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Scritto Martedì 15 marzo 2022 alle 08:30

Storie universitarie/8: la passione per la politica estera porta Alessia dalla Brianza a Olomouc

Quanto è complesso il mondo là fuori? Diplomazia, migrazioni, commercio, terrorismo. Ora pure una guerra. Per chi è attratto da questa complessità, per chi vuole provare a comprenderla e a srotolarla come si fa con una matassa, ci sono dei corsi in cui si possono apprendere tutte le competenze e le conoscenze necessarie.
Di uno di questi corsi parliamo con Alessia Bellini, iscritta al terzo anno del corso di laurea triennale in scienze internazionali e istituzioni europee presso l'Università Statale di Milano. Residente a Imbersago, Alessia è tornata da poco da Olomouc, in Repubblica Ceca, dove ha trascorso cinque mesi presso la Palacky University nell'ambito del programma Erasmus.

Alessia Bellini intervistata da Andrea Besati

1.Come nasce la tua decisione di studiare scienze politiche all'università?

Ho sempre saputo che le materie scientifiche non facevano per me. Il mio desiderio era quello di studiare lingue e questo mi ha portato ad iscrivermi al liceo linguistico all'Agnesi a Merate. Durante questo percorso ho consolidato l'interesse verso il mondo al di fuori dei confini nazionali, complice anche l'abitudine a viaggiare. Parallelamente ho iniziato a guardare di frequente il telegiornale e in questo modo mi sono appassionata alle dinamiche complesse della politica estera. Tra gli altri c'è un ambito che mi intriga in modo particolare: quello del contrasto alla criminalità internazionale. Sono rimasta molto affascinata dal modo in cui è stato catturato il boss della droga Pablo Escobar, vicenda raccontata nella serie Narcos.

2.Perché hai scelto di studiare in Statale? Quali strumenti hai utilizzato per la raccolta delle informazioni sui vari corsi?

Inizialmente ho guardato il corso in inglese erogato dalla Cattolica, nel quale, però, c'era una forte componente di materie economiche che non rientravano in quello che desideravo approfondire. Questo mi ha spinto verso la Statale. Alla fine, ho iniziato la triennale in italiano anche se, ripensandoci ora, avrei dovuto buttarmi sull'inglese. Quando si ha la passione non bisogna mai farsi prendere dai dubbi. Del resto, non sono andata all'open day non perché non lo ritenessi utile ma perché ero già convinta della mia decisione. La parte di matematica del test di ingresso ha costituito uno scoglio, dato il mio scarso interesse per quelle tematiche. Ma sono comunque riuscita a superare la prova al meglio.

3.Quali sono gli elementi che hai apprezzato di più della tua esperienza in triennale? Quali invece quelli che meno ti sono piaciuti?

Purtroppo, la pandemia mi ha obbligata a passare un anno e mezzo in didattica a distanza. Questo mi ha tolto la possibilità di godere dell'esperienza universitaria a 360 gradi, in particolare per quanto riguarda le relazioni con i compagni di corso. Una delle cose che ho più apprezzato è stata l'ampiezza dell'offerta di destinazioni per l'Erasmus. Non avendo potuto svolgere il quarto anno di liceo all'estero ci tenevo particolarmente a andare via per almeno un semestre. A tal proposito ci tengo a dire una cosa: nella scelta se andare o meno all'estero non bisogna lasciarsi condizionare da dubbi legati alla media dei voti. Per intenderci, fare l'università richiede impegno e lavoro ma l'esperienza all'estero, in qualunque posto la si faccia, ti arricchisce enormemente come persona. Quindi se ci si sente pronti per andare, bisogna fare l'application e basta. Anche nell'università ospitante nessuno guarderà mai i risultati degli esami già sostenuti.

4.Cosa hai amato di più dell'esperienza all'università in Repubblica Ceca?

Sono rimasta molto colpita dalla presenza di tanti professori giovani che parlavano perfettamente inglese. Le tecniche di insegnamento, inoltre, sono completamente diverse da quelle usate in Italia, dove molto spesso i corsi consistono in lezioni frontali e poi per l'esame bisogna studiare i classici tre libroni. In Repubblica Ceca, per esempio, ho seguito un corso su "law of armed conflicts and use of force" dove il professore non si limitava a lezioni frontali ma chiedeva agli studenti di completare ogni settimana degli assignments e di partecipare spesso in classe. L'esame, inoltre, consisteva nello sviluppo di un processo giudiziario vero e proprio a partire da una scena di un film. Ho trovato questa metodologia di lavoro molto più stimolante e coinvolgente.

5.Cosa ne pensi della vita da studente universitario in quel paese?

La città di Olomouc è una vera e propria "città universitaria": ho conosciuto non solo tanti studenti Erasmus ma anche tanti stranieri che hanno deciso di frequentare l'intero corso universitario lì. I giovani cechi, inoltre, sono molto curiosi e aperti al dialogo. Stando in dormitorio non ho fatto uso di trasporti perché raggiungevo comodamente l'università a piedi. Per quanto riguarda la vita sociale, devo dire che è molto vibrante e i locali sono di ottima qualità. Un altro grande pregio è la posizione strategica sia della città in Repubblica Ceca, sia della Repubblica Ceca nel centro d'Europa: ho potuto raggiungere facilmente sia Praga sia, per esempio Budapest. Se proprio devo evidenziare un lato negativo direi sicuramente il freddo: uscire alle 7.45 di mattina in pieno inverno con fuori un forte vento gelido non è per niente uno scherzo.

6.Quali sono secondo te le qualità che uno studente dovrebbe avere per svolgere un'esperienza all'estero in modo efficace?

Partiamo da un presupposto: per cinque mesi sono stata con altre cinque ragazze in un appartamento dotato di due camere e un solo bagno; la cucina, poi, era condivisa con tutto il piano quindi parliamo di quasi cento persone. Non è stata per niente una passeggiata. In contesti come questo credo serva innanzitutto la capacità di scendere a compromessi, soprattutto se ci si ritrova con compagni di stanza di cui non si apprezzano proprio tutte le qualità. Inoltre, è molto importante anche essere flessibili. Più di ogni altra cosa, però, credo che sia indispensabile buttarsi nelle esperienze e nelle relazioni con gli altri. Il rischio di fare brutte figure c'è, ma vale assolutamente la pena correrlo perché non si sa mai cosa può succedere.

7.Quali progetti hai per il futuro? Pensi di proseguire con una laurea specialistica?

Ora come ora non ho piani precisi, solo una certezza: voglio frequentare una magistrale all'estero. Poi gli argomenti che mi interessano sono diversi, tra cui per esempio la criminalità internazionale, i conflitti armati. Ho intenzione di prendermi un anno di "pausa" da un lato per riflettere su quale può essere la strada migliore da intraprendere, dall'altro lato per fare esperienze diverse. Vorrei sicuramente svolgere delle attività di volontariato e, se possibile, anche lavorare, così da arricchire il curriculum e il mio bagaglio di conoscenze e competenze.

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Rubrica a cura di Andrea Besati
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