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Scritto Martedì 10 agosto 2010 alle 22:31

Missaglia: controversia sugli oneri del P.L. del Rengione. Ricorso al Consiglio di Stato

In una recente seduta di giunta, l'amministrazione comunale di Missaglia ha deliberato di resistere in giudizio alla causa intentata dall'impresa Schiavi srl al Consiglio di Stato.
Si tratta di un'annosa vicenda che si trascina da diverso tempo e legata al piano di lottizzazione di Via Lavandaia, in località Rengione.
Un progetto finalizzato alla realizzazione di un nuovo comparto residenziale, deciso negli anni Ottanta ma che si è trascinato a lungo nel tempo, a causa di alcune opere di urbanizzazione inserite in convenzione e del frazionamento dello stesso P.L. in più lotti.
La controversia legale, come accennavamo, vede contrapposta l'amministrazione comunale di Missaglia e l'impresa che ha realizzato i lavori, la Schiavi srl con sede a Bellusco.
Oggetto del contendere sarebbero gli oneri di urbanizzazione secondaria, ritenuti dal privato eccessivi a fronte delle opere pubbliche realizzate dall'impresa stessa che le giudica di valore superiore rispetto a quanto stabilito inizialmente nella convenzione. Di parere opposto ovviamente, l'ufficio tecnico e l'amministrazione di Missaglia, che ritengono dovuto il versamento dei circa 42mila euro previsti.
A fronte delle ripetute richieste di corrisponsione della somma sopra citata da parte del Comune, la società era ricorsa al Tar della Lombardia che a fine 2009 aveva notificato l'avviso all'amministrazione comunale missagliese.
A distanza di qualche mese, e precisamente il 25 febbraio 2010, il tribunale amministrativo regionale aveva respinto il ricorso avanzato dall'impresa nei confronti del Comune di Missaglia, invitandola al pagamento della somma di 41.474,45 euro oltre a tutte le spese legali.
Nonostante la decisione del Tar, l'impresa Schiavi non si è arresa e ha deciso di intentare un ricorso al Consiglio di Stato.
L'amministrazione comunale di Missaglia ha dunque provveduto a nominare un legale difensore, identificato nell'avvocato Mario Bertacco di Seregno, resistendo in giudizio al ricorso presentato.
G.C.
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