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Scritto Giovedì 03 novembre 2011 alle 18:40

All’assemblea dei soci di Lario Reti H. va in scena la casta di serie B che decide chi far entrare, come trattasse affari propri

Semmai occorreva una qualche prova della protervia degli organi dirigenti e di parte dei soci di Lario Reti Holding, ecco

l'ultima giunta in coincidenza proprio dell'assemblea, convocata per le 17 di oggi nella sede di Via Fiandra. Puntuale arriva la collega al box office. La gentile segretaria però stoppa la cronista dicendo di aver ricevuto disposizione di non fare entrare la stampa. Intanto arrivano i sindaci alla spicciolata e tutti dicono di essere d'accordo di tenere l'assemblea a porte aperte. I soci discutono invece a porte chiuse il primo punto poi alle 17,35 un'altra gentile segretaria annuncia che l'assemblea ha deliberato di aprire la seduta ai membri del Comitato acqua pubblica. Questi però fanno notare che c'è anche la stampa presente - merateonline e resegoneonline - e che pertanto è giusto aprire anche ai cronisti. La gentile segretaria torna dentro, riesce subito dopo e dice che sì anche la stampa può entrare. Ma dopo un paio di minuti il presidente Vittorio Proserpio prende il microfono e sibila che la stampa deve uscire perché la votazione tra i soci per aprire la seduta agli esterni ha riguardato solo i membri del Comitato. Quindi i due giornalisti debbono andarsene. A quel punto anche i membri del Comitato se ne vanno dichiarando che questo è il concetto di pubblico che hanno molti sindaci. Minuti di tensione poi tutti fuori. L'assemblea torna a votare ma la maggioranza ribadisce il no all'ingresso del pubblico, quindi no all'accesso dei rappresentanti della stampa. Ancora proteste del Comitato ma nulla da fare. La holding pubblica che deve discutere tra l'altro di operazioni sull'azienda dell'acqua che è e deve restare pubblica per effetto del referendum agisce come una qualsiasi Spa privata che decide se fare partecipare all'assemblea solo i soci o anche i rappresentanti della stampa. Se questo è il modello gestionale che hanno in mente Proserpio e tanti sindaci di sinistra - perché è ancora del centrosinistra la maggioranza - c'è davvero di che preoccuparsi. C'è in giro una casta di serie B, ma pur sempre casta, che non ha l'auto blu ma si compiace del ruolo e pensa di agire come se rappresentare il Comune non fosse rappresentare l'intera cittadinanza ma qualche cosa di proprio, qualcosa che è da ascrivere a un potere esercitato solo in condizioni di preoccupante frustrazione personale.
C.B.
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