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Scritto Martedì 23 agosto 2022 alle 07:35

Parco del Curone: biker e divieti, considerazioni e suggerimenti

Anch'io sono un biker, nato e residente al limitare del Parco. Da anni pratico quasi esclusivamente MTB in quanto il ciclismo su strada è diventato troppo pericoloso. Da 40 anni frequento il Parco spesso anche a piedi e posso sostenere che i divieti nei confronti delle bici, pur essendo in parte giustificati, sono percepiti sproporzionati rispetto alle libertà lasciate agli altri frequentatori che arrivano in auto fin oltre dove concesso, magari parcheggiano dentro un campo e poi fanno due passi giusto per far defecare il cane (senza il guinzaglio a norma o addirittura senza) o per mettere le gambe sotto un tavolo di un agriturismo. In autunno, quando cadono le foglie, alcuni sentieri non sono percorribili non perché siano vietati ma perché sono pieni di deiezioni canine coperte dalle foglie quindi non evitabili. Ne avrei molti di aneddoti in merito, anche divertenti... Salendo dalla Valfredda, nel punto più ripido, ho incontrato un gruppo di 5 persone con due cani che occupavano tutto il sentiero. Ho chiesto di lasciarmi passare e siccome indugiavano ho fatto presente che prima di tutto i cani dovevano essere al guinzaglio (la legge impone 150cm). Per risposta mi sono stati aizzati contro i due cani. La sicurezza e fruibilità del Parco deve essere gestita a 360°, non solo imponendo limiti ma monitorando cosa accade in tempo reale. Oggigiorno esitono ottime videocamere di sicurezza e pure green, cioè alimentate da pannelli solari. I divieti ad alcuni sentieri sono giustificabili non altrettanto l'accanimento verso i bikers come se fossero loro la principale causa di un potenziale degrado ambientale. L'impronta a terra di una gomma è inferiore ad una suola di due scarponi con suola in vibram. Sono altrettatanto giustificabili perché negli ultimi anni c'è stato il boom delle E-bike per cui si trovano un po' troppi ciclisti che percorrono sentieri ripidi che non sarebbero in grado di fare senza l'ausilio di un motore, per poi lanciarsi in discesa in stile downhill.
L'Ente Parco non dovrebbe limitarsi a mettere i cartelli di divieto ma pubblicare e tenere aggiornate sul proprio sito ufficiale le tracce GPS dei percorsi consentiti alle bici e quelli esclusivamente pedonabili. Molti bikers ma anche runners arrivano da fuori e di certo non hanno con sè l'orribile PDF scaricabile dal sito che non sarebbero in grado di decifrare non conoscendo il posto. La maggior parte usa smartwatch, smartphone o computer da bici su cui hanno caricato una traccia magari vecchia, trovata su qualche sito e che non tiene conto degli ultimi divieti. Adeguarsi non è mai troppo tardi.
Paolo biker
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