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Scritto Lunedì 20 giugno 2022 alle 15:56

Casatenovo: don Andrea ricorda i 10 anni di sacerdozio in una chiesa gremita di fedeli

In una chiesa gremita di fedeli, stretti attorno a lui per questo sentitissimo momento, ha celebrato ieri, domenica 19 giugno, il decimo anniversario di sacerdozio don Andrea Perego, durante la messa domenicale presso la S. Chiesa di San Giorgio a Casatenovo.

Don Andrea Perego

A inizio celebrazione, i fedeli hanno accolto in un sentito coro don Andrea, che ha fatto il suo ingresso in processione accompagnato dal prevosto don Antonio, dal diacono Gabriele Scariolo, da don Marco Rapelli, don Luciano Galbusera, don Romano Crippa e don Piergiorgio Fumagalli. Le parole di introduzione e accoglienza di don Antonio e dei fedeli hanno quindi dato il via a questa sentita funzione.

"La liturgia di oggi definisce il corpo e il sangue di Cristo come memoriale. Il memoriale non è un semplice ricordo, ma è l'attuazione reale degli eventi che rappresenta, cioè del corpo e del sangue di Cristo, del cibo vero che soddisfa in profondità la nostra sete di eternità, e quindi il nostro sguardo verso Dio e verso gli altri. Il memoriale è il modo in cui Cristo ci ha amati e ha dato la sua vita per noi e per il bene dell'umanità, e così coinvolge il presente, il passato e il futuro" ha detto don Andrea durante l'omelia. "Chiediamo al Signore di partecipare in profondità al significato di questa festa, che con la processione ha assunto un valore pubblico nel corso della storia, come desiderio di comunicare a tutti quelli che vivono nel medesimo paese questa forza nel memoriale del corpo e sangue di Cristo, per attingere, attraverso il sacramento, alla sostanza di quello che la solennità ci propone. Ecco il cuore della vocazione cristiana: fare della propria stessa vita un memoriale, un'attuazione reale del grande dono d'amore di Cristo per ogni uomo e per ogni donna".

"Nel clima di questa festa ho la grazia di celebrare i primi dieci anni del mio servizio sacerdotale. Mi vorrei soffermare solo su tre punti. Il primo, tratto dalla lettura: "Per questo il Signore è paziente verso di loro ed effonde su di loro la sua misericordia". La storia di alleanza che Dio vuole stringere con ciascuno di noi è una storia di fedeltà, la fedeltà di Dio per l'uomo, la sua passione per la redenzione della creazione e per la salvezza dell'umanità intera. Siamo tutti inseriti in questa storia, ed è Dio l'autore e il perfezionatore del nostro cammino, egli solo sa scrivere dritto anche nelle righe storte delle nostre vicende, pur segnate dal male e dal peccato. Per questo il Signore è paziente con tutti noi, effonde su noi la sua misericordia, sempre ci accompagna e mai nessuno esclude dal suo amore. Ecco perché non possiamo esimerci dal riconoscere che tutte quelle volte che qualcuno si è sentito escluso dall'amore di Cristo è stato a causa della nostra incapacità di ascoltare, di accogliere, di accettare quanto, ciascuno di noi, comunità cristiana, deve ancora convertirsi. E di questo chiediamo perdono a Dio, perché, come dice sempre la lettura, la misericordia dell'uomo riguarda il suo prossimo, la misericordia del Signore ogni essere vivente. Quando l'uomo ha finito, allora il Signore comincia, quando l'uomo si ferma, allora il Signore rimane perplesso".

Numerosi sono stati poi i momenti di omaggio e gratitudine nei confronti del sacerdote durante la celebrazione, dall'offertorio alla preghiera dei fedeli, tutti animati da giovani e membri della comunità che, nel corso di questi dieci anni, sono stati particolarmente vicini al sacerdote.

"Il secondo punto, che traggo dall'epistola: "Anche noi che possediamo le primizie dello spirito gemiamo interiormente, aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo". Lungo il nostro personale cammino di fede chi ha occhi per vedere oltre le cose non può che sentirsi attratto da questa passione di Dio per l'uomo e provare lui stesso il medesimo desiderio di salvezza che Cristo è venuto ad annunciare senza misura. In questo cammino verso la gloria siamo invitati ad armarci di speranza, attendendo con pazienza il compimento di quella rivelazione che in noi è solo incominciata. In questo cammino noi abbiamo solo la primizia dello spirito, un anticipo di quella che sarà la gloria definitiva. La caparra è lo spirito stesso, che permette di gridare "Abbà, Padre", segno di un anelito insaziabile di compimento, diretto a colui che ci guida sostenendo il nostro cammino con il suo aiuto e ci apre la prospettiva futura della gloria. È la stessa ardente aspettativa che mi spinge a rinnovare il mio "sì" al progetto di amore di Dio per ogni uomo e per ogni donna in modo ancora più autentico di dieci anni fa, con una voce nuova, che ha assunto colorazioni più profonde, e che ha il profumo della libertà della gloria dei figli di Dio. La gloria futura, che sarà rivelata in noi, significata da quel piccolo pezzo di pane che è il nostro nutrimento vitale e ci dona speranza, è ciò che sempre deve animarci, senza mai scomparire e senza il quale la Chiesa perderebbe la propria voce, la propria bellezza e il proprio fascino, che è vero perché non è il nostro, ma è quello del Cristo crocifisso e risorto".

"Il terzo punto, tratto dal Vangelo: "Cercate invece, anzitutto, il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta". Cristo non è venuto per spiegare i grandi misteri della vita, ma è venuto per riempirli della sua presenza. Viviamo in un'epoca entusiasmante per la possibilità che la tecnologia ci offre, per la consapevolezza dei diritti umani e per la percezione sempre più diffusa all'appartenenza universale dell'unica famiglia umana. Noi cristiani, oggi come non mai, siamo chiamati a far risplendere la presenza di Cristo nel mondo, il Vangelo stesso ci impone di essere nel mondo segno sacramentale dell'amore crocifisso, unica via di possibilità reale per ogni uomo e per ogni donna. Possiamo anche smettere di preoccuparci della nostra vita, di quello che mangeremo o berremo e del nostro corpo, di quello che indosseremo, ma non possiamo rinunciare a collaborare per l'unificazione del Regno di Dio e della sua giustizia. Il viaggio a cui ci spinge la vicenda umana di Cristo è davvero insolito, e il viaggio che a breve intraprenderò, sospinto dal vangelo, non è più insolito di quello che aspetta ciascuno di noi: è principalmente un viaggio interiore, che ha come principio l'affidamento al Padre Celeste. È un viaggio che ci coinvolge, che ha a che fare con noi stessi, con il prossimo e con il mondo, con la gloria eterna di Dio".

Dopo un pensiero riconoscente da parte di Carmen Meggiolaro - a capo del Consiglio Pastorale - a nome di tutta la comunità, oltre a quello dell'omelia, anche la conclusione della celebrazione è stato dedicato all'espressione, da parte di don Andrea, di gratitudine e riconoscenza per tutta la comunità di casatesi. "Secondo me il signor previsto ha colto benissimo in una parola i sentimenti che mi abitano nel cuore queste settimane, cioè la parola gratitudine: prima di tutto sono grato al Signore, per tutto il cammino che mi ha fatto percorrere, grato al Signore per il cammino che mi aspetta davanti a me, e grato al Signore anche per questa vocazione nella vocazione, anche se mi fa ancora abbastanza strano usare la parola missionario, però credo che dovrò abituarmi" ha detto.

"Credo che questa sia una grande grazia che il Signore ha fatto alla mia vocazione, ma come sempre la grazia di Dio non è che abita nel cielo e che non ci tocca mai, questa grazia di Dio arriva attraverso gli incontri, attraverso le relazioni, attraverso i testimoni, e io devo trasformare la parola "grazia" in "grazie" perché credo che questa vocazione nella vocazione, ossia il dono che sarà la missione, è stato grazie a Casatenovo, quindi grazie a voi, a quello che mi avete dato in questi dieci anni, mi scuso per quello che non ho saputo dare, per quello che avrei potuto dare o dire in modo diverso, e invece magari uno si fa prendere dai propri limiti e sbaglia, quindi chiedo scusa se ho sbagliato, ma grazie davvero di cuore a Casatenovo, perché sento che questo dono che il Signore fa alla mia vita è merito vostro, quindi il più grande applauso lo vorrei fare a voi".

A fine estate - seppure la data non sia ancora certa - don Andrea lascerà Casatenovo dopo undici anni per volare in Brasile: sarà fidei donum in una missione nella città di Salvador, nel nord est del Paese. Sono già in corso i preparativi per salutarlo e ringraziando a chiusura di questa lunga parentesi al servizio della comunità pastorale Maria Regina di tutti i Santi.

Giulia Guddemi
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