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Scritto Martedì 03 agosto 2010 alle 14:38

Castello B.: in via di estinzione rospi e rane a Prestabbio. Dati emersi dallo studio delle Gev

Dai 1322 rospi di varie specie censiti nel 2004, in 6 anni si è scesi a 63. Un numero a dir poco preoccupante che emerge dai dati resi noti dalle Gev, guardie ecologiche volontarie del Parco del Curone.
Si tratta di uno studio sui siti che in provincia di Lecco sono interessati dal "progetto rospi", nato in Lombardia a inizio degli anni Novanta. Le due aree di competenza del Parco del Curone sono quella di Sartirana, attiva dal 1994, e quella di Castello Brianza monitorata dal 1996. Il numero degli esemplari che i volontari hanno "salvato" nel periodo della migrazione è scemato notevolmente nel corso degli anni, così come, di conseguenza, il numero dei volontari.

Le barriere posizionate in località Prestabbio

Due le specie censite nella zona compresa tra le frazioni Cascinette Bianche e Prestabbio: il rospo comune e la rana agile.
Nel 2004 il rospo comune era particolarmente diffuso: se ne contavano 1008 esemplari, scesi ai 43 del 2010.
L'anno successivo erano 382 i rospi salvati, 587 nel 2006, 206 nel 2007, 195 nel 2008 e 85 nel 2009.
Ancora più bassi i numeri della rana agile: dai 315 esemplari salvati nel 2004 ai 20 del 2010.
Durante i controlli sono stati trovati anche 24 rospi e 4 rane morte.



Le cause degli scarsi risultati ottenuti sono probabilmente da ricercare in eventuali alterazioni ambientali intervenute negli ultimi anni, in eventuali fenomeni epidemici oppure nell'inadeguatezza delle attività di salvataggio poste in atto.
Quest'ultimo potrebbe essere il caso soprattutto dell'area di Castello di Brianza, dove il tratto di strada oggetto degli interventi è piuttosto distante dal sito riproduttivo. A causa di questo fatto il transito degli individui in ritorno avviene, all'altezza della strada, praticamente in tutti i periodi dell'anno rendendo difficile il lavoro dei volontari. Dal 1996 ad oggi, si è riusciti a salvare un congruo numero di rospi in ritorno dal sito riproduttivo solo in due stagioni di attività. A ciò ,come già sottolineato, si aggiunge il cattivo stato dello stagno in cui si riproducono i rospi.
G.C.
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