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Scritto Venerdì 23 dicembre 2011 alle 09:20

A.ATO e Azienda Speciale Consortile. Leggo un inno alla dissobbedienza

Caro Direttore,
da ieri l'altro ad oggi leggo sul suo giornale una serie di articoli quasi tutti accomunati da un richiamo all'inno alla disobbedienza.
Un richiamo al non rispettare la legge, in parte "assonante" a quello fatto ultimamente da esponenti della Lega Nord sulla disobbedienza civile per il pagamento dell'IMU - precedentemente definita l'Alba del Federalismo Fiscale - nella forma di un invito a noi sindaci nel disertare il voto di costituzione dell'Azienda speciale previsto dalla legge regionale lombarda n. 21/2010.
Fatta questa premessa, vorrei - seppur con le difficoltà connesse alla trattazione di una materia alquanto frastagliata tra i dettati normativi e le sentenze giurisprudenziali - provare a dare un contributo alla discussione. Quando parliamo di A.ATO in astratto ci riferiamo all'Autorità di Ambito Territoriale Ottimale - istituita nel 1994 dalla legge Galli - quale forma associativa degli enti locali (Provincia e Comuni) con il ruolo di regolatore del servizio idrico integrato (pianificazione, affidamenti, vigilanza) da tenere nettamente separata dall'attività di gestione. In concreto da noi la storia si può così riassumere: l'A.ATO è stato un organismo iperattivo che ci ha consentito di adempiere a tutte le disposizioni normative nazionali e/o regionali in continuo divenire, organizzando prima la gestione del servizio idrico integrato in Lario Reti Holding e poi l'affidamento del servizio medesimo ad Idrolario.
Anche se già fortemente martoriati dalle leggi di settore, il legislatore ha pensato "bene" di intervenire in materia con una legge finanziaria - la n. 191/2009 - sopprimendo le Autorità d'Ambito alla stregua dei consorzi di funzione entro il 31/12/2011 e, lasciando alla legislazione regionale, la disciplina dei nuovi organismi regolatori del SII.
Dal canto suo la Regione Lombardia non è stata particolarmente creativa e, come in altre gestioni associate di servizi (vedi servizi socio-assistenziali e socio-sanitaria), ha mutuato l'esperienza delle Aziende Speciali quale strumento giuridico di emanazione pubblica-provinciale, con un consiglio di amministrazione aperto ai rappresentanti comunali. Ha provveduto inoltre a rinnovare la conferenza dei 90 comuni con poteri di espressione di pareri obbligatori e vincolanti sulle più importanti decisioni dell'ATO. Tradotto, in Provincia di Lecco, ha significato la costituzione della conferenza dei comuni - presieduta da Paolo Strina da sempre attento ascoltatore delle aspettative/esigenze dei territori e della cittadinanza attiva - che ha votato i 4/5 dei componenti del CdA dell'azienda speciale.
Si poteva e si può dare di più? Io credo proprio di sì, ma in un tracciato misurato nel solco della legalità che non può essere strattonata da un'interpretazione estensiva della volontà popolare. Per esser chiari, non confondiamo organismi regolatori (A.ATO) con gli enti gestori del servizio idrico integrato: per i quali in Provincia di Lecco la personalità giuridica pubblica non è minimamente in discussione! Concludo con una proposta che ho fatto più volte su diversi tavoli regionali - in qualità di componente del direttivo regionale ANCI - riguardo alla normativa regionale e che si sostanzia nella trasformazione dell'Azienda Speciale da sola emanazione provinciale ad Azienda Speciale Consortile, nella quale Comuni e Province sarebbero enti/soci a pieno e medesimo titolo. Non avremmo più necessità della conferenza dei comuni che troverebbe sede e poteri diretti e più ampi nell'organo assembleare dell'Azienda Speciale. La battaglie non sono finite, buon lavoro a tutti.
Gianmario Fragomeli
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