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Scritto Domenica 13 marzo 2022 alle 19:01

Viaggio in Brianza/33: a Cascina Rancate si respira la storia ed una grande convivialità

In questa nuova tappa di ''Viaggio in Brianza'' torniamo a Casatenovo, precisamente in località Rancate dove si può trovare l'omonima, maestosa cascina.
Per la scoperta dell'antica storia di questa corte, ci siamo affidati al professor Aldo Villa, importante studioso di storia locale, che ci aveva già aiutata a ricostruire la storia di Cascina Porrinetti nella rubrica ''Casatenovo da Scoprire'' sempre qui su Casateonline.

Il nome di questa cascina deriva probabilmente dal luogo in cui è stata costruita, ovvero la riva di una collina scoscesa su cui si sono realizzati dei terrazzamenti. Il termine "roncare" vuol dire pulire, lavorare il terreno per poterlo poi coltivare oppure, come nel nostro caso, costruirci sopra. La radice di questo termine la si può trovare anche nel nome di un importante strumento con cui si svolge questa operazione: la roncola. La posizione rialzata permette il controllo visuale di tutto il territorio circostante, soprattutto se si osserva dalla torre presente nel complesso.

Cascina Rancate è una corte rettangolare che ha mantenuto le sue forme originali nonostante l'importante ristrutturazione. Venne probabilmente costruita intorno al Tredicesimo secolo quando, per un importante sviluppo demografico in Brianza, si ebbe la necessità di andare a cercare nuove terre da coltivare. Probabilmente qui venne identificata una zona adatta dai proprietari terrieri di allora che fecero costruire questa cascina per potervi ospitare i propri contadini.

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Coloro che costruirono la cascina furono lungimiranti dotandola di un intelligente impianto di raccolta dell'acqua piovana. Infatti tutti i pluviali scendono dal tetto ed immettono l'acqua sottoterra in un sistema di filtraggio rudimentale, ma molto efficace, composto da due grossi contenitori di ghiaia e sabbia. Passati attraverso questi e quindi ripulita dalle impurità di più grandi dimensioni, l'acqua va ad alimentare un'enorme cisterna cilindrica di duecentoventi metri cubi. Realizzata un tempo per ovviare agli eventuali periodi di siccità, oggi è ancora perfettamente funzionante grazie ad una bellissima una fontana a leva.

Una particolarità di questa corte è la presenza di un orto cintato da mura difensive; questo è probabilmente dovuto dalla lontananza rispetto al centro abitato, che rendeva facile ai malintenzionati darsi alla macchia dopo aver razziato i preziosi frutti della terra dei contadini del Rancate.

Virginio Longoni, un importante storico del territorio, individua un primo documento in cui viene citato il Rancate datato 1380; in questo documento si definisce il cascinale come "un casolare turrito e difeso". Oltre all'orto difeso da mura, un'altra peculiarità di questo luogo è proprio la torre che venne probabilmente costruita nel Diciottesimo secolo insieme al secondo piano di quello che si può facilmente riconoscere come residenza del fattore, ovvero colui che dirigeva in loco i lavori dei contadini.

Ci sono tesi che supportano l'esistenza in questo luogo di un monastero benedettino, primo tra tutti il Cardinal Schuster che sosteneva vi fossero dei chiari segnali della presenza di questo ordine monastico nella piccola chiesina dedicata a Sant'Antonio da Padova che fa parte della cascina. Nonostante l'illustre prelato sostenesse questa tesi, non è mai stata trovata una documentazione utile per confermarla.

In realtà questa chiesina è stata costruita nel Diciassettesimo secolo per volontà della famiglia Simonetta che successe alla precedente famiglia Casati nella proprietà di questa cascina e dei terreni circostanti. Dalla stessa famiglia Simonetta venne nominato un frate che ogni domenica celebrava la messa per i contadini. Infatti il Rancate si trova lontano dal centro e per i proprietari delle terre era importante che i loro contadini potessero partecipare alle più significative funzioni religiose, evitando nel contempo eventuali dissapori con i contadini in difficoltà nel raggiungere il luogo di culto più vicino.

In questa cappella è stata conservata fino a metà del Novecento una bellissima pala raffigurante la Madonna con Bambino e Sant'Antonio da Padova. Non è chiaro il motivo per cui questa raffigurazione sacra sia scomparsa, c'è chi sostiene che sia stata trafugata, mentre per altri è stata venduta. Purtroppo di nessuna di queste due possibili cause è stata confermata si è trovata conferma in alcun documento, lasciando nel mistero la sparizione di questa icona.

Oggi questa cappella è tenuta in ordine dai condomini che avrebbero il desiderio di restaurarla e riportarla all'antico splendore, ma purtroppo i costi da sostenere e le lunghe procedure burocratiche non rendono questo progetto realizzabile nel breve tempo. Speriamo di vedere presto una manifestazione di interesse a favore di questo sito da parte delle associazioni del territorio e dell'amministrazione comunale al fine di sostenere le intenzioni dei condomini che si sono dichiarati disponibili a rendere fruibile al pubblico questo piccolo gioiello.

La storia di cascina Rancate però ricomincia negli anni Ottanta del Novecento quando un gruppo di amici decide di riunirsi in una cooperativa edilizia per poter acquistare la cascina dalla Santa Sede che ne era divenuta proprietaria dopo un lascito testamentario.
Di questa avventura abbiamo parlato con alcuni dei primi condomini: Alba Usuelli, Giovanni Zardi ed i coniugi Pennati, Paolo ed Orietta. Tutti provenienti da esperienze di vita diverse, si sono ritrovati insieme con il desiderio di realizzare qualcosa in più di un semplice condominio, un luogo in cui la convivialità e la condivisione fossero degli elementi importanti e imprescindibili.

La cascina al momento dell'acquisto, nel 1985, si trovava in condizioni fatiscenti. Venne disposto un piano di intervento che mantenesse la struttura originale della corte suddividendola tra i vari soci della cooperativa. Furono necessari degli impegnativi lavori di recupero che videro in prima linea i singoli condomini i quali, rimboccandosi le maniche, riuscirono a recuperare man mano gli spazi facendosi assistere da tecnici per gli interventi più complicati. Vennero affrontate tante difficoltà, tra cui anche infestazioni di zecche e colonie di gatti.
La situazione più pericolosa fu dovuta alla riva ripida e scoscesa che, alle spalle della cascina, scende sul Rio Pegorino. Questo era solito ingrossarsi molto ed erodere il proprio alveo, quindi la riva che sosteneva la cascina mettendone a rischio la stabilità; ciò avveniva perché il piccolo torrente veniva sfruttato come canale di scolo per le fabbriche del centro di Casatenovo.
Nel concreto il restauro non avvenne unitariamente: ogni condomino, in base alle proprie disponibilità economiche, si impegnò a rispettare il progetto comune che fu completato a metà degli anni Novanta.

Oggi la convivialità è ancora al centro della vita del Rancate: al contrario di quello che succede nella società di oggi in cui ognuno cerca di esaltare la propria individualità, qui si cerca di vivere come una volta nelle cascine brianzole in cui ci si aiutava a vicenda, ci si sosteneva nei momenti di difficoltà e si festeggiava insieme per celebrare gli avvenimenti più importanti della propria vita.
Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
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