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Scritto Sabato 16 aprile 2011 alle 09:49

Grazie Vittorio per il tuo coraggio

Egregio direttore,
due parole soltanto a riguardo della morte di Vittorio Arrigoni. Non voglio fare polemica e demagogia sulla morte di una persona, di un ragazzo che tre anni fa aveva deciso di partire, e probabilmente l'aveva deciso preso da un impeto di coscienza, non aveva mai fatto nulla di male, ma probabilmente nemmeno del bene, accortosi che possiamo fare tanto di buono con la semplice forza di volontà aveva fatto la SUA scelta, quella di aiutare il prossimo e aveva scelto di farlo in un luogo dove oggi ci sei e domani dio solo lo sa. A volte credo che il senso di fratellanza passi sopra a qualunque cosa e ci spinge a fare qualcosa, incuranti di quello che potrebbe accaderci, ci spinge a fare qualcosa per gli altri, togliendo tempo a noi stessi ma allo stesso tempo ci arricchisce tantissimo, non so perché ma capita anche a me qualche volta di avere questo impeto e mi capita soprattutto quando vedo sento o leggo di situazioni come quelle in cui operava Vittorio. E' un po' come vedere qualcuno con una ruota bucata a lato strada, incredibilmente questo fatto ci porta a fermarci e a chiedere se il malcapitato ha bisogno di aiuto. Non è certamente paragonabile alla striscia di Gaza una gomma buca. Ora sicuramente ci saranno le silurate di Don Giorgio, di qualche politichetto di paese e di qualche politico nazionale ed internazionale, ma se diamo un colore politico al nostro senso di altruismo anche incosciente di cosa possa succederci, allo sbaraglio abbiamo perso. Il senso di fratellanza non ha colore razza e forma, è e basta. Non esprimo il mio parere, non possiamo giudicare chi si offre nel bene e nel male agli altri, non necessariamente meno fortunati, ma semplicemente agli altri. Non mi resta quindi che ringraziare Vittorio per quello che ha fatto e anche se non l'ho mai conosciuto lo ammiro per il coraggio che ha avuto ad affrontare il fronte rivoluzionario semplicemente per portare dei diritti a chi non ne ha togliendoli a se stesso e rischiando appunto la vita. Questo dimostra come sostengo e come è noto a chiunque credo che la democrazia non si esporta con la guerra e io non sono ne comunista ne appoggio la sinistra. La guerra in nome di chiunque è solo l'errore dell'avidità e dell'avarizia umana. La storia del resto ci insegna che hanno fatto più morti le liberazioni che la guerra stessa... Tirate voi le conclusioni.
Saluti
Roberto Ravasi
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