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Scritto Lunedì 30 gennaio 2012 alle 08:52

Dolzago: nonostante la pioggia, in tanti per il rogo della Gibiana organizzato dalle associazioni

Sopraggiunti improvvisi come una sorpresa, i primi fiocchi di neve della stagione hanno salutato l'addio all'anno passato, all'inverno con il suo freddo e il suo torpore, ai "fastidi" dell'anno vecchio. E' stata la neve a fare da scenario alla festa della Gibiana, che ha raccolto nella serata di ieri la comunità di Dolzago.


Il paese brianzolo si è riunito con la voglia di lasciarsi tante cose alle spalle: la crisi economica, le difficoltà, e non da ultimo il rogo stesso che a Capodanno ha pesantemente danneggiato l'azienda Spreafico Frutta che proprio a Dolzago ha la sua sede e che aveva messo in forse l'organizzazione stessa dell'evento. Ma alla fine a prevalere è stata proprio la voglia di guardare al futuro, di bruciare il passato per ricominciare.

Del resto è proprio questo il significato profondo della tradizionale festa della Gibiana, una ricorrenza che cade ogni ultimo giovedì del mese di gennaio e le cui radici sono arcaiche, ancora legate al mondo rurale e contadino.

Pare infatti che la Gibiana fosse originariamente legata alla ritualità agraria ed avesse un valore apotropaico, di risveglio della fertilità della terra. Il falò della Gibiana serve proprio per sciogliere l'inverno, cacciare il gennaio che se ne va con le sue temibili gelate e prepararsi alla primavera imminente. E il suono di pentole di latta e coperchi battuti dai bambini altro non sono che un modo per "svegliare" l'erba dal sonno invernale, chiamandola di nuovo a crescere.

A Dolzago la Gibiana ha fatto il suo grande ritorno l'anno scorso e quest'anno è tornata grazie all'associazione Vividolzago in collaborazione con il gruppo Alpini, il gruppo Volontari Piedibus e lo Sci Club e con il patrocinio dell'amministrazione comunale.

Il copione è stato quello della tradizione ma con l'aggiunta di un tocco di ironia e estrosa interpretazione da parte degli attori di Vividolzago e di uno scenario davvero singolare: una cascata di fiocchi di neve accolta a sciogliersi tra le calde braccia delle fiamme.

Poco dopo le 17.00 il corteo con in testa la Gibiana, il giudice, l'avvocato difensore e le due guardie è partito dalla palestra delle scuole seguito da un nugolo di bambini muniti di torce, mestoli e pentolacce. Direzione: piazza della Repubblica per il processo alla Giőbia. Infine condannata per tutte le "malefatte" dell'anno trascorso la Gibiana è quindi stata condotta al centro sportivo per il grande e suggestivo falò del fantoccio, un gesto di buon auspicio e di speranza per l'avvenire.

E la conclusione finale non poteva che richiamare nuovamente la tradizione popolare. Si dice infatti che la Gibiana, strega maga e dalle calze rosse, fosse solita l'ultimo mese di gennaio andare in cerca di bambini da mangiare. Fu una mamma a tenderle una trappola: preparò una pentola di risotto e lo mise sulla finestra, la Gibiana ingolosita si mise a mangiarlo e non si accorse dell'arrivo del mattino e venne così bruciata dalla luce del sole.

Quale migliore conclusione quindi di una cena finale in compagnia? Ovviamente a base di risotto, accompagnato da tè caldo, panettone e vin brulè.

M.M.
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