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Scritto Domenica 05 giugno 2022 alle 14:43

Viaggio in Brianza/38: tappa a Cascina Masè di Monticello, ristrutturata da poco

In questa tappa del nostro Viaggio in Brianza ci fermiamo nel centro storico di Monticello dove una storica struttura dalla vocazione agricola-residenziale è stata da poco ristrutturata, tornando al suo antico splendore. Si tratta della Cascina Masè.

LA VITA CONTADINA DI CASCINA MASE'
Il nome di questa cascina deriva probabilmente dal fatto che in essa trovava posto una masseria, ovvero un luogo in cui venivano ricoverati gli animali delle famiglie fondiarie della zona insediate nel corso del diciassettesimo secolo. Con il tempo queste famiglie hanno venduto le loro proprietà e nel Novecento la cascina è divenuta dimora di diverse famiglie di contadini che spartivano gran parte della loro vita tra i campi e le loro stalle.
Costruita nel 1878 era composta da quello che oggi è il corpo di destra (osservando la cascina dal cortile), presentandosi con tre piani, due dei quali con dei loggioni che fungono da copertura per il piccolo portico al piano terra. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del nuovo secolo, la cascina venne ampliata con l'aggiunta di un corpo ad arcate in mattoni che permise di ospitare sino a sei numerose famiglie di contadini.

Sergio Crippa, nato proprio in questa cascina, ci ha ricordato com'era la vita in quel cortile quando lui era bambino. "I contadini si alzavano tutti i giorni alle cinque e mezzo per andare a pulire le stalle ed eventualmente a mungere anche le mucche. Ogni famiglia aveva la sua stalla ed il suo fienile, in un edificio di fronte alla cascina; questa struttura era divisa tra le varie famiglie, cosa che si può notare facilmente ancora oggi dato che le stalle hanno mantenuto la loro struttura originale, chiaramente non di pregio dato l'uso che veniva fatto di questi edifici. Alla sera, al ritorno dai campi, i contadini tornavano in stalla a mungere le mucche e poi, prima di rientrare per la cena, ricorso bene che si sciacquavano con delle grandi tinozze di acqua sotto il portico. Dopo il pasto serale i contadini tornavano in stalla per continuare a mungere oppure a sistemare gli attrezzi che sarebbero serviti il giorno seguente. Il centro della vita in cascina, qui come in tante altre in zona, era il cortile. I bambini e le donne trascorrevano le loro giornate giocando e rassettando la casa, cucendo e cucinando. Erano proprio altri tempi!"

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Il periodo di maggior agitazione in cascina era l'estate durante la quale veniva raccolto il frumento dai campi e caricato sui diversi carretti per poterlo portare in cascina. "Il cortile si riempiva di questi carretti carichi di spighe di frumento appena falciate" ci racconta Crippa. "I diversi contadini stipavano il loro raccolto in delle "mede" ovvero dei covoni di spighe legati con lo spago per conservarli in attesa della trebbiatrice. La trebbiatrice è quel macchinario che ha sostituito l'uomo nella separazione tra i semi e gli scarti delle spighe, tutt'oggi utilizzato anche se più moderno e spesso unito alla mietitrice, prendendo il nome di mietitrebbia (questa macchina si utilizza direttamente sul campo dove miete le spighe e separa direttamente la granaglia dagli scarti). Questo grande macchinario che veniva accolto dai bambini a festa, veniva affittato dalle diverse cascine per poter trebbiare il proprio raccolto, dato che sarebbe stato un acquisto troppo oneroso per dei contadini".

Da sinistra Christian Gentile, l'architetto Angelo Perego e Sergio Crippa

Altro periodo di piena attività era quello che si aveva ad ottobre, in seguito alla raccolta del granturco: tutta la cascina si trovava la sera a sgranare sia le pannocchie che il rosario. La nenia dell'Ave Maria accompagnava infatti i contadini e le loro famiglie nello svolgimento di questa mansione.

I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE
Lo scorso anno i condomini sono riusciti ad accordarsi nell'intraprendere un percorso di ristrutturazione della cascina che si stava ammalorando con il trascorrere dei decenni. Il ritardo nell'intervenire è stato causato delle discussioni tra i proprietari nativi della cascina e quelli che invece erano divenuti titolari nel tempo; dopo vari tentativi di mediazione, la possibilità di accedere a vantaggiose agevolazioni fiscali e grazie anche al lavoro dell'architetto Angelo Perego, si è riusciti a realizzare un progetto attraverso il quale ridare alla struttura monticellese lo splendore che oggi possiamo osservare.

L'architetto Perego ci ha confermato che questa cascina è stata vissuta come azienda agricola sino al secondo dopoguerra quando è stata ampliata con il nuovo corpo ad arcate. ''L'unico lavoro svolto è stato sul tetto una decina di anni fa, ma per il resto della struttura il tempo stava avendo la meglio rischiando di condannare lo stabile a gravi conseguenze'' ci ha spiegato il professionista casatese. ''I lavori iniziati nel settembre dello scorso anno hanno riguardato le sole parti comuni, quindi le facciate e l'impiantistica. Per quanto riguarda gli impianti si sono realizzati due quadri che raggruppano tutti i contatori di acqua, gas e luce che prima erano sparsi nei diversi appartamenti. Riguardo le facciate e gli elementi comuni ai condomini è stata interpellata la Soprintendenza dato che tutto il territorio di Monticello è sottoposto a vincolo ambientale. Seguendo le linee guida abbiamo realizzato il progetto che ha portato a diversi interventi: si sono mantenute le travi di supporto dei loggioni in legno originali affiancandole con delle travi in ferro per garantire la portanza delle terrazze; si sono recuperate e ripulite le parti in mattoni; si sono sostituiti i davanzali originariamente in pietra molerà con più durevoli in granito; sono state alzate le ringhiere per metterle a norma e sono state sostituite le persiane utilizzando quelle scorrevoli per le finestre del piano terra che danno su via Bocconi, questo per evitare di colpire dei passanti aprendo le imposte''.

Per la colorazione delle facciate si è reso necessario utilizzare una colorazione particolare, eseguita da specialisti. Questa lavorazione ci è stata riassunta brevemente dal capomastro Cristian Gentile. ''La Soprintendenza ci ha vietato di utilizzare materiali sintetici; quindi si è optato per un rasante minerale fine in calce che permettesse anche di mettere in evidenza i vari spessori ed imperfezioni della muratura. Il colore che è stato scelto è stato ricavato da degli studi con cui si è potuto identificare il colore originale della cascina, ricreandolo appositamente per questi lavori di restauro''.
I lavori sono durati otto mesi e si sono conclusi da poco riportando alla luce un meraviglioso pezzo di storia del nostro territorio. Il resto dei lavori sono ora di competenza dei privati che dovranno intervenire rispettivamente nei diversi appartamenti per renderli abitabili.

GLI AFFRERSCHI, IL CIRCOLO DEI LAVORATORI E L'ANTICO POZZO
Durante i lavori di restauro sono emersi degli affreschi di tradizione contadina, poi restaurati grazie all'intervento di uno specialista. Si possono osservare due affreschi sotto alle arcate in mattoni, entrambi datati 1909; si tratta di un Sant'Ambrogio insieme a San Giobbe ed un altro affresco che non si è stati in grado di riconoscere dato che manca una denominazione, ma si potrebbe dedurre qualcosa se si riuscisse a riconoscere la chiesa che tale Santo tiene in mano.
Sotto il loggione più antico della cascina si è ritrovato un altro affresco raffigurante la Vergine: dato che si trova nella parte più antica della cascina, è probabile che appartenga ad un periodo antecedente agli altri due.

Sotto all'arcata d'ingresso al cortile, sulla porta di sinistra, è stata ritrovata un'insegna con le lettere "C" e "L" che si incrociano. L'architetto Perego ci ha spiegato che negli anni Ottanta qui aveva sede il Circolo dei Lavoratori dove si ritrovavano nel tempo libero per giocare a carte e scambiare due chiacchiere.
Altro elemento caratteristico di questa cascina è il pozzo per l'acqua. Utilizzato per decenni per approvvigionarsi di acqua fresca si trova in fondo al cortile sulla sinistra, mentre quello che si trova a destra è successivo e messo in comunicazione con il primo. Oggi sono entrambi inutilizzati, per quanto si possa ancora trovare dell'acqua al di sotto di essi.

L'ARTE DI SERGIO CRIPPA IN CASCINA MASE'
É molto probabile che, in giro per la Brianza, abbiate almeno una volta incontrato un'opera di Sergio Crippa. L'artista brianzolo è uno dei più prolifici del territorio e ha realizzato, nel corso di quasi quarant'anni di attività, opere con molti materiali e tecniche diverse.
Nella sua esperienza artistica ha sempre posto al centro delle sue opere il desiderio di esprimere il proprio pensiero, le proprie riflessioni o paure. Ciò che stupisce è la sua capacità di essere stato in grado di apprendere come domare la materia per renderla capace di esprimere il suo messaggio, qualsiasi essa sia: lastre di piombo, rame, legno, marmo e granito.
Le sue opere sono esposte in vari luoghi su tutto il nostro territorio ma anche in altre regioni italiane. In Brianza, ad esempio, potete trovare alcuni suoi lavori presso il Santuario della Madonna del Bosco oppure sul sentiero che da Cagliano conduce sulla cima del San Genesio.

La gran parte dei frutti del suo estro artistico, però, è esposta nel suo laboratorio a Monticello, dentro ad una vecchia stalla della Cascina Masè appartenuta a suo nonno. Qui ha ricreato uno spazio in cui è possibile immergersi nella sua arte.
"Nel 1986, a trentun'anni, ho iniziato a lavorare un pezzo di piombo che avevo avanzato dal mio lavoro di idraulico. Da lì ho iniziato a trascorrere sempre più tempo nel mio laboratorio a realizzare varie opere con cui poter esprimere sia sacro che profano, affrontando stili che si avvicinano al futurismo ed al surrealismo, avendo come obbiettivo quello di dare un senso alla materia che lavoro con le mie mani. Infatti attraverso l'arte cerco di dare sfogo alle mie sensazioni dando vita a ciò che percepisco e vivo" ci ha raccontato Sergio mostrandoci alcune delle sue opere.
Con questo esempio di cascina restaurata speriamo di promuovere altri simili interventi permettendo di mantenere questi grandi rappresentanti della storia del nostro territorio. Sarebbe meraviglioso veder rivivere questi luoghi piuttosto che spingere per la realizzazione di nuovi fabbricati.

Vorremmo ringraziare Sergio Crippa per averci raccontato i suoi ricordi e la sua arte, ma un ringraziamento è dovuto anche all'architetto Angelo Perego ed al Capomastro Christian Gentile per il lavoro da loro svolto su questa cascina che permetterà a molti di poter godere della sua bellezza.

Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
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