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Scritto Domenica 07 agosto 2011 alle 08:52

Viaggio tra i resti dei ''massi avelli'', antiche tombe oggi trasformate in fontane e lavatoi

La storia di un territorio e dei suoi popoli non passa necessariamente tra i polverosi corridoi dei musei, tra le strade di rinomati centri storici o attraverso mirabili opere d’arte e di edilizia.
Esistono segni, talvolta poco visibili, impressi dall’uomo nei millenni direttamente nella natura, sulla pietra, nei pressi dei primi luoghi colonizzati della Brianza divenuti nei secoli fulcro di una fiorente civiltà rurale e industriale.
Pochi infatti sono i segni rimasti sul territorio a ricordare gli albori della civiltà locale, sviluppatasi diversi millenni prima di Cristo in piena epoca neolitica sulle pendici del Monte di Brianza.



Il lavatoio all'ingresso della frazione Cavonio, a Dolzago.
All'interno dell'avello è stata ricavata la vasca per una fontana



Una storia, quella dei primi colonizzatori della Brianza casatese e oggionese, rimasta impressa nei secoli attraverso i pochi reperti giunti sino ai giorni nostri e custoditi nei principali musei del Triangolo Lariano da Lecco a Como.
Esistono tuttavia importanti testimonianze rimaste sul territorio, spesso poco conosciute o addirittura ignorate dagli stessi residenti, che ricordano con la loro presenza la presenza dell’uomo in queste zone in epoche precedenti alla fondazione di Roma e risalenti agli albori della storia.
Esempio di queste testimonianze sono i “massi avelli”, antiche tombe scavate nella roccia viva per inumare i defunti rilevabili in molti luoghi della Brianza lecchese e in alcune aree del comasco, della bassa Valtellina e del Canton Ticino.
Dei 32 massi avelli oggi identificati dagli archeologi, molti sono localizzati sulle pendici del Monte di Brianza e sulle colline dell’alto casatese, da Costa Masnaga a Barzago.



A Ravellino di Colle Brianza l'avello ospita oggi un lavatoio, ancora in uso tra la popolazione


Alcuni esempi sono inoltre stati rinvenuti tra Oggiono e Sirone, nonché nel circondario comasco.
Quello dei massi avelli costituisce ancora oggi un “mistero” archeologico irrisolto, a causa dell’estrema scarsità di fonti scritte e orali ritrovate nei secoli a riguardo di queste curiose tombe.
Difficile attribuire una datazione a questi manufatti, costituiti da uno scavo di forma ovale all’interno di grandi massi erratici o in corrispondenza di pareti rocciose. La precisione delle forme secondo alcuni studiosi farebbe pensare a un manufatto di tradizione romana, mentre la distanza dalle principali vie di comunicazione e l’assenza di iscrizioni porterebbe invece a escludere una simile attribuzione. Altre datazioni farebbero risalire i massi avelli tra il I e il VI secolo d.C., anche se la mancanza di ritrovamenti di tombe intatte o di oggetti nelle vicinanze rende impossibile formulare teorie affidabili.



Masso avello esposto in un'aiuola all'esterno della chiesa di Brenno, a Costa Masnaga


Con ogni probabilità tali tombe ospitavano anticamente personaggi illustri della storia locale, inumati direttamente nella pietra per garantire al defunto un onore duraturo nei secoli.
Nonostante queste intenzioni, con il tempo le tombe furono progressivamente profanate e saccheggiate, restituendo alla storia recente soltanto l’interno vuoto di questi massi.
Persino dei coperchi attraverso i secoli se ne è persa la traccia, eccezion fatta per la copertura di un sarcofago attualmente impiegata a Sirone come vasca per il lavatoio posizionato lungo la via per Chiarè e Rettola.



Il sarcofago adibito a vasca nel Comune di Sirone

Numerosi gli attuali utilizzi dei massi avelli, conservati in diversi angoli della Brianza e adibiti ai più disparati usi, dalle vasche per fontane e lavatoi alle fioriere, dai battisteri a semplici elementi ornamentali.
Esempi di avelli sono oggi riscontrabili a Brenno di Costa Masnaga, dove un grande masso scavato è stato collocato nel 1995 davanti alla chiesa della frazione a mò di fioriera ed elemento ornamentale.
Il masso avello di Verdegò è stato invece riposizionato all’esterno dell’oratorio di Barzago, mentre un sarcofago di serizzo è ancora visibile all’esterno di una villa di via Dante, trasformato in vasca.



L'avello ''doppio'' presente all'esterno del Santuario della Bevera

Particolare l'avello doppio presente nel giardino parrocchiale del santuario di Bevera, alle spalle dell’edificio sacro. Davanti alla casa parrocchiale, si trova infatti scolpito all’interno di una grande roccia un doppio avello, oggi adibito a fioriera, esempio di doppia sepoltura difficilmente riscontrabile in altri luoghi della Brianza.
Più conosciuto invece a Bulciaghetto il Santuario dei Morti dell’avello, la cui denominazione trae origine appunto da un avello anticamente scavato nel granito proprio di fronte all’ingresso della chiesa. Secondo la tradizione popolare, la vasca ricavata all’interno della tomba conterrebbe acque dai poteri curativi.



La vasca del Santuario dei Morti dell'Avello, a Bulciaghetto


Numerosi esempi sono invece presenti lungo la salita al Monte di Brianza. A Dolzago, in frazione Cavonio, testimonianze parlano di un sarcofago in pietra andato perduto nei secoli, mentre un avello è stato adibito a fontana proprio all’ingresso della frazione.
Due gli esemplari presenti a Colle Brianza, uno a Campsirago e uno a Ravellino, nei pressi del lavatoio della frazione.
Altri esempi sono rinvenibili a Oggiono in Villa Sironi (dove l’avello è stato ricollocato dal sito di origine, posizionato presso le scuole primarie) e lungo la strada per Galbiate, in corrispondenza della fontana di San Carlo.



I resti di un avello lungo la salita al Cornizzolo, nel territorio di Suello

Altri avelli ancora ben conservati sono invece presenti a Suello, all’interno della chiesa parrocchiale e lungo la salita al monte Cornizzolo.
Numerosi invece i resti di queste particolari sepolture disseminati nei boschi e sui pendii del territorio, vittime degli agenti atmosferici e dell’incuria che nei secoli hanno determinato la scomparsa di questi importanti reperti delle epoche passate.
Roberto Bonfatti
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