Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 327.320.013
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Giovedì 27 gennaio 2022 alle 08:44

Braccio in affitto

Mi presento ieri mattina a un hub vaccinale per accompagnare mio figlio maggiore a ricevere la terza dose del vaccino.
Colpa mia che non sono stato attento alle agenzie di informazione, ma l'operatore mi dice che da lunedì 24 occorre presentarsi anche con la carta d'identità, perché ci sono molti furbetti che si fanno inoculare sotto falso nome, al posto di altri amici o parenti Novax, cui loro prestano il braccio presentandosi con la tessera sanitaria di colui che vuol fare il Sìvax con il braccio di un altro.
Gigioneggio con l'operatore facendo notare che sarebbe più verosimile il contrario, presentarsi cioè sotto falso nome per ottenere qualcosa a cui non si avrebbe diritto, piuttosto che presentarsi col nome di un altro a ricevere qualcosa che quell'altro non vuole. Sorride e allarga le braccia sconsolato: «Che le devo dire, dottore?», mi dice.
Nel frattempo una signora di tre quarti d'età di quelle che diranno di sentirci poco ma origlia i fatti degli altri dice alla figlia: «Saranno i cinesi: che si assomigliano tutti!»
Io tra me e me penso che per ogni Novax greenpassato grazie a un altro che si è fatto inoculare al posto suo ci sono dunque in giro altrettanti Piùvax, tipo gente che avrà ricevuto quattro dosi o più, a seconda di quante volte l'ha dato via. Il braccio, dico. Roba che con uno starnuto al posto che contagiare gli altri li vaccinano!
Ridacchiamo insieme, ma è una strategia la mia, perché non ho la carta d'identità di mio figlio - non lo sapevo: colpa mia - e cerco di recuperare con l'affabilità l'ignoranza che la legge non scusa.
«Lui è minore?», mi chiede.
«Eh», dico io.
«Lei è il padre?»
"Ogni tanto vorrei non esserlo, visto l'adolescenza fastidiosa del soggetto", vorrei rispondergli, ma ammetto con fierezza: «Sì!».
«Mi mostri il suo documento di identità, allora».
Glielo mostro, ma non mi riconosce. Devo essere invecchiato male da quanto ho fatto la foto della carta d'identità, penso.
«Può abbassare la mascherina? - mi dice - Altrimenti non capisco se è lei».
Cioè, poiché esiste una genìa di degenerati che altera la propria identità per barare sul proprio stato vaccinale, nonostante la legge mi chieda di indossare la mascherina ffp2 quotidianamente, persino in casa coi familiari, essendo entrato in contatto con le classi dei miei alunni dove c'è un positivo in ogni aula, quando va bene, e non per colpa loro, adesso per far capire che io sono io devo abbassare la mascherina ffp2?
Avrei voglia di fare polemica, ma ho lezione fra un'ora e siamo di corsa: trattengo il respiro e mi paleso.
Mi son capito io.
Stefano Motta
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco