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Scritto Sabato 04 giugno 2022 alle 17:56

Dolzago: per la festa della Repubblica un concerto in sala consiliare

"Per la ricorrenza del due giugno ci ispiriamo agli ideali della Resistenza, dalla quale discendono i principi fondanti della nostra Costituzione, portavoce dei nostri valori" hanno detto gli artisti Nicola Portonato e Natalya Chesnova in apertura del concerto svoltosi in sala consigliare a Dolzago nel giorno in cui si celebra la Festa della Repubblica.

Guardando al panorama musicale gli autori si sono concentrati su un peculiare aspetto: la libertà di pensiero e parola. La resistenza che diventa in questo caso culturale, portata avanti con la musica e la canzone, per contrastare e combattere i regimi del tempo. Dialogando con i presenti, attraverso brani e letture, hanno ripercorso le tappe di quegli anni in cui musicisti e parolieri più progressisti sono stati censurati e ridotti al silenzio.
"Libertà per noi vuol dire molte cose: scegliere i film che si vogliono vedere, leggere i libri che più ci appassionano, viaggiare nel mondo, parlare liberamente e scegliere in che cosa credere, o di non credere affatto. Tutti noi apprezziamo di poter vivere in un paese che riconosce queste libertà. Ed in modo particolare lo apprezza mia moglie, Natalya Chesnova, che è nata in Bielorussia, un paese in cui queste libertà non sono scontate" ha spiegato l'artista, salutando gli ospiti e ringraziando l'amministrazione comunale per l'ospitalità.

Nel periodo fascista fu vietata la musica jazz, definita in modo razzista "ebraica", "massonica". Era però l'epoca in cui oltreoceano questa musica stava fiorendo. Nonostante il divieto furono infatti molti gli artisti che anche in Italia si dedicarono a comporre queste melodie. "I regimi oppressivi spesso vedono nemici dove non ci sono, e non li vedono dove invece ci sono. Gli autori del tempo dovevano fare i salti mortali per proporre al pubblico la propria musica. La cosa curiosa, e per certi versi divertente, è che molte delle canzoni che vennero proposte in quegli anni alla fine finivano sotto i riflettori della censura non tanto perché fosse musica dichiaratamente jazz quanto perché fu ravvisabile nei loro testi satira al regime". È il caso dello stornello romano, risalente alla metà dell'800 "Maramao perché sei morto", messo in musica da Panzeri e Consiglio, che fu scritto sulla tomba del padre di un gerarca fascista facendo così rischiare ai due compositori la galera.

Diverse furono le canzoni che, pur prendendo di mira il regime fascista, la sua propaganda e le diverse personalità al potere, riuscirono a non subire sanzioni. Altrettante le canzoni che invece costarono giorni di carcere con l'accusa, assolutamente infondata, di trasmettere messaggi in codice al nemico.
Il discorso viene poi attualizzato, portato fino ai giorni nostri. Il concerto, infatti, esordisce con la lettura di un brano di Salvadore Quasimodo "Le fronde dei Salici" raffigurante in modo lirico la situazione dell'Italia l'8 settembre in mano all'invasore tedesco, accompagnato da un brano di musica turca contemporanea, composto della band curda Grup Yorum processata nel 2015 dal regime di Erdogan e costretta al silenzio per le proprie idee politiche.
"Vogliamo rendere attuale il discorso, affinché risulti più comprensibile anche alle nuove generazioni con esempi più vicini a loro, guardando ai regimi autoritari ancora oggi amici del fascismo o che ad esso si ispirano nei modi. È il caso della musica d'autore catalana censurata da Francisco Franco ma cantata impunemente dalla folla nei concerti fino agli anni '70 del secolo scorso e ripresa nelle contestazioni dell'estate 2020 in Bielorussia" hanno spiegato.

Cercando di articolare una proposta multidisciplinare, che non manca di riproporre i canti della resistenza, l'intento degli artisti è quello di trascorrere con il pubblico momenti di ricordo e rievocazione. "Partendo da quel periodo, giungendo fino ai giorni nostri, ricordiamo a chi ci ascolta quanto sia importante non abbassare mai la guardia nei confronti di idee, persone e azioni pericolose, che ancora oggi infestano la nostra società".
Sa.A.
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