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Scritto Martedì 22 novembre 2011 alle 08:55

La crisi che (non) c'è: ho 53 anni, due figli adolescenti e nessuna prospettiva di lavoro

Sentivo parlare recentemente che la crisi non c'è. Vorrei contribuire anch'io a questa discussione con la mia storia.

Ho 53 anni, dipendente (per così dire) di una nota azienda metalmeccanica in provincia di Lecco, per la precisione a Costa Masnaga. Non mi ricordo più quanta cassintegrazione ho fatto in quest'azienda, nella quale si succedevano una procedura fallimentare dopo l'altra.

La cosa strana è che viene sempre data la colpa al mercato, mai agli errori ed alle incapacità conclamate delle varie dirigenze, alla mancanza di dialogo con chi ci lavora, alla presunzione del "so tutto io", anche se fino a ieri mai nessuno dei vari nuovi proprietari sapeva - evidentemente - cosa significasse condurre un'azienda industriale. Sembra quasi che il leitmotiv fosse "fare tanti soldi in poco tempo senza investire nulla": i risultati si sono visti ogni volta puntualmente! Attività senza piano industriale valido, improvvisazione day-by-day e chi più ne ha più ne metta.

A questo punto mi sento in dovere di ringraziare non solo le varie dirigenze per la mancanza di competenza e di sensibilità ampiamente dimostrato, ma anche i vari colleghi che con massima ipocrisia professavano "sì alla cassintegrazione se serve per salvare l'azienda, purché la si fa tutti, e non solo i soliti" quando poi alla fine furono proprio i soliti a pagare per tutti. E' vero che gli stipendi arrivavano col contagocce, ma quando arrivavano, arrivavano per intero e non a metà come la cassa: Ipocrisia allo stato brado!

Ormai sono a casa da più di un anno ininterrottamente. Con alcune esperienze altrettanto negative ho perso qualcosa di 5 anni di stipendio, rimanendo a casa per periodi mai inferiore ad un anno intero.

Come detto, ho 53 anni. Sono sposato e ho due figli adolescenti. Il maggiore ha terminato la scuola quest'anno, e con tanta fatica forse ha trovato il suo primo impiego, con tanto di partita IVA, perché di assunzioni non se ne parla nemmeno, perciò è tutto da vedere ...

Come ben si sa (almeno lo spero), oggi un 53enne è troppo vecchio per ricollocarsi nel mercato del lavoro, ma è troppo giovane per andare in pensione. Qual è l'alternativa? Cercare di mettersi in proprio come consulente, nel mezzo della miriade di consulenti che ci sono.

L'ho provato pure io, aprendo la mia partita IVA, cercando di muovermi nel mio settore che ben o male lo conosco. Sta di fatto che pure lì ci si è in tanti, e per fare un lavoro fatto bene ci vogliono anche degli investimenti, la famosa semina prima del raccolto. Qualche timido risultato ci fu, ma assolutamente insoddisfacente per garantire delle entrate continuative. Se poi capita - come è capitato - che il cliente ad un certo punto non paga, che si fa? Ci si trova col c... per terra! Scusate la volgarità.

L'idea più prossima? Andare in banca (nella fattispecie un istituto locale del gruppo UBI Banca) a chiedere un aumento - limitato nel tempo, giusto 4-5 mesi - del fido concesso. Ma che eresia! Tutt'al più offrono un prestito breve (forse), perché così "la banca non rischia". Ma perché mi devo vincolare a loro per tre anni quando mi serve ossigeno solo per qualche mese? Allora è vero: le banche non sono disposte a seguire piccole aziende e liberi professionisti, perché "si rischia". Meglio che siano gli altri a rischiare ....

Qual è la quintessenza? Molto semplice: Io non ce la faccio più! La crisi che non c'è, assieme ad alcuni altri fattori, mi ha rovinato, anzi ha rovinato me e la mia famiglia. Pensavo di venirne fuori, ma così non fu.

Cosa mi rimane? Niente! Niente, a parte che considerare a 53 anni la mia vita un fallimento, e trarne le conseguenze ... sono arrivato a capolinea, io scendo qui!

Grazie a tutti!!

Ah ... dimenticavo: Secondo me, la crisi c'è, eccome!
Lettera firmata
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