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Scritto Venerdì 04 novembre 2011 alle 16:59

Assemblea Lario Reti, il Comitato lecchese: "Non ce l'hanno fatta a mentire. L'acqua in provincia di Lecco non è pubblica"

Quello che è successo è incredibile. Incredibile, ma vero. La dimostrazione più lampante che l'acqua nel nostro territorio non è pubblica.
Bellissimo presidio fuori dalla sede di Lario Reti Holding in Via Fiandra. Siamo in tanti. Per dire no al progetto di multi utilities, per dire che l'acqua deve stare fuori da quel progetto.
Ma c'è un piccolo particolare. Il Comitato Acqua non potrà presenziare all'Assemblea. Chi l'ha deciso? I Sindaci, il Consiglio d'Amministrazione, l'ing. Proserpio, il Presidentissimo? Non si sa. In ogni caso fuori all'ingresso stanzia cortese ma inflessibile una guardia armata. Privata. Sic!
I Sindaci entrano alla spicciolata, attenti a non "scivolare sull'acqua", il nostro monito!
A ciascuno di loro distribuiamo il nostro volantino e chiediamo che ponga all'ordine del giorno il problema della pubblicità delle sedute.


Non pochi i Sindaci che come "fistoni" ci rispondono, fatalisticamente: "ma che ci posso fa'?". Come se fossero a casa d'altri. Come se altri decidessero? Ma chi se non loro?.
Sono passate abbondantemente le 17. Siamo fuori, nel buio che si fa più fitto. Un'ordine del giorno viene posto. Qualcuno raccoglie la nostra richiesta. Ci viene detto, che a seguito del voto, una piccola delegazione verrà ammessa alla seduta. Limitatamente all'ascolto del solo secondo punto. Piccola discussione sul numero. Che è stato votato; 2 piuttosto che 3 a far parte della delegazione. Si scomoda perfino il presidentissimo. L'ing. Proserpio. Siamo ammessi in sala. In cinque.
A quel punto qualche Sindaco, chiede di allontanare i giornalisti presenti in aula. E' il colmo! Dichiariamo che abbandoniamo la sala assieme alla stampa. E ce ne andiamo.
Ma ci domandiamo:
Come può essere pubblica l'acqua, come può essere bene comune quando il cittadino è messo fuori, quando la stampa non può raccogliere i fatti e eventualmente solo "velinare" i comunicati delle pubbliche relazioni delle aziende?
E poi ha senso essere ammessi per concessione?
Ha senso limitare il numero del pubblico? Succede così nei consigli comunali dove cotanti sindaci sono sindaci (con la s minuscola)?.
Il principio della pubblicità non tollera eccezioni in funzione di argomenti, salvo per limitatissimi casi personali. La segretezza è l'eccezione.
Il principio di pubblicità può essere deciso volta per volta? Persona per persona? O non vale nei confronti di tutti?.
E' incredibile la schizofrenia dei sindaci, che presiedono consigli comunali pubblici, e poi diventano i paladini della segretezza, quando siedono in società partecipate.
Come si concilia la loro idea di trasparenza e democrazia e rappresentatività con queste scelte?
Sindaci di tutti (si fa per dire in Comune) e padri padroni in famiglia. Pardon ! nella società partecipata?
Non è che in realtà si risentano dei podestà camuffati in forme democratiche?.
Incredibile poi che quando si sia votata la presenza della stampa, la stampa sia stata bocciata. Siamo usciti, perché non volevamo un privilegio o una concessione. O i diritti di cittadinanza sono di tutti e indivisibili, o non sono di nessuno. E' questa l'idea che lor signori hanno del diritto di informazione? E' una cosa che si vota volta per volta? Incredibile. Veramente incredibile.
Questo episodio, comunque andrà l'Assemblea, è la dimostrazione più palese, che l'acqua è un fatto privato. L'acqua non è pubblica, l'acqua non è un bene comune, se la sua gestione passa dentro Società per Azioni, anche a -provvisorio!!!- capitale interamente pubblico, come Lario Reti Holding. Valgono le regole del diritto privato che dicono che uno è padrone in casa propria e che dalla "sua" casa può escludere chiunque. Solo che quella casa è pagata con i nostri soldi. E quella casa è fatta d'acqua, come noi siamo fatti d'acqua. Un bene di tutti. Un bene comune, inalienabile e non mezzo di profitti.
L'ha detto il Referendum, ma anche a Lecco è come se questo non ci fosse stato.
Ribadiamo la nostra posizione: Lor signori, sindaci in testa, saranno "obbedienti" nei confronti del referendum solo se l'acqua sarà pubblica, verrà gestita in modo democratico, pubblico, partecipato, trasparente, facendo della partecipazione un diritto e non una concessione.
Sarà pubblica e bene comune solo se gestita per intero da Enti di Diritto pubblico in cui la partecipazione e la democrazia saranno il punto di forza, non burocratico e non burocratizzabile, della amministrazione e della gestione.
Finiamo come abbiamo cominciato: Quello che è successo è incredibile. Incredibile, ma vero. La dimostrazione più lampante che l'acqua nel nostro territorio non è pubblica.
E non basta riempirsi la bocca della parola pubblico, perché una cosa sia pubblica. Il tempo degli esorcismi e delle magie è finito. E anche quello delle illusioni. E delle manipolazioni.
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