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Scritto Sabato 28 gennaio 2012 alle 09:13

Mandic: studio di Medicina su 160 casi

La Struttura di Medicina di Merate e lo studio sulle caratteristiche cliniche dei pazienti. Sono stati presentati a Milano nei giorni scorsi i risultati di uno studio condotto in 10 ospedali lombardi e finalizzato a descrivere le caratteristiche cliniche ed assistenziali dei pazienti al momento del loro ricovero in un reparto di Medicina Interna.
Per la nostra Azienda ospedaliera è stata coinvolta la Struttura di Medicina di Merate, che ha concorso con la descrizione di 160 casi sui 1482 totali. Di ogni caso, lo studio ha valutato con opportuni indicatori il livello di criticità, la presenza e la gravità di più malattie nello stesso paziente, il carico assistenziale infermieristico che ne è derivato. “I risultati sono assai interessanti – commenta Massimo Vanoli, direttore della Medicina di Merate e membro del Gruppo di Approfondimento Tecnico di Medicina Interna della Direzione Generale Sanità di Regione Lombardia – anche perché è questo il primo studio in Italia che abbia valutato gli stessi parametri nello stesso momento sugli stessi soggetti”. I pazienti erano in grande prevalenza anziani (l’età mediana era di 78 anni), donne nel 57% dei casi. Gli apparati più spesso coinvolti erano il cardiovascolare, il respiratorio, il neurologico e l’endocrino-metabolico. La complessità di questi malati è una caratteristica pressoché costante: in oltre l’80% dei casi coesistevano infatti almeno due malattie causa di disabilità e che richiedevano un trattamento medico; oltre il 15% dei pazienti era critico al momento dell’ingresso in reparto, ma già al 3° giorno ne era significativamente migliorato il 73%. A questa seconda valutazione non si erano invece modificati né la complessità e gravità globale né l’oneroso carico assistenziale richiesto al personale infermieristico. Per quanto riguarda più in dettaglio la Medicina di Merate, la tipologia dei suoi pazienti l’ha posta nel gruppo degli ospedali con i casi più complessi e gravi, insieme all’ospedale di Voghera, all’Auxologico di Milano e al Niguarda, coordinatore dello studio.
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