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Scritto Venerdì 27 aprile 2012 alle 18:56

Il problema del downhill sul S.Genesio. Una pratica dannosa per l’ambiente, la sua conservazione e il suo utilizzo

Vi scrivo perché vorrei far conoscere ai vostri lettori una situazione a mio parere grave che riguarda i sentieri del San Genesio. Da alcuni anni si è diffusa anche dalle nostre parti la pratica del Downhill: gruppi più o meno numerosi di ciclisti (equipaggiati di biciclette speciali, casco integrale, imbottiture e varie protezioni) salgono, o più frequentemente si fanno accompagnare, in vari punti della collina - S.Genesio, Cagliano, Campsirago - per poi lanciarsi a velocità elevata lungo i sentieri che scendono a valle.
Non si tratta propriamente di un passatempo, paragonabile alla mountain-bike o al ciclo-escursionismo; ci troviamo di fronte ad una vera e propria pratica sportiva organizzata, nelle quale si individuano dei percorsi specifici, si tenta di stabilire dei primati, si mettono alle prova le proprie capacità tecniche.
Questa disciplina si è diffusa senza tenere conto delle caratteristiche dei luoghi nei quali viene praticata: i sentieri, appunto. Sembra assurdo doverlo ricordare, ma questi percorsi non sono delle piste; sono fatti per camminarci sopra! Chi li frequenta lo fa normalmente per necessità, come gli abitanti di alcune frazioni, oppure per concedersi un momento di svago e non pensa che per altri quegli stessi tracciati sono un terreno di corsa.
Inutile dire che la pericolosità della situazione è molto elevata: i sentieri sono stretti, tortuosi, con poca visibilità e c’è il rischio concreto di impatto tra i ciclisti e le persone a piedi. Inoltre, si pone il problema del danno ambientale: i mezzi di cui si servono gli appassionati di Downhill non sono molto lontani dalle moto da cross, sia per le velocità che raggiungono sia per la dimensione delle ruote; creano solchi nel terreno, provocano dissesti nelle mulattiere e nelle scalinate, rendono ulteriormente sconnessi tratti già di per sé rovinati.
Proprio in questi giorni, sul sentiero numero 1 che da Mondonico sale a Campsirago, sono in corso lavori di sistemazione finanziati con denaro pubblico e volti al ripristino di una parte del tracciato. La bellissima mulattiera, che una volta costituiva l’unica via d’accesso all’eremo di San Genesio, è stata in passato distrutta dalle moto; e proprio adesso che si sta cercando di rimetterla a posto, una nuova pratica altrettanto distruttiva rischia di vanificare tutti gli sforzi. Tuttavia sono i sentieri meno noti e più nascosti ad essere maggiormente a rischio, proprio per le loro caratteristiche di pendenza, tortuosità, bellezza.
Credo che non ci sia alcuna possibilità di convivenza tra questo tipo di attività e il modo in cui, da sempre, si sono frequentati i boschi e le colline del nostro territorio. Non vedo altra via d’uscita che non sia l’imposizione, da parte delle autorità competenti, del divieto di praticare il Downhill lungo i normali sentieri. Solo per un caso finora nessun escursionista si è fatto male; speriamo che chi di dovere intervenga prima che ciò accada.
Riccardo
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