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Scritto Giovedì 19 maggio 2022 alle 08:47

Casatenovo: al Fumagalli la testimonianza di Andrea Devicenzi, atleta paraolimpico. Perse la gamba in un incidente stradale

Una mattinata intensa e molto particolare ha visto coinvolti i ragazzi delle classi dell'istituto Graziella Fumagalli di Casatenovo per la terza ed ultima lezione del progetto "Viaggio nel senso della strada". Il percorso formativo nato in collaborazione tra l'istituto e l'associazione "La Strada" ha voluto proporre a ben sette classi, per un totale di oltre centodieci alunni, tre incontri per sensibilizzare verso il tema della sicurezza e della responsabilità personale. Il dottor Stefano Orsenigo, vicepresidente dell'associazione "La Strada" e il dottor Paolo Perego, psicologo e ricercatore presso l'unita di ricerca di psicologia del traffico dell'Università cattolica di Milano hanno condotto i ragazzi alla scoperta di temi fondamentali che spesso vengono sottovalutati.

Andrea Devicenzi durante l'incontro con i ragazzi del Fumagalli

Dopo due lezioni il cui tema è stato prima l'orientamento e poi il senso del limite si è voluto concludere il percorso riflettendo sul senso della mancanza accogliendo la testimonianza di Andrea Devicenzi, atleta paraolimpico che ormai da anni gira le scuole e le aziende raccontando la sua storia. Un incontro speciale ed unico che è andato ad indagare a fondo nei sentimenti degli stessi ragazzi trattando le perdite personali e le reazioni che queste portano, le azioni che ne conseguono, la capacità di andare avanti e reagire, un modo maturo per gestire non solo le conseguenze ma anche il senso di colpa che attanaglia l'essere umano.
"Abbiamo deciso di partire da un senso di perdita personale, coinvolgere direttamente i ragazzi con la loro esperienza personale per capire a fondo cosa significa- ci ha spiegato Stefano Orsenigo- tutti abbiamo affrontato perdite più o meno gravi che ci riguardano personalmente, persone care, oggetti, occasioni e di fronte ad esse abbiamo visto il mondo crollarci addosso. Quello che vogliamo insegnare ai ragazzi è che la cosa più importante di tutte è la consapevolezza di ciò che accade, dobbiamo prendere la responsabilità di quello che facciamo, pensare prima di agire e magari fermarci un attimo. Dobbiamo sempre usare la testa, mai applicare la legge del taglione per punire gli altri o noi stessi per quello che accade. Tutto questo sta alla base della sicurezza e del senso civico non solo del guidare un mezzo, è una regola di vita che dovremmo seguire facendoci guidare dalla responsabilità. La storia di Andrea De Vicenzi ci insegna che di fronte ad una perdita c'è sempre una rinascita''.

Andrea Devicenzi è un autentico combattente, un sognatore, ma soprattutto uno sportivo che ha imparato a prendere di petto la vita e a trasformare le debolezze in punti di forza. Lo sport è sempre stato parte della sua vita, nuotava, correva e andava in moto fino a che il 28 agosto del 1990 un terribile incidente proprio sulle due ruote gli ha portato via la gamba sinistra. Di fronte ad una situazione in cui molti si sarebbero arresi Andrea ha trovato la forza per iniziare una nuova vita grazie alla consapevolezza di avere tra le mani il proprio destino. "Subito dopo l'incidente il mio primo pensiero è andato alla moto, solo dopo mi sono reso conto di quello che mi era successo, non avevo più una gamba. - ha raccontato Andrea ai ragazzi- l'amputazione non era il problema più grave, nella notte avevo subito un arresto cardiaco, per circa cinquanta secondi il mio cervello era rimasto senza ossigeno, nessuno sapeva se mi sarei mai svegliato. I sei mesi dopo l'intervento sono stati molto difficili, continuavo a pormi il problema non riguardo a ciò che potevo fare, ma su ciò che ero convinto di non poter fare. Non è stato facile, all'inizio avevo paura di essere giudicato, di essere considerato storpio e di non essere mai come gli altri, ho iniziato ad indossare una protesi e poi in me è scattato qualcosa. Ho lavorato tanto per recuperare non solo a livello fisico, ma soprattutto psicologico capendo che non dovevo avere più vergogna, a mettere un attimo da parte il giudizio degli altri ed essere semplicemente io. Spesso occorre lasciar perdere i giudizi delle persone, pensare con la propria testa e non essere frenati dai limiti che gli altri pretendono di imporci, non bisogna nascondersi''.

Andrea Devicenzi ha avuto una forza incredibile, di fronte ad una perdita è diventato più forte di prima, si è rialzato per perseguire dei veri e propri obiettivi. La presa di consapevolezza del suo incidente è stato il punto di svolta fondamentale che gli ha permesso di superare barriere invalicabili, una volta che lui si era accettato avrebbero potuto e dovuto farlo tutti gli altri. Negli anni è stato protagonista di un incredibile numero di sport, ha gareggiato con la nazionale correndo aiutato con le sue stampelle, ha pedalato percorrendo grandi distanze, ha remato, ha giocato a pallone, non si è mai posto dei limiti. "L'importante è avere un obiettivo, avere il coraggio di prendere in mano la propria vita e le proprie responsabilità- prosegue Andrea- nella scuola come nella vita occorre adattarsi, abbattere le barriere e fare dei sacrifici, se abbiamo un sogno non importa quanto duramente dovremo lottare. Spesso per giudicare il successo di qualcuno si parla di fortuna, ma quello è un'altra cosa; il successo è fatto di sacrifici, di dedizione, dalla capacità di mettersi in gioco. Prendete per esempio Michael Phelps, il nuotatore più vincente di sempre, tutte le medaglie che ha conquistato sono arrivate in seguito ai suoi sacrifici, ogni giorno si svegliava alle 4.30 e percorreva in media una distanza incredibile a nuoto, non può essere tutta fortuna".

Non sempre si vince, la sconfitta è parte del gioco e Andrea dà ai ragazzi una vera e propria lezione sul senso del sacrifico ma anche dell'incredibile forza di volontà. Lo sport insegna a perdere, l'importante è dare il 100%; in una gara tutti si presentano al via con il medesimo sogno, ma solo ad uno verrà permesso di realizzarlo.

I ragazzi ascoltano attenti il racconto di Andrea, in silenzio ed immersi nella sua storia. All'inizio sono sorpresi, credono non sia possibile, poi iniziano a capire che il segreto è la presa di coscienza dei nostri gesti, la consapevolezza di quello che si è fatto e si potrebbe fare, il coraggio di avere un sogno di fare tutto per perseguirlo. A turno alzano la mano per porre domande, vogliono sapere di più sulla sua perdita e nel frattempo raccontano la loro, è uno scambio di esperienze di vita che fa bene al cuore e grazie a cui nel frattempo crescono. È il termine del viaggio nel senso della strada in cui a loro modo sono cresciuti, sono sempre dei ragazzi di quinta superiore, ma con la capacità di prendere coscienza della vita, di rendersi conto delle proprie potenzialità. Sono giovani, hanno tanti sogni e la vita ha solo iniziato a porre di fronte a loro degli ostacoli, ma dopo l'incontro di oggi sicuramente li affronteranno con più sagacia con la consapevolezza di non bisogna aver paura mettersi in gioco.

Andrea ha deciso proprio di mettersi in gioco per l'ennesima volta, infatti il prossimo 4 luglio partirà verso l'Islanda per intraprendere un'incredibile pedalata lunga più di 2000 chilometri.

G.M.
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