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Scritto Domenica 25 marzo 2012 alle 07:19

Rogeno: rinvenuto in un giardino un masso 'a coppelle', reperto di archeologia rupestre

Attualmente fa bella mostra di sé in un giardino di via don Minzoni ma in passato, attorno a questo masso collocato sulla cima sommitale di Rogeno, popolazioni antiche si sono riunite per dar vita ai loro riti e alle proprie credenze.
Quella dei massi a coppella rappresenta ancora oggi una storia controversa nel mondo della archeologia.
Apparentemente simili a qualsiasi roccia presente sul territorio, questi massi presentano una serie di piccole incisioni circolari a forma di ciotola (da cui il termine coppelle), di difficile datazione e dagli utilizzi sconosciuti.


Un mistero in piena regola sul quale negli anni studiosi e appassionati si sono profusi in una serie di ipotesi e congetture, alcune delle quali al limite del fantasioso.
Secondo le teorie più accreditate, le coppelle servivano nell’antichità per disegnare le prime mappe astrali, associando ai solchi nella roccia la posizione delle principali stelle della volta celeste.
Per altri le coppelle venivano intagliate sulla sommità dei punti maggiormente panoramici del territorio, per ricavarne piccoli contenitori destinati a contenere materiale infiammabile con cui rappresentare la presenza di un insediamento o comunicare con i villaggi distanti.


Secondo le ipotesi più macabre le coppelle venivano invece ricavate all’interno degli altari sacrificali per raccogliere il sangue delle vittime, spesso convogliato con appositi canali all’interno di recipienti.
Un autentico mistero capace di attraversare i secoli sino a oggi, rendendo questi oggetti ancor più ricchi di fascino e di storia.
Nel caso del masso a coppelle di Rogeno il grosso masso venne rinvenuto nei pressi delle Capriate, all’interno di un terreno privato oggi di proprietà della famiglia Ratti.
Riposizionato all’interno del giardino, il masso a coppelle ancora oggi occupa una posizione sommitale all’interno del balcone naturale che domina Rogeno e il territorio della Brianza.


Ad un’osservazione attenta la lavorazione delle coppelle ricorda molto da vicino quelle ritrovate recentemente su alcuni sassi in Valle d’Aosta, in località Lillianes, dove gli studiosi negli ultimi anni hanno riscontrato grande somiglianza tra la distribuzione dei solchi e la posizione delle Pleiadi nella volta celeste. Data la mancanza di studi circa la presenza di coppelle in Brianza non è possibile avanzare ipotesi di carattere scientifico, malgrado il fascino esercitato da questi reperti continui a destare sempre nuove teorie selle loro origini.
Un interesse tanto elevato da portare in visita al masso coppelle le scolaresche di Rogeno, insieme alle quali è stata organizzata per i prossimi giorni una trasferta nel giardino di via don Minzoni per osservare da vicino una testimonianza storica unica nel suo genere e tra le meglio conservate del territorio.


Ulteriori esempi di coppelle sono stati rinvenuti negli anni in tutto il circondario, da Canzo a Sirtori, passando appunto per Rogeno dove i residenti riferiscono la presenza di un secondo masso ricco di incisioni andato perso nel corso degli anni.
“Queste rocce sono state ritrovate in luoghi ricchi di simbologia – ci ha spiegato la famiglia Ratti, presso il cui giardino dimorana il masso a coppelle – nel nostro caso il masso è stato rinvenuto nei pressi di una sorgente, a breve distanza dalla sommità della collina sulla quale sorgeva un gelso secolare. Segni che ci fanno capire come nei secoli addietro questi luoghi fossero oggetto di riti, culti o comunque centri della vita locale dei nostri antenati che hanno lasciato scolpito nella roccia un segno della loro storia”.
R.B.
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