Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 217.668.341
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
ozono
Valore limite: 180 µg/mc
indice del 11/01/2020

Lecco: V.Sora: 63 µg/mc
Merate: 42 µg/mc
Valmadrera: 37 µg/mc
Colico: 48 µg/mc
Moggio: 94 µg/mc
Scritto Giovedì 27 gennaio 2011 alle 18:28

Barzanò: Renzo Cazzaniga in un'intervista a Crippa, ricorda la guerra in Russia del 1942-43

Renzo Cazzaniga
Un racconto pieno di emozioni. Negli occhi il ricordo vivo di quegli attimi terribili.
Nella giornata della memoria, istituita per commemorare la Shoah, il barzanese Valentino Crippa, consigliere del gruppo Impegno Civico, ha intervistato Renzo Cazzaniga.
Da gennaio ad aprile 1942 l'uomo, che ora ha 88 anni, si trovava militare di fanteria vicino a Ventimiglia. La guerra era cominciata e un treno lo portò nel teatro di guerra, la Polonia. Poi a piedi per circa 900 chilometri, fino al fiume Don, in Russia.
Insieme a lui altri quattro barzanesi: Mottadelli Livio di Barzanò e Corbetta Sandrino di Dagò. Poi Antonio Motta classe 1901 inviato a settembre come supplemento insieme a Beretta Angelo di Torricella classe 1915. Quest'ultimo purtroppo, trovò la morte ad attenderlo.
Ecco il racconto dell'inverno 1942. "Prima di Natale iniziarono gli spari di cannone e mortai. Le bombe piovevano vicino a noi. Carri armati e aerei erano in buona parte di produzione americana forniti ai russi. E noi avevamo solo questi miseri fucili e qualche mitragliatore che si inceppava perchè l'olio dei meccanismi che permettevano il funzionamento gelava. In pratica eravamo disarmati. I tentativi disperati che cercavamo di mettere in atto consistevano nello sparare sulla superficie ghiacciata del fiume Don. Rompere il ghiaccio per impedire l'attraversamento del fiume dei carri armati nemici. Ma i forellini delle pallottole nel ghiaccio si rimarginavano subito per il forte gelo".
E poi ancora la ritirata fino a Kiev: "Da lì i feriti non uscivano più e così anche molti soldati ai quali congelavano i piedi. In queste condizioni abbiamo caricato in spalla un soldato napoletano. Ma fuori di una radura quattro partigiani russi armati ci fermarono. Mi sono detto: adesso ci fucilano... Invece ci hanno ospitato con loro alcuni giorni, medicando le ferite, dandoci da mangiare e insegnandoci la strada da percorrere per il ritorno a casa. Era il 13 dicembre 1942 Santa Lucia".

Per visualizzare l'intervista integrale realizzata da Valentino Crippa CLICCA QUI

© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco