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Scritto Martedì 21 dicembre 2010 alle 16:33

Lettore torna sull'esondazione estiva del Gandaloglio. 'Chi impedisce al fiume di fare il suo dovere paga le conseguenze'

Sono un semplice cittadino di nessun partito politico. Ormai sono passati quattro mesi dall'alluvione di Ferragosto, quando il Gandaloglio è uscito dagli argini.
I primi tempi sui giornali si sono lette molte ''favole'' e promesse di soldi e soluzioni immediate da parte delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, ma più il tempo passava più svaniva tutto.
Ho visto il progetto Paoletti. Difficile esprimere una valutazione. E' pronto da dieci anni...forse di questo passo fanno prima a costruire il ponte di Messina.
Qualcuno ha detto che si sarebbero risolti tutti i problemi. Ho i miei dubbi in proposito.
Nei pressi della località Mognago a Oggiono, si è costruito alzando il terreno per realizzare capannoni. Il torrente Fosso inoltre, non ha più il suo letto: in un tratto è largo 20 mt con un'altezza di 10 centimetri. Anche la piana della Poncia sembra a mio parere, essere stata rialzata, e dei tanti fossi che c'erano ne sono rimasti ben pochi.
Inoltre l'acqua che entra nel lago di Annone attraverso il Pescone potrebbe causare problemi d'inquinamento.
Si vedrebbe il lago alzare il suo livello con ripercussioni sulla statale 36 e i comuni di Civate e Valmadrera.
Nel corso della riunione svoltasi a Oggiono a novembre con il gruppo di opposizione, sono stati forniti molti numeri. Peccato che forse erano datati di 20 anni.
Sono 57 anni che vivo in questa zona. Gli amministratori del territorio dovrebbero fare una valutazione di come è stato trasformato il territorio. Dopo 4 mesi non mi sembra che sia stata effettuata nemmeno la pulizia e con la prossima piena si prevedono altri guai.


Settimana scorsa mi sono fatto un giro ai lati del Gandaloglio, dalla frazione Rettola sino alla Bergamina. (Bellissimo, peccato che manchi un sentiero).

Dopo quattro mesi qualcuno poteva almeno pulire il fiume. Forse ci sarebbe stato qualche metro in meno di acqua a Mognago. Molti comuni effettuano la pulizia dei fiumi anche 3 volte l'anno con volontari.

Queste zone erano di proprieta del Gandaloglio. I nostri vecchi conoscevano i fiumi e li rispettavano, mentre ora si cementifica facendo capanonni e rialzando i terreni.

 

 

Oppure si sottrae alveo al fiume portandolo da 3mt a 1,50 mt o anche meno. Qualcuno deve vigilare e questo compito forse spetta al comune.

Cosa succederà alla prossima piena? L'acqua potrebbe aumentare di velocità e a valle fare più danni di prima. Visto che gli argini sono più alti dei terreni, quando il Gandaloglio sarà in piena l'acqua dei terreni come farà ad entrare nel fiume?


Guardate queste foto qui sotto. Si tratta di lavori che si stanno eseguendo oggi. Forse si dovrebbe imparare dai nostri vicini svizzeri che vivono a pochi chilometri di distanza.

Il famoso fosso che costeggia la provinciale tra Oggiono e Molteno che doveva portare via l'acqua della zona di Mognago e quello che usciva del Gandaloglio per portarla nel torrente del Fosso poi nella Bevera. Questo è il canale che dalla ferrovia arriva al torrente Fosso.

Da qui in avanti l'acqua non passa e se passa è ben poca.
Una domanda: se ad agosto questo canale fosse stato pulito sarebbe successa un'alluvione di questa portata?

 

 

Il torrente Fosso non è messo meglio nemmeno nel comune di Oggiono; quasi non si vede più il letto.

 

Facendo un riepilogo:


Attenzione questi sono fiumi secondari e tocca ai comuni a tenerli puliti. Se fossero stati tenuti in ordine, ad agosto, a settembre e a novembre forse i danni dell'alluvione non sarebbero stati così ingenti. Le colpe sono a mio avviso anche delle amministrazioni precedenti.


Mi ricordo quando il Gandaloglio usciva sulla strada dalla Rettola verso Oggiono e attraversava la strada scaricando nei prati della Redaella al di là della ferrovia, passando sotto la tobinatura. L'acqua in quel punto aveva una velocita talmente elevata che passando con la macchina si aveva paura che ti trascinasse via sotto il ponte. Ora la puoi fare a piedi non c'è nessuna corrente, sembra un lago morto. 


I nostri vicini di casa in Svizzera, in una valle dove il fiume esonda, ci hanno costruito un campo di pallone con i relativi spogliatoi rialzati di sei gradini . Però tutti sanno che quando il fiume esonda non si gioca a pallone, quello è il suo territorio. Cosi facendo non si creano problemi a valle. Noi forse dovremmo imparare.
In questa zona, alla bergamina sulla sinistra del fiume ci sono dei terreni coltivati. Basta abbassare di 20 centimetri , in caso di piena il fiume è libero di esondare senza creare problemi a valle e rispettando la natura i terreni possono essere coltivati.

Riflessione 
Gli eventi alluvionali di agosto e settembre 2010 ci devono far riflettere. È ingenuo chi pensa che i disastri siano imputabili alle forti piogge. È più realistico ammettere di non aver saputo amministrare al meglio il territorio. La verità è che negli ultimi decenni si è costruito troppo e male. Si è costruito di più degli anni 60 . Ricordo i nostri primati poco invidiabili: Italia è la prima nazione al mondo per uso di cemento pro capite; la Lombardia è tra le regioni più urbanizzate della Terra; la Brianza, fino a qualche decennio fa il polmone verde di Milano, è oggi una appendice della Metropoli.
Anche il modo di costruire è cambiato. Fino agli anni 60 si costruiva rispettando la morfologia del territorio; il luogo dove metter su casa (o dove insediare un attività produttiva) era scelto in base ad una valutazione ponderata da parte di tutta la comunità, sulla base cioè della conoscenza storica dei luoghi ( non costruire lì perché il torrente esonda, perché ce stata una frana, perche non è esposto al sole). Oggi uno dei criteri spesso seguiti è quello della speculazione. In questo modo sì è permesso di costruire nelle aree di esondazione naturale dei torrenti, ai piedi e sulle pendici delle colline a rischio frana.
 Alle prime piogge abbondanti, puntualmente case e capannoni vengono sommersi dalle acque. E allora il Comune allerta con un telegramma la Protezione Civile. La Protezione Civile attiva il Genio Civile, la Regione, il Magistrato del Po. Questi ultimi programmano le famigerate opere di difesa idrauliche.
Bisogna dire STOP alle costruzioni nelle zone a rischio esondazione.
Che almeno si rispettino le leggi:
- Decreto del 1904 che introduce il divieto di edificazione a meno di 10 metri dai corsi d'acqua;
- la legge Galasso, che vincola i corsi d'acqua per una fascia di 150 metri dalle sponde;
-la legge 183 del 1989 sulla difesa dei suoli, quella che ha dato vita ai Piani di Assetto Idrogeologico (PAI).
Quelle citate sono tra le leggi più disattese e inapplicate nel nostro Paese.
 Occorre avviare una pianificazione che tenga conto dello spazio necessario ai fiumi. 
Concludo con una proposta su cui riflettere. Facciamo sì che l'alluvione di agosto settembre non sia stata inutile: tutte le aree allagate durante le esondazioni di novembre devono essere considerate aree di pertinenza fluviale, da assoggettare al vincolo idraulico.

Il presidente del comitato Bevere facendo gli auguri di natale ai soci ha detto: "Ogni fiume grande o piccolo in magra o in piena è proprietario del suo territorio perche deve svolgere il proprio dovere naturale. E va rispettato. Stolto è l'uomo che impedisce al fiume di fare il proprio dovere occupando il territorio e modificando la sua naturalità senza rispetto. Prima o poi ne paga le conseguenze. Dico alle maestranze attuali e precedenti siamo sicuri di aver fatto le cose giuste. Riflettiamo non sbagliamo un'altra volta".

 

C.B.
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