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Scritto Mercoledì 05 ottobre 2022 alle 09:29

Molteno: il CAI festeggia 60 anni di attività con musica e l'ospite Matteo Della Bordella

Festa grande la sezione CAI di Molteno che quest'anno ha celebrato i 60 anni di fondazione grazie alle attività e iniziative che si sono protratte nel tempo. La ricorrenza è stata ampiamente ricordata: lo scorso fine settimana, una torre di arrampicata è stata messa a disposizione delle famiglie in oratorio, mentre sabato 1 ottobre è arrivato un ospite, l'alpinista Matteo Della Bordella, in un'apprezzatissima serata animata dal coro CAI.

A sinistra Matteo Della Bordella con il presidente Giuseppe Beretta

La nascita dell'associazione risale al 1 marzo 1962, come ha ricordato il presentatore della serata, il professor Antonio Molteni: "Il verbale di fondazione evidenzia il duplice scopo per cui nasce la sezione: inculcare e diffondere in tutti l'amore per la montagna e - così si legge - onorare la memoria dell'amico Carlo Monti di Sirone, già socio del CAI, sezione di Lecco, deceduto per malasorte il primo febbraio 1959 dopo un'escursione fatta con due compagni salendo al Torrione Fiorelli nel gruppo delle Grigne". I soci che costituiscono la sezione sono 125 e il primo presidente è Nino Monti, padre di Carlo. Il comitato che viene costituito comprende rappresentanti dei vari paesi di residenza dei soci: Molteno, Sirone, Bulciago, Costa Masnaga, Oggiono, Dolzago, Rogeno, Lecco e perfino Milano.

In questa lunga storia, tante iniziative sono state portate avanti e sostenute dai presidenti che si sono succeduti: Nino Monti, Emanuele Molteni (deceduto nel 1965, a pochi mesi dalla sua elezione, per insufficienza cardiaca, durante un 'escursione al rifugio Rosalba in Grigna), Nino Panzeri, Luciano Cazzaniga, Gianni Sacchi, Antonio Pattarini, Edoardo Sirtori, Maurizio Villa, Roberto Galbusera, Domenico Farina e Giuseppe Beretta.

Svariate le imprese alpinistiche significative che costituiscono un vanto per l'associazione: "Si va da quelle compiute sulle nostre Alpi, come - solo per citarne alcune - le tredici cime scalate in due soli giorni nel gruppo Ortles Cevedale, la prima invernale sul Pilastro Sud-Est del Pizzo Ventina, l'ascensione allo Sperone Nord del Monte Disgrazia per la "via degli inglesi", e le scalate del Badile, del Gran Zebri, del Bernina, del Cervino, del Monte Bianco, a quelle che hanno portato gli alpinisti del CAI Molteno sulla catena dell'Himalaya e sulla catena del Karakorum, dove, nel ghiacciaio del Baltoro, viene battezzata, a 4410 metri di altezza, la Cima CAI Molteno, e ancora in America, dove si va dalle profondità del Gran Canyon alle vertigini del Yosemite".

Nel 1966 è stata inaugurata la lapide in ricordo dei caduti delle Grigne (nel 1988 verrà posato un secondo riquadro), posta nella chiesetta dei Resinelli, dove ogni anno in autunno si celebra la messa commemorativa per i soci defunti, mentre dopo due anni nasce il Trofeo sciistico Alta Brianza e nel 1972 vede la luce il primo corso di sci che prosegue ancora oggi. Altra apprezzata iniziativa, che ha visto tante generazioni di giovani avvicinarsi alla montagna, è l'escursionismo per i ragazzi da 9 a 14 anni, avviato nel 1977. Nel 1988 viene inaugurata la nuova sede, alla presenza dell'alpinista Riccardo Cassin: si tratta di un prefabbricato acquistato dal Comune di Majano nel Friuli, utilizzato per ospitare quattro famiglie in occasione del grave terremoto che nel 1976 aveva colpito la regione. L'area di edificazione era stata individuata sotto l'amministrazione del sindaco Adelio Ratti, mentre l'architetto Carlo Meda ne ha seguito i lavori di costruzione: ad entrambi il CAI, che li annovera tra i soci, ha voluto esprimere un particolare ringraziamento.

Nel 1998 Il CAI Molteno ha partecipato all'iniziativa "Una settimana a Nocera Umbra" per portare la sua opera di solidarietà alla regione colpita dal terremoto, mentre nel 2002, in occasione dei 40 anni di sezione - che coincide con l'anno internazionale della montagna - i soci lo celebrano scalando una serie di vette alpine superiori ai 4.000 metri (su tutte Monte Rosa, il Cervino e il Monte Bianco dal versante francese).
Negli anni successivi, viene realizzato un sito internet per dare comunicazione delle attività e avviata l'iniziativa del trekking di gruppo che ha portato i soci in Sicilia, Sardegna, Calabria, Portogallo e Costiera amalfitana. Nel 2009 viene costituito il coro Cai che si presenta, la prima volta, in occasione della tradizionale messa per i Caduti della Montagna ai Resinelli: è diretto da Ione Stefanelli ed è composto da 20 voci.

Per i 50 anni di storia, nel 2012, è stato realizzato il volume "Di montagna in montagna. La nostra storia" e, per la festa, viene ospitato l'alpinista Mario Panzeri di Costa Masnaga che ha scalato, senza il supporto dell'ossigeno, tutti i 14 "'ottomila".
La serata ha visto la presenza delle autorità che si sono complimentate con un'associazione da lungo tempo radicata sul territorio: il sindaco di Molteno Giuseppe Chiarella, l'assessore ai servizi sociali di Garbagnate Monastero Santina Motta e don Francesco Beretta, responsabile della pastorale giovanile nelle parrocchie di Molteno, Brongio e Sirone, a nome anche del parroco di Molteno, don Massimo Santambrogio, impegnato nel pellegrinaggio a Loreto e nelle Marche. Ai festeggiamenti hanno preso parte anche alcuni dei soci fondatori che hanno ricevuto il gagliardetto del 60esimo: Edoardo Sirtori, Nino Panzeri e Luciano Cazzaniga. 
Oltre al ricordo dei principali fatti che hanno segnato l'attività di questa sezione, la serata è stata animata dalla presenza di Matteo Della Bordella, alpinista moderno che nel 2018 è stato eletto presidente dei Ragni di Lecco. Nato e cresciuto a Varese, ha mosso i primi passi in verticale insieme al padre quando aveva circa 12 anni, sulle pareti di casa.
"All'inizio l'arrampicata non mi aveva particolarmente entusiasmato, solo col tempo e dopo tante salite in montagna, sempre in cordata con mio padre Fabio, la mia passione verso questa disciplina è esplosa - ha detto - Nel 2006 sono entrato nel gruppo dei Ragni di Lecco e grazie a questo ho avuto la possibilità di crescere sia come alpinista che come persona. Nel 2008 mi sono laureato in Ingegneria Gestionale e ho proseguito gli studi con un dottorato di ricerca fino al 2012, ma senza mai allontanarmi dalla mia vera passione: l'alpinismo. I miei terreni preferiti sono montagne e pareti verticali di roccia più sperdute al mondo, su difficoltà elevate, dove la sfida sta sia nel raggiungerle che nel riuscire a salirle, possibilmente in arrampicata libera e con il materiale minimo. Tra i luoghi che preferisco, la Patagonia, a cui sono particolarmente legato, ma anche la Groenlandia, il Pakistan, l'India e I'lsola di Baffin nell'arcipelago artico canadese. L'alpinismo che mi piace è quello essenziale, concreto, leggero, che mette l'alpinista in un confronto ad armi pari con la montagna".

L'alpinista ha già avuto importanti riconoscimenti: nel 2007 il premio Casimiro Ferrari, rilasciato dalla Confartigianato al miglior giovane alpinista lombardo; nel 2008 il Premio Riccardo Cassin per la via Coelophysis (pronuncia Cilofäises) nel Wenden, in Svizzera, aperta con Fabio Palma e nel 2009 per la spedizione in Groenlandia; nel 2014 il Premio Paolo Consiglio per la salita alla Torre Egger in Patagonia; nel 2015 il Premio Grignetta d'oro come miglior alpinista italiano; Nel 2018 di nuovo il Premio Paolo Consiglio per la spedizione al Cerro Riso Pätron in Patagonia. Della Bordella ha raccontato del suo modo di andare in montagna, del suo legame con la Patagonia e dell'ultima sua avventura sul Cerro Torre. Prima di concedersi alle domande del pubblico, ha presentato un interessante filmato la spedizione da lui compiuta in Groenlandia nel 2021.

La serata è stata completata dalla presenza del coro CAI che si è esibito in questa occasione a più riprese. Ha aperto con "La leggenda della Grigna", "Sotto Sieris" e "Benia Calastoria" per proseguire con "Maria lassù", "Stelutis alpinis" e il "Signore delle cime". La conclusione, prima del saluto, è stata affidata al canto "fiabe" con parole e musica di Marco Mäiero: nell'immagine di un vecchio gelso si incarna l'uomo che rievoca le stagioni della vita e i ricordi si trasformano in "fiabe di sorrisi". Proprio come quelli che rimangono sui visi di chi si appassiona alla montagna.
M.Mau.
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