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Scritto Giovedì 07 ottobre 2010 alle 16:59

Operazione Fiumi: 55 i comuni del lecchese a rischio frane o alluvioni. Nibionno l'unico sufficiente nella classifica generale


Sono 55 i comuni della Provincia di Lecco che Legambiente ha individuato come soggetti a rischio di dissesti idrogeologici alle voci frana e alluvione. Una situazione che riguarda principalmente i paesi dell'Alto lago e della Valsassina ma che non lascia escluse anche alcune realtà del casatese e oggionese e che è perfettamente in linea con l`andamento regionale.
In Lombardia, infatti, sono 914 i comuni a rischio frane o alluvioni, ossia il 59% del totale. Il primato di provincia più fragile va a Sondrio, con il 99% delle Amministrazioni classificate a rischio, ma anche gli altri undici capoluoghi di provincia lombardi sono considerati a rischio idrogeologico.
Sono alcuni dei dati emersi dall'indagine sui comuni lombardi effettuata da Ecosistema Rischio 2010, la ricerca curata da Operazione Fiumi - la campagna di sensibilizzazione e prevenzione organizzata da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile dedicata al rischio idrogeologico - presentata questa mattina in conferenza stampa, a Milano, da Damiano Di Simine, Presidente Legambiente Lombardia; Francesca Ottaviani, portavoce di Operazione Fiumi; Fabrizio Sala, assessore all'Ambiente della Provincia di Monza e Brianza.
"Come emerge dai numeri del nostro dossier - ha spiegato Francesca Ottaviani, portavoce di Operazione Fiumi - la Lombardia resta fortemente esposta al rischio idrogeologico, soprattutto a causa della pesante urbanizzazione delle aree esposte al pericolo e dei ritardi nell'attuare una corretta gestione del territorio e una seria strategia di riduzione del pericolo frane e alluvioni. Pur riconoscendo il crescente impegno da parte di molte amministrazioni locali nel settore della protezione civile, in particolare nella redazione dei piani d'emergenza che, se aggiornati, costituiscono lo strumento fondamentale per rispondere efficacemente alle calamità, è necessario e urgente avviare una politica di mitigazione del rischio".

Il Lambro a Gaggio di Nibionno

Come dicevamo in provincia di Lecco, complessivamente, su 90 comuni (almeno di quelli che hanno risposto al questionario di Legambiente) se ne contano 55 a rischio frane o alluvioni o entrambi (il 61% del totale).
In particolare 28 risultano esposti a smottamenti di terreno, 11 a fenomeno di alluvione e 16 ad entrambi.



Per i comuni lecchesi e per quelli dell'intera Lombardia interessati alla tematica, Legambiente ha stilato una particolare classifica che analizza la capacità di gestione del rischio da parte degli enti interessati ad occuparsi dello stato di emergenza.

Il Gandaloglio recentemente esondato a Oggiono

Essa, tenendo conto di una serie di parametri, assegna un punteggio ad ogni comune. Lecco per esempio ha ottenuto un misero punteggio di 4,5, pari a "scarso".
Si distingue in positivo il comune di Nibionno, giudicato dagli esperti di Legambiente con "sufficiente" capacità di gestire il rischio idrogeologico.



Sul suo territorio si riscontra la presenza di abitazioni in zone di emegenza, ma al contempo vi è un buon grado di informazione verso i cittadini ed un piano di emergenza comunale aggiornato agli ultimi due anni. Vengono inoltre effettuate con regolare frequenza la manutenzione degli alvei e le opere di difesa idraulica.



Nibionno è l'unico comune lecchese che guadagna la sufficienza. A seguire, con il punteggio di 5,5 troviamo Oggiono che pur effettuando opere di manutenzione e pulizia, secondo Legambiente pecca dal punto di vista della comunicazione con i cittadini; non effettua esercitazioni ed il suo piano d'emergenza comunale è datato. Stessa situazione per Valmadrera e Costa Masnaga che addirittura si vede assegnato uno "scarso".
Male anche Imbersago (punteggio 4,5) e Galbiate (punteggio 4,5).

Per visualizzare il rapporto completo CLICCA QUI
PARAMETRI DELL`INDAGINE

L’indagine si è concentrata sulla rilevazione di parametri attraverso i quali è possibile valutare la realizzazione e lo stato di attuazione delle iniziative di prevenzione messe in opera dalle amministrazioni comunali (gestione del territorio, piani di emergenza, campagne di informazione alla popolazione ecc.).

Per fornire una valutazione sintetica del livello di rischio idrogeologico su scala comunale è stata monitorata la presenza di abitazioni, di interi quartieri, di fabbricati industriali e di strutture ricettive in aree a rischio di alluvione e di frana; l’avvenuta delocalizzazione da parte dei comuni di case e insediamenti industriali situati in zone a rischio da parte dei comuni; l’adozione da parte delle amministrazioni di vincoli all’edificazione delle aree a rischio; la realizzazione di opere di messa in sicurezza dei corsi d’acqua e/o consolidamento dei versanti franosi.

Sono state poi prese in considerazione diverse tipologie di attività considerate fondamentali per un buon lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico da parte dei comuni:

- manutenzione ordinaria degli alvei e delle opere idrauliche e rispetto delle norme dettate dai Piani di bacino;

- presenza di sistemi di monitoraggio e allerta della popolazione in caso di emergenza;

- presenza, validità, struttura del piano di emergenza comunale o intercomunale;

- iniziative di informazione rivolte alla popolazione;

- realizzazione di esercitazioni di protezione civile.

- presenza di strutture di protezione civile operative in modalità h24


La valutazione si è divisa sostanzialmente in due aree tematiche distinte, da una parte la “gestione del territorio” e dall’altra il “sistema di protezione civile”, che comprende sia la realizzazione dei piani di emergenza sia le attività dedicate all’informazione dei cittadini.

G.C.
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