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Scritto Sabato 29 gennaio 2011 alle 10:08

Villa Greppi: Incontro con la deportata Hanna Kuger Weiss

E' in programma per domenica 30 gennaio alle ore 16, presso il granaio del Consorzio Villa Greppi di Monticello, l'incontro con la deportata Hanna Kuger Weiss. Un appuntamento inserito nel programma di eventi ed iniziative steso dai comuni del casatese nell'ambito dei Percorsi della Memoria, ricordando il dramma dell'Olocausto.
Ecco un profilo dell'ospite di domenica a Villa Greppi:

Hanna Kugler Weiss è nata a Fiume nel 1928 da Sigismondo Kugler e da Carlotta Kurtz, ebrei osservanti. Le leggi razziali del 1938 interrompono la serenità della sua infanzia e la costringono ad abbandonare la scuola pubblica e a frequentare i corsi frettolosamente organizzati dalla scuola ebraica. Dopo l'8 settembre 1943, Fiume viene annessa al Terzo Reich e la famiglia decide di fuggire, nascondendosi in Romagna. Nel 1944, con un gruppo di altri ebrei, la famiglia tenta di riparare in Svizzera e di valicare le Alpi attraverso un viaggio avventuroso, ma a Cremenaga (VA), i "passatori" italiani, a cui il gruppo si era affidato, l'hanno venduto ai nazisti e quindi ai tedeschi, in cambio di un lauto guadagno. Hanna con le giovani sorelle, la madre e i nonni materni vengono internati a Varese, poi portati a Como e a Milano, quindi nel campo di Fossoli, da dove vengono deportati il 16 maggio 1944 con il trasporto numero 46, che arriverà a Birkenau il 23 maggio 1944. A Birkenau, la madre, i nonni materni e la sorella minore sono uccisi all'arrivo; Hanna e la sua sorella maggiore Ghisi sopravvivono. Liberata il 27 gennaio 1945 dall'esercito russo, torna in Italia e ritrova il padre, fortunosamente scampato alla deportazione, si diploma infermiera a Merano e nel 1949 parte per Israele, dove lavora nel servizio sanitario e ritrova il fratello Moshe. Lì ben presto si accorge che non può raccontare il miracolo per il quale lei e Ghisi sono rimaste in vita, decide quindi di chiudere le pagine del libro del passato, aprendo quelle del presente e sfogliando quelle del futuro. Si sposa, ha tre figli e rimane vedova alla giovane età di 40 anni. Nel 1968 racconta per la prima volta in una scuola la sua storia di ragazza nella Shoah. Tra gli studenti c'è anche sua figlia, pallida perché è la prima volta che ascolta la vita di sua madre alla sua età, in un altro periodo storico. Solo dopo quarantasei anni, durante il viaggio di una delegazione israeliana in Polonia, ritrova il legame con la mamma; è quando nel Block 27 di Auschwitz I, che ora è la Camera della Memoria, la voce di un cantore intona una preghiera. Ritrova la presenza della mamma e delle molte persone care che lì ha perduto. Tra i relitti del crematorio II a Birkenau, sceglie un punto come pietra tombale per la sua famiglia. Da quel momento, ogni volta che torna, accende una candela per mantener viva la presenza in un gesto concreto di ricordo. A partire dal 1990 inizia a guidare gruppi di giovani israeliani nei viaggi della memoria in Polonia, così come in una sorta di pellegrinaggio, rivolto alla memoria collettiva; torna tre o quattro volte l'anno per accompagnare questi giovani, a scoprire un pezzo della storia del popolo ebraico, per testimoniare quello che è stato. Vive a Nazaret Ilit, dove dirige il Museo della Shoah. Scrive in ebraico un libro in cui raccoglie i fili della sua vita spezzata, lo traduce in italiano, per ritrovare le sonorità dell'infanzia e della lingua materna. Nel gennaio del 2006 viene pubblicata la sua storia: "Racconta! Fiume-Birkenau-Israele" dove è in libreria anche in Italia. I figli di Israele, le nuove generazioni che si affacciano alla storia con la impetuosa forza di chi può guardare avanti, si arrestano a domandare e a meditare in cospetto della testimonianza dell'orrore. E con loro Hanna è di nuovo se stessa, antica bambina felice e grande madre dolente, madre di figli, madre di storia, madre di memoria.
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