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Scritto Lunedì 21 marzo 2011 alle 16:38

Barzanò: rimane a Tokyo Cristiano Pozzi. ''Siamo in attesa di notizie dall'ambasciata''

Cristiano Pozzi
Resta a Tokyo, almeno per il momento, Cristiano Pozzi, il 37enne chef originario di Barzanò, ma da anni residente nella capitale nipponica.
Dopo qualche giorno trascorso a Okinawa, nel sud del Giappone, Cristiano insieme alla moglie Akiko e al figlioletto Oscar hanno deciso di fare ritorno a Tokyo per cercare di andare avanti, nonostante l'allarme non sia ancora rientrato.
Proprio questa mattina la famiglia italo-giapponese è atterrata nella capitale del Sol Levante.
''A Tokyo sembra tutto normale - ci ha scritto Cristiano - tutto è tornato apparentemente alla normalità. L'ambasciata ha sconsigliato di rientrare nella capitale per via di un eventuale peggioramento della radioattività. In realtà i dati incrociati sia dalle autorita Italiane che Giapponesi hanno riscontrato valori molto bassi per quanto riguarda la contaminazione, dunque non dannosi per la salute umana. Certamente la situazione rimane grave e per questo restiamo in attesa di ulteriori notizie da parte dell'ambasciata''.
Cristiano Pozzi non esclude un rientro in Italia, nel caso la situazione dovesse peggiorare.
Sono stati giorni di paura e sconforto per lo chef barzanese, che ha vissuto in diretta la violenza del terremoto e le ore successive, segnate dall'angoscia che il terribile sisma potesse tornare a mostrare i suoi effetti.
Cristiano Pozzi si trovava al lavoro nel ristorante del quartiere di Roppongi, situato al 51esimo piano di un grattacielo, quando si sono avvertite le prime terribili scosse.
''All'inizio sembrava fosse tutto normale - ci aveva raccontato Cristiano - la solita routine... Qui in Giappone siamo abituati agli eventi sismici, ma verso le 15,15 è arrivata la prima scossa del 5° grado. Dopo pochi minuti ce ne sono state numerose altre di assestamento''.
Un'esperienza davvero terribile quella vissuta dal barzanese, che non nasconde di aver vissuto attimi di forte panico.
''Devo dire la verità, ho avuto paura nonostrante il palazzo fosse fortemente stabile e sicuro. Quando vedi i corridoi e le pareti che si contorgono non è affatto bello.... Siamo rimasti bloccati nel palazzo per piu di 4 ore senza contatto telefonico, solo internet funzionava e tramite Facebook ho contattato i miei familiari''.
Il barzanese è l'unico tra i lecchesi, oltre a Padre Marco Villa di Calco, ad aver deciso di restare nel paese dopo il terremoto. In Giappone del resto, dopo le difficoltà iniziali di ambientamento, Cristiano ha costruito una vita fatta di lavoro e di affetti.
Intanto cresce il bilancio ufficiale delle vittime del terremoto, stimato in 8.450 morti e 12.931 dispersi. Secondo la polizia, solo nella prefettura di Miyagi ci sarebbero 15mila vittime.
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G.C.
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