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Scritto Martedì 01 marzo 2022 alle 15:46

Storie universitarie/6: la moltenese Chiara e il percorso fra neuroscienze e psicologia

Aiuto. Si può aiutare qualcuno in tanti modi ma le conseguenze della pandemia hanno reso alcune forme di aiuto particolarmente necessarie. Una di queste è l'aiuto psicologico.
Dai piccoli che non hanno conosciuto il mondo senza le mascherine, ai ragazzi che si sono visti scippare anni fondamentali della loro adolescenza, fino agli adulti che hanno perso il lavoro. Per non parlare dell'elaborazione del lutto. Ogni problema richiede una strategia di aiuto psicologico specifica, da declinare poi a seconda delle peculiarità delle persone coinvolte. Il percorso di studi utile ad apprendere le competenze e le conoscenze necessarie a svolgere questo lavoro è molto lungo. Di questo, e di quanto la psicologia non sia comunque solo questo, parliamo con Chiara Turba Ceretti di Molteno, studentessa al terzo anno del corso di laurea triennale in scienze e tecniche psicologiche all'Università Bicocca.

1.Quando e perché hai deciso di studiare psicologia?

Ho sempre coltivato l'idea di lavorare nell'ambito sanitario. Non avevo punti di riferimento che mi indirizzassero in una direzione piuttosto che in un'altra. Nel momento in cui, durante il terzo anno delle superiori, ho iniziato a cercare informazioni psicologia mi è sembrata la scelta più vicina a quelli che erano i miei desideri in quel momento. In questa triennale, infatti, si trattano vari argomenti come per esempio l'ambito sociale, le risorse umane e la parte più sanitaria. In magistrale poi si ha l'opportunità di specializzarsi in ciò che interessa di più. Dall'altro lato c'era un corso di medicina che, per i miei gusti, era troppo lungo, scientifico e vincolante.


2.Come mai hai deciso di studiare proprio in Bicocca? Che strumenti hai utilizzato per raccogliere le informazioni utili alla scelta?

All'inizio ho utilizzato soprattutto il sito della bicocca, l'unica università che ho preso seriamente in considerazione. In particolare, ho guardato con molta attenzione i syllabus dei vari esami in modo da capire bene gli argomenti che avrei dovuto affrontare. Molto importante è stata la partecipazione all'open day generale della bicocca perché mi ha fornito la possibilità di parlare direttamente con docenti e studenti del corso. Una cosa sul test d'ingresso: anche se per chi arriva dallo scientifico i quesiti di logica, cultura generale e inglese sono più che fattibili, credo sia fondamentale non solo prepararsi con impegno ma anche dotarsi preventivamente di una strategia da seguire il giorno della prova. Mi riferisco, per esempio, alla scelta delle domande a cui rispondere prima o dei quesiti da lasciare per ultimi.


3.Quali sono gli elementi che hai apprezzato di più della tua esperienza universitaria fino ad ora? Quali sono invece quelli che ti sono piaciuti di meno?

Sul piano più strettamente didattico ho apprezzato tantissimo il frequente ricorso a esempi concreti durante lezioni soprattutto quando a fornirli non erano i docenti ma esperti esterni provenienti da enti pubblici o privati noti. Per esempio, durante il corso di gestione del personale è arrivata una manager di una banca e per due lezioni ci ha presentato alcune situazioni che lei affronta nel suo lavoro quotidiano. Sul piano più personale, invece, ci tengo a dire una cosa: frequentate il campus. A causa della pandemia, io non ho potuto farlo quanto avrei voluto. Nonostante questo, passare del tempo tra gli edifici della bicocca mi ha dato la possibilità di conoscere tante persone diverse e mi ha consentito di vivere al meglio una grande metropoli come Milano. È un qualcosa che mi ha notevolmente arricchito. C'è solo un elemento negativo: penso che i laboratori vadano riorganizzati in un senso più pratico. La triennale in psicologia è fortemente teorica, le poche occasioni in cui è possibile applicare le conoscenze apprese dovrebbero essere più efficaci.


4.Conseguirai la laurea tra poco: cosa pensi di fare in seguito? Perché?

Nella speranza di riuscire ad entrare, intendo iscrivermi al corso di laurea specialistica in neuroscienze e riabilitazione psicologica presso l'università statale di Bologna nella sede di Cesena. Con riferimento a tutte le fasce di età, si tratta di studiare le tipologie di lesioni cerebrali e imparare sia come diagnosticarle sia quale è la strategia di riabilitazione più efficace per ognuna. Mi sono innamorata di queste tematiche durante un'attività in cui una dottoranda dell'istituto auxologico di Milano ci ha presentato alcuni casi e ci ha spiegato come sviluppare il percorso riabilitativo più adatto.


5.Quali sono secondo te le caratteristiche che uno studente dovrebbe avere per portare avanti con efficacia un percorso universitario come il tuo?

Penso che questo corso di laurea presenti una peculiarità: ci si può imbattere in situazioni in cui il coinvolgimento emotivo è particolarmente forte. Per esempio, durante un corso opzionale mi sono trovata a dover studiare le modalità con cui ci si relaziona con coppie in procinto di separarsi oppure separate e magari con figli. Sono rimasta molto toccata. In momenti simili è richiesta una maturità emotiva. Non ci sono linee guida precise e definitive da seguire in situazioni come queste, bisogna impegnarsi a sviluppare un approccio personale.


6.Secondo te le persone che si sono diplomate al liceo delle scienze umane sono più avvantaggiate, in particolare nella prima fase, rispetto a chi non ha frequentato quella scuola superiore?

Innanzitutto, non solo non c'è una preponderanza di persone che arrivano dal liceo delle scienze umane ma addirittura ci sono tanti studenti che si sono diplomati al liceo scientifico tradizionale. Non si incontrano particolari difficoltà provenendo da questa scuola superiore soprattutto perché al primo anno si frequentano corsi, come per esempio fondamenti di anatomia e biologia, in cui si trattano tantissimi argomenti già visti. Poi certo è un discorso molto soggettivo: la mole di studio è molto grande, i corsi sono molto discorsivi e quindi bisogna adeguare il proprio metodo di studio.


7.Che consiglio ti senti di dare a chi sta valutando di iscriversi alla facoltà di psicologia?

Scordatevi lo stereotipo dello psicoterapeuta che fa le domande alle persone sdraiate sul lettino. Nei primi mesi di triennale ho visto tanta gente lasciare perché stupita della presenza di tanti corsi scientifici e di un così vasta gamma di sbocchi professionali possibili. Lo psicologo con il lettino non esiste praticamente più. Usciti dalla triennale in psicologia ci si può specializzare in tantissimi abiti diversi. La cosa importante è avere la voglia di lavorare perché in quasi tutti i casi il percorso è comunque molto lungo.

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Rubrica a cura di Andrea Besati
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