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Scritto Sabato 23 aprile 2022 alle 14:25

Barzago, ''Storie in quota'': Eugenio Pirovano racconta i partigiani in Valsassina

"Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone, la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione". Così canta Francesco De Gregori ne "La storia" a proposito dell'impatto deflagrante di quest'ultima sulla traiettoria delle vicende umane. Proprio questo è stato l'oggetto dell'incontro tenutosi la sera del 22 aprile nell'ambito della rassegna "Storie in quota" presso l'aula civica di Barzago.
L'iniziativa è stata aperta da un brano tratto da "L'Agnese va a morire", romanzo di Renata Viganò, letto dalla referente della biblioteca, Milena Rocca.

Eugenio Pirovano

"La prima parte, la più semplice, la più lunga e la più comprensibile, era ormai al di là di una barriera, finita. Là c'era stato Palita, suo marito, la gatta, la casa, il lavoro e le cose di tutti i giorni, ripetute per quasi cinquant'anni. Quella che cominciava adesso era di certo la parte più breve. E di essa sapeva solo questo". Una vita divisa da un gesto violento quella dell'Agnese. Una vita divisa in due dalla Storia, quella che ha portato i tedeschi sulla sua strada. Ma la Storia ha avuto un simile impatto anche sulle vite di tutti quei soldati italiani che, rimasti senza guida dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, dovettero scegliere in autonomia a chi sparare, se ai fascisti o agli alleati.
Introdotto da Claudia Isacchi, assessore alla cultura del Comune di Barzago, Eugenio Pirovano ha raccontato ciò che accadde da quel momento in poi sulle montagne della Valsassina. Tra quelle cime e quei sentieri si rifugiarono soldati che decisero di non passare con i tedeschi, detenuti appena liberati dalle prigioni del regime e militanti dei partiti antifascisti. Del resto, De Gregori canta "E poi la gente (perché è la gente che fa la storia) quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,che sanno benissimo cosa fare".

Nel luglio 1944 questo eterogeneo gruppo di persone diede vita alla 55°Brigata F.lli Rosselli, confluita poi nella seconda divisione del Raggruppamento divisioni d'assalto garibaldine a partire dal settembre del 1944. Quella di questa brigata partigiana è una vicenda che Eugenio Pirovano e quattro suoi amici hanno tolto dal letargo, come si legge sul sito dell'associazione Banlieue (http://www.55rosselli.it/index.html) da loro fondata nel dicembre 2006.
"Abbiamo unito l'amicizia, la passione per la montagna, l'interesse per la storia e la voglia di indagare storie dimenticate della Resistenza" ha raccontato Eugenio Pirovano.
Questi sono stati gli ingredienti di un'indagine che, tra centri di ricerca, archivi e testimonianze raccolte in piccoli paesini di montagna, si è sviluppata secondo due direttrici.

Da sinistra l'ospite Eugenio Pirovano, il sindaco Mirko Ceroli, l'assessore
Claudia Isacchi, la bibliotecaria Milena Rocca e il consigliere Mattia Decio


Innanzitutto, la vita quotidiana tra le cime e i rifugi delle montagne lecchesi. Foto, riprese video e scritti sono confluiti in un filmato mostrato ieri alle persone che avevano occupato tutte le sedie disponibili nell'aula civica. Ad un certo punto, sullo schermo è comparso il volto del partigiano Ermes, il quale, descrivendo due suoi compagni partigiani restii a seguire le tattiche della guerriglia di fronte ai fascisti, li chiama "giovani ragazzi". L'intervistatore allora gli chiede "lei quanti anni aveva?". Il partigiano risponde "avevo 23 anni". C'è da chiedersi quale fosse l'età degli altri due uomini. "Un ruolo importante nella Resistenza lecchese è stato svolto anche dalla famiglia Guzzi, fondatrice dell'omonima azienda".
In quel periodo, se è vero che le due ruote Guzzi venivano scelte anche dai fascisti e dai tedeschi, i vertici della società di Mandello rifornivano di viveri e scarpe le formazioni partigiane. Ulisse Guzzi era comandante di stato maggiore delle divisioni partigiane mentre la moglie, Angela Locatelli, era responsabile delle staffette" ha raccontato Eugenio Pirovano.
L'altra direttrice della ricerca dell'associazione Banlieue ha portato i suoi membri ad attraversare quelle montagne definite da Piero Calamandrei nel 1955 come "i luoghi dove è nata la nostra Costituzione", ovvero i sentieri dove hanno camminato, vissuto e sono morti i partigiani.

Da sinistra l'assessore Claudia Isacchi e la bibliotecaria Milena Rocca

Pirovano e i suoi colleghi infatti, hanno ripercorso le orme della 55° Brigata Fratelli Rosselli posizionando personalmente targhe commemorative negli snodi fondamentali della vicenda di questi partigiani. Nell'ottobre del 1944, i tedeschi e i fascisti, forti di più di mille uomini, diedero il via ad un grosso rastrellamento in Valsassina, cosa che obbligò i membri della brigata a continui spostamenti. I nazisti fecero di tutto per rendere la montagna invivibile, bruciando rifugi e baite.
Di fronte all'impossibilità di resistere ulteriormente in quelle condizioni, i partigiani rimasti, radunati a Biandino, località sopra Introbio, decisero di dirigersi verso la frontiera con la Svizzera. La strada da Biandino a Bondo, paesino situato qualche kilometro dopo la dogana di Villa Chiavenna, è ciò su cui si è concentrata la prima parte dell'opera dell'associazione Banlieue. Un lavoro confluito nella guida "Sui sentieri della guerra partigiana in Valsassina - il percorso della 55°Brigata Fratelli Rosselli", la quale ha rappresentato solo il punto di partenza per una ricerca che progressivamente si è ampliata. Eugenio Pirovano e i suoi colleghi hanno poi realizzato una guida relativa all'area da Lecco a Introbio, dove tra la fine del 1943 e il 1944 agirono, oltre alla 55°Brigata Fratelli Rosselli, anche la brigata Carlo Pisacane e la brigata Giorgio Issel, dislocata in Val Taleggio.
Infine, i membri dell'associazione Banlieue si sono concentrati sull'area della Grigna, ovvero sui luoghi in cui ha vissuto ed ha agito la brigata Cacciatori delle Grigne.

Ognuna di queste guide, disponibili sul sito internet dell'associazione ma anche in molte biblioteche della provincia, nasconde un certosino lavoro di ricerca di informazioni, raggiungimento dei luoghi, scelta di dove posizionare le targhe. Pirovano e i suoi amici si sono occupati anche di guidare scolaresche in gita, nonché di svolgere iniziative con i comuni.
Eppure, piano piano, molte di quelle targhe sono sparite. Stupidità, ignoranza, o mancanza di rispetto verso la Storia e verso chi ha avuto la passione di raccontarla in quel modo originale. Chi lo sa. Ciò che è certo è che la soluzione migliore a questi atti vandalici, nonché il miglior modo per rendere onore all'egregio lavoro dell'associazione banlieue, è impedire che la storia della 55°Rosselli torni in letargo.
Andrea Besati
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