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Scritto Mercoledì 03 novembre 2010 alle 15:07

Nibionno: la linea di confine tra atti della politica e la moralità pubblica

Sergio Pini, vicesindaco di Nibionno
Caro Direttore,
vedo che anche oggi il tuo giornale mantiene nella colonna dei commenti l’articolo di Spinato e Mapelli dell’Udc verso il Partito della Nazione che riguarda il Comune di Nibionno.
Personalmente non ho il piacere di conoscere i due signori in questione - esponenti tra l’altro di un partito a cui, come componente della Assemblea provinciale del PD lecchese, guardo volentieri e con molta attenzione - ma mi dispiace ugualmente che siano caduti, anche loro, nell’imperdonabile errore/abbaglio di considerare e di pensare che a Nibionno esista una questione etico-morale. Lo voglio ribadire con grande forza d’animo e immensa serenità intellettuale. “A Nibionno non esiste nessuna questione morale”. Osservo che chi fa politica, chi ha scelto liberamente, come il sottoscritto, di occuparsi della cosa pubblica e dei problemi dei cittadini, di una comunità ha il dovere, anzi direi l’obbligo, di andare via con la schiena dritta, di ragionare sempre con la testa e mai con la pancia, di ponderare e meditare le decisioni prima di assumerle. E vengo al punto. Senza tanti giri di parole dico subito che accetto volentieri di discutere e confrontarmi sulla opportunità politica o meno di aver deciso per il PGT adottato il 17 settembre scorso, come maggioranza che amministra Nibionno, di accogliere le istanze di diversi cittadini, tra cui due consiglieri comunali, che hanno manifestato l’esigenza di farsi la casetta per sé o per i figli. Abbiamo quindi accolto tali richieste ritenendole rivelatrici di un bisogno, di una esigenza, come ve ne sono altre, della nostra comunità ma con altrettante determinazione le abbiamo tutte quante limitate alla superficie minima necessaria per realizzare una singola abitazione (4/500 mq.). Non accetto e respingo senza mezzi termini che si trasformi una legittima critica politica in una questione etico-morale. Non è giusto e non ci sto anche se conosco bene come sia facile in politica utilizzare i colpi bassi come strumento per contrastare l’avversario. Non è giusto e non ci sto perché tra una pur discutibile e criticabile valenza politica di un atto, di una decisione e il comportamento (im)morale di una amministrazione pubblica c’è una linea di confine netta, evidente, chiara, inconfondibile, inconfutabile, incontendibile. E’ una linea di confine che non deve essere mai, e da nessuno, superata nei fatti e nemmeno mai superata con le parole (altrimenti si trascende nel penale sia da che per). Ecco perché ho già avuto modo di stigmatizzare le parole usate sulla questione a vanvera e a sproposito dai due consiglieri ex maggioranza e di minoranza di Nibionno intervenuti sull’argomento.
Ribadisco il concetto: profondo rispetto per le loro opinioni politiche e per le loro critiche all’operato della Amministrazione comunale di Nibionno ma altrettanto profondo rigetto per aver supposto atti di dubbia moralità. E qui torno ai due amici dell’UDC con i quali vorrei sedermi volentieri a discutere dei problemi di Nibionno -da loro stessi citati e rispetto ai quali avrei altre riflessioni da fare che qui tralascio per non farla troppo lunga- e confrontarmi pubblicamente ma alla sola condizione che venga sgombrato il campo dell’ombra sinistra gratuitamente e strumentalmente tirata in ballo dalla politica di bassa macelleria.
A Nibionno bisogna cambiare il modo di fare politica. Appunto.
Sergio Pini - Vicesindaco di Nibionno
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