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Scritto Martedì 24 gennaio 2023 alle 10:24

Oggionese: assolto, due reati sono procedibili solo a querela

La sede del tribunale di Lecco
É stato assolto lunedì pomeriggio - grazie all'intervento della riforma Cartabia - per tutti i tre capi d'imputazione di cui veniva accusato: un cittadino italiano di origini extracomunitarie, doveva infatti rispondere di lesioni aggravate, violazione di domicilio e danneggiamento, reati perpetrati nei confronti della propria compagna e della madre di lei presentandosi a casa dei suoceri in un comune dell'oggionese, dove aveva dato in escandescenze.

Se già al momento di testimoniare le due donne, comparse in aula lo scorso autunno come persone offese, si erano dichiarate decise a rimettere la querela per il primo capo d'imputazione, anche per gli altri due (ora divenuti procedibili a querela di parte, in questo caso mancante) il giudice Giulia Barazzetta ha deciso per l'assoluzione. I fatti che hanno portato l'uomo "alla sbarra", difeso dall'avvocato Simona Crippa del foro di Lecco, sarebbero avvenuti solo due giorni prima da quelli che un anno fa gli hanno procurato una condanna a 12 anni di carcere da parte del gup Nora Lisa Passoni per due rapine avvenute a poche ore di distanza a giugno 2021 (una delle quali ai danni degli anziani genitori adottivi). "Ero arrabbiato perchè continuava a dirmi che sarebbe tornata a casa ma non tornava" si era giustificato lo stesso imputato al momento di rendere il proprio esame "sono andato a casa dei suoi genitori perchè lei mi ha detto di andarla a recuperare" aveva dichiarato lo scorso settembre al giudice "allora mi aveva detto di aver perso il bambino, ma io non ero convinto". Per questo l'imputato aveva ammesso di aver accusato la donna di aver ammazzato suo figlio davanti ai Carabinieri intervenuti poco dopo sul posto. D'altro canto la giovane donna nel ricostruire in aula la vicenda aveva cercato di minimizzare: "Io lo prendevo in giro: gli dicevo che stavo arrivando, che mi stavo vestendo e invece continuavo ad addormentarmi. Abbiamo discusso un po' al telefono e l'ho insultato" ha detto in aula, aggiungendo di essere stata un po' "rintontita" per aver subito solo il giorno prima un intervento "dato che l'ho sentito un po' troppo alterato ho chiamato i Carabinieri". L'uomo si sarebbe quindi presentato sotto casa dei genitori di lei, sbraitando e spaventando i condomini. Una volta raggiunto il pianerottolo dell'appartamento avrebbe sfondato la porta d'ingresso, procedendo poi a strattonare la compagna per i capelli e, nella collutazione, a procurare anche alla suocera delle lesioni al braccio. Ma anche l'anziana ha ribadito di essersi lasciata "l'incidente" alle spalle: "quando lui ha preso mia figlia per i capelli le ho messo la mano dietro la testa per proteggerla, così ho sfregato il braccio contro il muro" aveva spiegato aggiungendo che i genitori dell'odierno imputato avevano già provveduto a pagare la riparazione del portoncino danneggiato. Ieri si veniva in aula per repliche e sentenza, mentre le requisitorie erano già state formulate nell'udienza tenutasi a novembre: il difensore si era battuta per il proscioglimento del proprio assistito, il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a un anno e sei mesi di reclusione.
F.F.
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