue esequie funebri, celebrate in una parrocchia gremita di colleghi, familiari e amici.

Il feretro del luogotenente Mundula mentre lascia la chiesa e sotto i suoi ex colleghi


Il feretro avvolto nel tricolore, con poggiato il cappello che indossava in servizio faceva da contraltare all'uomo sorridente e immortalato nella sua quotidianità nella grande fotografia che accoglieva i fedeli all'ingresso della chiesa di San Giorgio.
Perchè Giovanni Mundula era tutto questo: un uomo dello Stato, al servizio della comunità nel suo ruolo di carabiniere ma anche un marito, un padre e un amico. Una persona che, giunta a Casatenovo dopo aver girato mezza Italia, aveva saputo integrarsi alla perfezione nella comunità che lo aveva accolto e che ormai considerava a tutti gli effetti casa.

Un'immagine resa alla perfezione dall'intervento del sindaco di Casatenovo, Filippo Galbiati, che in fascia tricolore ha ricordato il luogotenente Mundula, restituendone il ritratto più vero, quello che chi lo aveva conosciuto bene non potrà dimenticare mai.
''Intervengo a nome del Comune di Casatenovo e di questa comunità in cui Giovanni era arrivato tanti anni fa e aveva vissuto con la sua famiglia, ma anche dei miei colleghi sindaci'' ha esordito Galbiati citando gli amministratori di Sirtori, Missaglia, Lomagna e Monticello intervenuti alla cerimonia e condividendo con i presenti il ricordo di quell'ultimo incontro ufficiale, quando sul finire del 2019 il luogotenente Mundula lo aveva salutato in municipio, anticipandogli l'imminente pensionamento.

Il luogotenente Mundula, secondo da sinistra alla Virgo Fidelis 2019


''Giovanni era un militare, parlava poco e anche quel giorno fu di poche parole, ma nei suoi occhi riuscii a leggere la felice consapevolezza di aver terminato un servizio importante, servendo lo Stato con onore. Sono personalmente addolorato pensando, con il senno di poi, ai mesi di fatica e dolore che lo avrebbero atteso da lì a breve''.

Sono state settimane di sofferenza per il luogotenente Mundula e la sua famiglia, con la moglie Tiziana e i figli Gabriele e Alessandro che lo hanno supportato e sostenuto nella sua lotta contro il Coronavirus che di mese in mese, ne ha debilitato il fisico in maniera purtroppo irreversibile.

Fra Cesare Bedognè e il parroco di Casatenovo don Antonio Bonacina accanto al feretro

Un lutto che - come ha ricordato il sindaco Galbiati - ha colpito un'intera comunità, nel ricordo di un uomo dalla ''professionalità elegante''. ''Non dimenticherò mai l'onore con il quale indossava la divisa, con un portamento che non era solo forma ma anche sostanza. Se l'Arma è l'istituzione più nota e gradita è perchè è popolata da militari come Giovanni'' ha aggiunto il primo cittadino, evidenziando infine quanto l'ex comandante dei cinofili fosse riuscito ad integrarsi in paese, così come il resto della sua famiglia, vivendo a pieno la vita di Casatenovo. ''Ha saputo stare fra i suoi concittadini in diversi settori sociali e questa è la cifra che fa la differenza. Oggi Giovanni vi saluta: il suo feretro è avvolto dal tricolore e non è cosa da tutti. Noi gli siamo molto grati'' ha concluso Galbiati rivolgendosi ai suoi familiari.

Una cerimonia particolarmente sentita quella di oggi pomeriggio, caratterizzata dalla presenza di numerosi esponenti della Benemerita. Impossibile citarli uno ad uno: c'erano gli attuali vertici dell'Arma, tutti i comandanti di stazione della Compagnia di Merate ma anche chi in passato ha legato il suo nome al nostro territorio come il colonnello Giorgio Santacroce - già al comando della Compagnia di Merate - e il colonnello Mauro Masic, per molti anni riferimento a Lecco, che sull'altare ha dato lettura di alcuni brani delle sacre scritture.

E poi ancora i carabinieri della stazione di Casatenovo con il luogotenente Christian Cucciniello e molti dei suoi uomini, ma soprattutto i colleghi del nucleo cinofili che Mundula aveva guidato per oltre trent'anni, oggi al comando del maresciallo Andrea Giordano. Infine il sottotenente Antonio Gisonni e il maresciallo Giorgio Angeletti - ex colleghi ma soprattutto amici - in rappresentanza dell'Associazione Nazionale Carabinieri di Missaglia, sodalizio di cui il militare scomparso faceva parte.

''Grazie a Dio che ci ha donato Giovanni'' le parole pronunciate nel corso dell'omelia da Fra Cesare Bedognè, cappellano militare. ''Oggi la nostra fede è messa a dura prova....abbiamo la tentazione di dire: il Signore poteva lasciarcelo di più, ma lo salutiamo con la consapevolezza della fede. Giovanni è risorto con Cristo e questa deve essere oggi la nostra più grande consolazione. Lui si è speso per l'Arma, per la gente, per il popolo e non possiamo che ringraziarlo per quello che ha fatto per il nostro Paese''.

In chiusura di cerimonia, prima che il feretro lasciasse la parrocchiale, spazio ai ricordi dell'amico Silvano Valentini, critico d'arte - che ha evidenziato l'aspetto più ironico del carattere del luogotenente Mundula - e quello di un collega che aveva trascorso alcuni anni nel nucleo cinofili casatese, guadagnandosi la stima ma soprattutto l'amicizia dell'esponente dell'Arma. ''Grazie per avermi fatto sentire parte della tua famiglia. Per la lealtà, la disponibilità, la sincerità e la profonda onestà. Provo tanta rabbia per quello che ti è successo: non hai potuto godere nulla della pensione e hai sofferto tanto, ma ciononostante ringrazio Dio per avermi permesso di conoscere un amico che mi mancherà un mondo''.

Tristezza e profonda commozione hanno accompagnato il luogotenente Mundula nel suo ultimo viaggio terreno, con un abbraccio fisico ma soprattutto pieno di affetto alla sua famiglia, nella consapevolezza del profondo segno che Giovanni ha saputo lasciare nella comunità che dalla Sardegna nel lontano 1990 lo aveva accolto, rendendolo a tutti gli effetti parte integrante della vita di questo pezzo di territorio.
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Gloria Crippa
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