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Scritto Lunedì 24 ottobre 2022 alle 10:40

C'è, ci siamo, ci siete, non ci sono!

C'è, ci siamo, ci siete, non ci sono!

E' nato il nuovo governo di destra-destra, destra-centro, centro-destra. Ognuno scelga la denominazione più appropriata, la sostanza non cambia, è quella roba lì, può piacere o non piacere, adesso c'è.

E' la foto di personaggi non tanto giovani che stanno attorno a una donna di quarantacinque anni e la proteggono. L'età media dei colonnelli, più o meno, si aggira attorno ad un range di 60≤65 anni, è una bella media: rappresentano un paese invecchiato. La donna al centro della scena è la "nipotina" che va accudita e difesa; no, la foto va capovolta. E' Lei che ha scelto quei collaboratori per assicurarsi che siano immuni da pulsioni di rambismo.

La fotografia del 2018 raffigurava un governo composto da un gruppo di giovani trentenni, quarantenni agitati, rampanti, desiderosi di cambiare il volto del paese. Erano l'espressione di una generazione nuova, ma erano figli di un dio minore. E, nel labirinto di Dedalo, si sono lasciati divorare dal Minotauro, così facendo hanno preparato l'ascesa al vecchio mondo che pazientemente stava aspettando il fratricidio per occuparne il posto.

Se si sfoglia l'album dei ricordi, molti di questi torrioni che presidiano il castello, si trovano seduti accanto al vecchio Re Lear nel 2011, ora è diventato il fool.

Il fool shakesperiano è stato messo fuori dalla stanza per impedire che contamini la scena, ma, come tutti i fool, riuscirà a farsi sentire e suonerà i tamburelli.

Il fool è la voce stonata, è quello fuori dal coro, ma appena può riesce a occupare la scena e dice e/o non dice segreti nascosti. Prima di essere fool, il Re Lear, la dea romana l'aveva inserita tra le sue predilette; poi il Re decise di non cedere il trono e lei se ne andò.

Il povero Re Lear abbattuto sonoramente dalla sua prediletta è costretto a fare il giullare. Come accade per tutti i grandi attori, con l'eccessiva esposizione mediatica del palcoscenico il fascino affloscia, la seduzione scema, il potere si sgretola, l'età avanza, la corte fugge con il nuovo potere e rimane solo con le poche ancelle.

Preso dall'angoscia della solitudine, sentendosi tradito e abbandonato getta in scena ipotetici ricatti. Non sa che la giovane Diana romana, signora delle selve, dispensatrice della sovranità è irascibile e vendicativa. La partita tra il decadente narciso e la dea romana è appena iniziata.

Non è un caso che la giovane Diana si sia attorniata da dame fedeli e corazzieri pronti a proteggerla in nome della patria, della nazione, di Locheia (dea della nascita e patrona delle levatrici) e non solo.

Nell'arco di pochi giorni il logos della comunicazione di massa si è infarcito di sostantivi, attributi riesumati da vecchi sussidiari di scuola sepolti da decenni nei cassetti. Sono sostantivi e attribuzioni che portano dentro di sé significanti che spalancano significati rabbrividenti, crepuscolari, decadenti, desueti e inadeguati, ma subito hanno preso forma e sostanza con la nuova definizione di alcuni ministeri. Non è solo un vezzo politico amministrativo, è di più, molto di più.

Qualcuno, molti, forse troppi, da una parte e dall'altra, affermano che questa è la democrazia. Ma la democrazia non è un dogma univoco, ci sono varie forme di democrazia. Quelli che, quelli che è meglio non, quelli che siamo di sinistra ma, adesso mangiate la nuova minestra. Buona cena.

dr. Enrico Magni - Psicologo, criminologo
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