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Scritto Martedì 12 aprile 2022 alle 08:04

Storie universitarie/12: Giacomo e l'amore per il design consolidato in un anno sabbatico

"Pause is power" recita l'ultima versione della pubblicità di una bevanda energetica ma questo concetto non si applica solo agli atleti di altissimo livello. Il quinto anno di superiori, se affrontato con la giusta voglia di fare, equivale ad un'attraversata a nuoto in un mare di nozioni, molte delle quali non particolarmente simpatiche. Nel corso di quest'impresa non è detto che si incontri qualcosa in grado di far scattare quella scintilla che fa dire "sì, voglio studiare questo all'università". O magari la scintilla scatta ma non accende il fuoco. Che cosa è meglio fare in questi casi? Iniziare una triennale a caso? No, se necessario è molto meglio prendersi un anno di pausa per capire cosa si vuole fare da grandi. L'importante è usare quel tempo nel migliore dei modi. Questa è l'idea di Giacomo Corti, galbiatese laureato in design del prodotto industriale presso il Politecnico di Milano.

In primo piano Giacomo Corti intervistato da Andrea Besati

1.Per quale motivo hai scelto di iniziare l'università un anno dopo il diploma?

Arrivato alla fine dei cinque anni di liceo scientifico, non avevo idee su quale percorso universitario intraprendere. Sapevo che, in teoria, avrei dovuto iscrivermi ad una triennale legata ad una mia passione. Di fatto, però, durante i cinque anni di superiori non avevo incontrato nessun argomento che mi aveva entusiasmato a tal punto da volerlo approfondire anche all'università. Anche l'amore per il design e la cura dell'immagine è nato dopo. In questo quadro, pochi giorni prima di sostenere il test per il Politecnico, che comunque avrei svolto senza la convinzione e la preparazione necessarie, mi sono infortunato durante una partita di calcio. Le conseguenze psicologiche di questo evento mi hanno definitivamente convinto a prendermi un anno di pausa.

2.Che esperienze hai svolto durante tale anno di pausa?

Ho svolto tutta una serie di attività che mi sono servite quasi solo per guadagnare qualcosa. Per circa tre mesi, da ottobre a dicembre, ho trascorso il tempo in parte al telefono o al PC e in parte viaggiando per la Brianza: lavoravo per una compagnia assicurativa e il mio compito, sempre in affiancamento ad operatori esperti, era quello di proporre polizze. Per fortuna c'erano tanti ragazzi della mia età, altrimenti avrei probabilmente mollato prima. Da gennaio a luglio, nell'ambito di un programma di leva civica, ho lavorato presso il comune di Cesana Brianza. È stato un impiego più stimolante del precedente: tra le altre cose, tenevo aggiornati il sito internet e la pagina Facebook e preparavo le locandine per gli eventi. In contemporanea, fino a maggio tutti i pomeriggi ho partecipato ad un progetto di doposcuola in vari istituti della zona. Ripensandoci ora, probabilmente avrei dovuto svolgere un'esperienza all'estero.

3.Come mai hai scelto di studiare design del prodotto industriale al politecnico?

Durante l'anno trascorso lavorando, ho capito che volevo davvero iscrivermi all'università. Parallelamente, attraverso la lettura di riviste specialistiche ho approfondito il mio vecchio interesse per il design e la cura dell'immagine. In tal modo, ho compreso che erano quelli gli argomenti che volevo studiare. Ho quindi iniziato a raccogliere informazioni sugli istituti che offrivano corsi sul design, ovvero Politecnico e alcune accademie, attraverso i loro siti internet. La reputazione del Politecnico come eccellenza a livello mondiale mi ha spinto a tentare il test presso quell'ateneo. Sono riuscito ad entrare nel corso di design degli interni, che però non rappresentava la mia prima scelta. Poiché gli esami previsti il primo anno erano quasi uguali per tutte le triennali in design, cosa che appena uscito dalle superiori non sapevo, dopo due semestri sono riuscito a spostarmi al corso di design del prodotto industriale. Qui ho trovato quello che cercavo: lo studio del processo di realizzazione di un prodotto, partendo dall'idea e arrivando al modo in cui l'oggetto viene raccontato.

4.Ripensando all'esperienza in triennale, quali sono gli elementi che hai apprezzato maggiormente? Quali quelli che ti sono piaciuti di meno?

Ciò che più mi è piaciuto dell'esperienza in triennale è stato l'apprendere conoscenze e competenze tecniche utili alla progettazione. Insomma, diventare un vero progettista. Nell'ambito di questo percorso, un ruolo fondamentale lo svolgono i laboratori: essi prevedono dei lavori di gruppo e il conseguimento di risultati intermedi entro specifiche scadenze prima dell'esame finale. Attraverso queste esperienze ho potuto capire come si lavora in team e, soprattutto, quale è il ruolo più adatto a me in questi contesti. Non ho elementi negativi da segnalare. Sicuramente il ritmo di lavoro è martellante e il mio status di pendolare non ha facilitato le cose. Gestire consegne così frequenti quando ogni giorno si trascorrono quasi quattro ore sui mezzi pubblici non è per niente facile.

5.Secondo te quali sono le caratteristiche che uno studente dovrebbe avere per portare avanti con efficacia un percorso di studi come il tuo?

In quanto studente proveniente dal liceo scientifico, all'interno della classe facevo parte di una minoranza: l'80% dei miei compagni, infatti, proveniva dal liceo artistico e la differenza nel disegno a mano libera era evidente. Non bisogna farsi scoraggiare da questa situazione anche perché una delle prime cose che ti spiegano è che ciò che conta non è quanto uno è bravo a disegnare ma quanto è capace di sviluppare idee originali e di qualità. E comunque la maggior parte del lavoro sarà svolta al computer. Ritengo poi che sia fondamentale aprirsi al confronto con le idee degli altri dato che capita molto spesso di lavorare in team. Infine, è molto importante la curiosità: guardarsi intorno, studiare le idee dei designer di successo e cercare di carpirne segreti che potrebbero poi essere riapplicati nella risoluzione di altri problemi.

6.Conseguita la laurea hai scelto di iscriverti ad una magistrale o di andare a lavorare? Perché?

Attualmente sto lavorando presso un'azienda di prodotti di design su misura e ho il contratto fino ad ottobre, anche se le prospettive di carriera sono molto buone qualora decidessi di rimanere e mi dovessero confermare. Alla fine della triennale avevo un fortissimo desiderio di applicare nel mondo del lavoro tutte le competenze tecniche che avevo acquisito durante gli studi. Non vedevo veramente l'ora, tanto è vero che avevo iniziato a progettare oggetti per conto mio. Quando sono stato chiamato da quest'azienda molto importante, ho messo da parte il dubbio legato alla possibilità che un giorno avrei potuto soffrire la mancanza di quelle conoscenze che solo una magistrale ti dà e mi sono buttato. Del resto, certi treni passano una sola volta nella vita e, per di più, la struttura dove lavoro si trova vicino a dove vivo. Non escludo però di iscrivermi un giorno ad una specialistica o ad un master.

7.Che consigli ti sentiresti di dare ad uno studente che, come capitato a te, in prossimità della scelta dell'università subisce le conseguenze di un imprevisto?

Guarda, sarò molto diretto: io penso che non si debba iniziare tanto per iniziare scegliendo una triennale a caso. Prendersi un anno sabbatico può sembrare una perdita di tempo ma, di fatto, se si sbaglia la scelta universitaria si rischia di subirne le conseguenze anche nel futuro. Un anno sabbatico è pur sempre un solo anno. Consiglio poi di andare all'estero nel caso in cui se ne abbia la possibilità perché credo sia un'esperienza molto formativa.

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Rubrica a cura di Andrea Besati
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